Ricerca Almalaurea, la parità salariale tra uomini e donne è ancora lontana - QdS

Ricerca Almalaurea, la parità salariale tra uomini e donne è ancora lontana

Marco Carlino

Ricerca Almalaurea, la parità salariale tra uomini e donne è ancora lontana

venerdì 08 Marzo 2019 - 07:00
Ricerca Almalaurea, la parità salariale  tra uomini e donne è ancora lontana

Ancora oggi, a parità di titolo conseguito, l’universo femminile guadagna 155 euro al mese in meno. Differenze di genere si manifestano in tutti i percorsi, da quello economico a quello umanistico

CATANIA – In occasione della festa della donna dell’8 marzo, Almalaurea ha stilato un rapporto sul mondo dell’occupazione e sulla parità salariale tra uomo e donna. Madri laureate o single con due lauree specialistiche il risultato è sempre uguale: ancora oggi le donne sono pagate meno degli uomini. La parità salariale, dunque, risulta essere ancora molto lontana.
La lettura dei dati di Almalaurea conferma un differenziale retributivo in favore del sesso cosiddetto forte, che è evidenziato anche quando le donne intraprendono percorsi disciplinari che offrono maggiori opportunità occupazionali.
Gli uomini, ad esempio, per lo stesso lavoro a tempo pieno guadagnano 1.675 euro in media rispetto ai 1.416 delle donne. A parità di condizione, gli uomini guadagnano in media 155 euro netti mensili in più delle donne, anche se quest’ultime si laureano con voti più alti (il voto medio di laurea è di 103,5 su 110 , 101,6 per gli uomini). Per quanto riguarda l’utilità del titolo di studio per svolgere un lavoro ad alta specializzazione, i dati sono appannaggio ancora degli uomini: il 59,2% contro il 49,4% delle donne.
Anche la maternità non gioca a favore del gentil sesso. Per gli uomini con figli il tasso di occupazione è del 90,2 per centro rispetto al 65,7 per cento per le donne. Nel confronto tra le stesse laureate la differenza è ancora più marcata: l’84,1 per cento delle donne senza prole sono occupate rispetto al 65,7 di coloro che scelgono di avere figli.
Il differenziale retributivo tra chi ha figli è ancora più lampante. Gli uomini con bambini a carico percepiscono 1.734 euro rispetto ai 1.350 delle donne. Anche se si prendono in considerazione i singoli percorsi di specializzazione, per le lauree in ingegneria gli uomini guadagnano in media 1.808 euro mensili e 1.654 per le donne. Uguale discorso per le professioni sanitarie dove i contratti a tempo indeterminato riguardano il 75,4 per cento degli occupati e il 69,5 per cento delle occupate, e una retribuzione di 1.617 euro per gli uomini rispetto ai 1.464 euro delle donne.
La situazione non cambia neanche quando scelgono un percorso economico-statistico. Le differenze occupazionali risultano infatti elevate: il tasso di occupazione è pari rispettivamente al 94,1% per gli uomini mentre scende all’89,9% per le donne.
Le differenze di genere si confermano anche nei percorsi umanistici, statisticamente quelli più frequentati dall’universo femminile, le donne risultano lo stesso svantaggiate a cinque anni dal completamento del percorso di laurea. Le donne guadagnano in media 1.231 euro mensili netti rispetto ai 1.388 euro guadagnati dai colleghi maschi. Sulla strada della Psicologia, gli uomini non solo sono più occupati (86,9% rispetto il 82,5%) ma ottengono più contratti a tempo indeterminato (36,0% contro il 32,4%) e percepiscono stipendi più alti (1.506 euro contro i 1.249 delle donne).
Di conseguenza , quindi, le donne risultano meno soddisfatte del proprio impiego; in particolare, a cinque anni dal conseguimento della laurea, risultano meno appagate dalle opportunità di contatti con l’estero, dalle prospettive di guadagno e di carriera.
Anche l’estrazione sociale risulta essere un fattore penalizzante. Buona parte delle laureate provengono da contesti familiari meno abbienti da un punto di vista socio-economico. Se il l 27% ha almeno un genitore laureato, la percentuale cresce al 33,2% per gli uomini. Inoltre, il 20,9 per cento delle donne proviene da una famiglia di estrazione economica elevata rispetto al 24,7 per cento dei maschi. Di conseguenza risulta maggiore la percentuale di coloro che fanno domanda per le borse di studio.

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