Depurazione, Regione siciliana conta le multe: ad oggi una stangata da 250 milioni - QdS

Depurazione, Regione siciliana conta le multe: ad oggi una stangata da 250 milioni

Rosario Battiato

Depurazione, Regione siciliana conta le multe: ad oggi una stangata da 250 milioni

giovedì 07 Marzo 2019 - 04:00
Depurazione, Regione siciliana conta le multe: ad oggi una stangata da 250 milioni

Gli uffici di Palermo hanno calcolato le sanzioni comunitarie: 97 mila euro al giorno dal 2012. Quattro le procedure Ue che coinvolgono 250 agglomerati dell’Isola (l’85% dei Comuni)

PALERMO – Una mano per riorganizzare la depurazione isolana e superare le quattro procedure di infrazione per l’insufficiente trattamento dei reflui (2004/2034, 2009/2034, 2014/2059, 2017/2181), con due di queste che sono già allo stato di condanna. Lo scorso 27 febbraio la Giunta regionale ha effettuato la deliberazione n.80 relativa al “Servizio idrico integrato – Finanziamento per l’adeguamento delle reti e per la depurazione” che prevede di sbloccare quei progetti che andavano a rilento per un valore di 300 milioni di euro, che non esaurisce la gamma degli interventi regionali. Intanto la Regione paga: una stima degli uffici, contenuta nel documento sullo stato di attuazione della governance, ha calcolato che le sanzioni comunitarie per la mancata depurazione costeranno alle casse regionali, dato il diritto di rivalsa esercitato dallo Stato, 97 mila euro al giorno dal 2012, qualcosa come 247, 8 milioni di euro.
LE PROCEDURE DI INFRAZIONE
Sono quattro e coinvolgono complessivamente circa 250 agglomerati siciliani che risultano essere ancora fuori norma, cioè l’85% dei comuni dell’Isola con oltre 2 mila abitanti residenti. La prima e la più antica è la 2004/2034 e coinvolge agglomerati con carico generato superiore a 15 mila abitanti equivalenti che si trova già in sentenza di condanna (19 luglio 2012) e riguarda 110 agglomerati isolani, praticamente il 63% di quelli coinvolti a livello nazionale.
La procedura 2009/2034 coinvolge, invece, gli agglomerati con carico generato superiore a 10 mila abitanti equivalenti che scaricano in aree definite “sensibili”. Anche in questo caso si è arrivati alla sentenza di condanna (10 aprile 2014) per una procedura che riguarda 41 agglomerati nazionali, di cui 5 siciliani (5% del totale).
La terza è la 2014/2059 e si riferisce agli agglomerati con carico generato superiore a 2 mila abitanti equivalenti e coinvolge, a livello nazionale, 817 agglomerati e 32 aree sensibili. In Sicilia nel mirino dell’Ue ce ne sono 175, cioè il 21% di tutti quelli considerati in infrazione. L’ultima in ordine di arrivo è la 2017/2181 e, pur non essendoci dati di dettaglio a livello regionale, coinvolge 15 regioni e 276 agglomerati sopra i 2 mila abitanti.
LA QUOTA DELLE SANZIONI
Le sanzioni vengono determinate su “scala nazionale e vanno poi ripartite, ai fini della valutazione delle responsabilità connesse al diritto di rivalsa, in funzione della consistenza territoriale degli agglomerati fuori norma”. In questo senso l’incidenza della Sicilia è lampante: il documento della Regione riporta che la quota a carico della Sicilia per le sanzioni dal 2012 ammonterebbe a circa 97 mila euro al giorno.
In tal senso, avvertono dalla Regione, l’Amministrazione statale ha già “manifestato ufficialmente l’intenzione di esercitare il diritto di rivalsa nei confronti di Regioni o di altri Enti pubblici responsabili di tali infrazioni”. In questo senso le sanzioni andrebbero a incidere sul “bilancio regionale, ma dovrebbe essere poi ripartito pro-quota nei confronti degli altri enti le cui inadempienza hanno contribuito, e contribuiscono tuttora, a determinare le procedure di infrazione”.
LA SITUAZIONE AMBIENTALE
Nel documento relativo allo stato di attuazione della governance, si evidenzia, inoltre, che dal contesto “emergono diverse situazioni di inquinamento a causa dello sversamento nei corpi recettori di reflui non correttamente depurati – e in qualche caso addirittura privi di qualunque forma di trattamento – che comportano la violazione di specifiche norme ambientali e, a cascata, la mancata tutela della salute dei cittadini a causa dei rischi conseguenti all’inquinamenti del terreno e dei corpi idrici”.
Non è un caso, appunto, che l’Autorità giudiziaria sia dovuta intervenire in diverse occasioni: ad esempio “nel luglio 2017 la Procura della Repubblica di Agrigento ha posto sotto sequestro 12 impianti di depurazione gestiti da Girgenti Acque spa” e diverse altre Procure dell’Isola “stanno inoltre svolgendo indagini e i relativi provvedimenti giudiziari hanno interessato, e interessano tuttora, il territorio regionale, coinvolgendo talvolta anche funzionari e dirigenti dell’amministrazione regionale”.

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