Piani di emergenza: Sicilia ultima in Italia - QdS

Piani di emergenza: Sicilia ultima in Italia

Carmelo Lazzaro Danzuso

Piani di emergenza: Sicilia ultima in Italia

giovedì 14 Marzo 2019 - 05:00
Piani di emergenza: Sicilia ultima in Italia

Dipartimento Protezione civile: l’ultimo monitoraggio condanna l’operato dei Comuni dell’Isola. La Regione ha messo a disposizione apposite risorse per recuperare questo pericoloso gap. Soltanto 190 Comuni (il 49% del totale) hanno adottato questo fondamentale documento

PALERMO – I Comuni siciliani continuano a non essere ricettivi sul fronte della sicurezza dei cittadini. Lo si evince guardando la lista degli Enti locali siciliani che hanno adottato il Piano di Protezione civile: stando agli ultimi dati diffusi dalla Presidenza del Consiglio dei ministri (Dipartimento della Protezione civile), aggiornati al gennaio 2019, soltanto il 49% dei Municipi isolani ha provveduto a rispettare quest’obbligo di legge.
Per essere precisi, si fa riferimento alla Legge 100 del 12 luglio 2012 (conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 15 maggio 2012, n. 59, recante disposizioni urgenti per il riordino della Protezione civile). “Il Comune – è scritto – approva con deliberazione consiliare, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, il Piano di emergenza comunale previsto dalla normativa vigente in materia di Protezione civile, redatto secondo i criteri e le modalità di cui alle indicazioni operative adottate dal Dipartimento della Protezione civile e dalle Giunte regionali”.
Ma ciò non basta, perché gli strumenti in questione devono essere sempre rivisti. “Il Comune – recita ancora la norma – provvede alla verifica e all’aggiornamento periodico del proprio Piano di emergenza comunale, trasmettendone copia alla Regione, alla Prefettura-Ufficio territoriale del Governo e alla Provincia territorialmente competenti”.
Ma di cosa stiamo parlando esattamente? A cosa serve un Piano di protezione civile? Come evidenziato dal Dipartimento competente, “è l’insieme delle procedure operative di intervento per fronteggiare una qualsiasi calamità attesa in un determinato territorio. Il Piano recepisce il programma di previsione e prevenzione ed è lo strumento che consente alle autorità di predisporre e coordinare gli interventi di soccorso a tutela della popolazione e dei beni in un’area a rischio, garantendo con ogni mezzo il mantenimento del livello di vita civile messo in crisi da una situazione che comporta gravi disagi fisici e psicologici”.
Il documento si articola in tre parti fondamentali: parte generale, che raccoglie tutte le informazioni sulle caratteristiche e sulla struttura del territorio; lineamenti della pianificazione, in cui si stabiliscono gli obiettivi da conseguire per dare un’adeguata risposta di Protezione civile a una qualsiasi situazione d’emergenza, e le competenze dei vari operatori; modello d’intervento, con le responsabilità decisionali ai vari livelli di comando e controllo, utilizza le risorse in maniera razionale, definisce un sistema di comunicazione che consente uno scambio costante di informazioni.
Gli obiettivi del Piano sono molteplici. Esso, infatti, come evidenziato dalla Protezione civile, “assegna la responsabilità alle organizzazioni e agli individui per fare azioni specifiche, progettate nei tempi e nei luoghi, in un’emergenza che supera la capacità di risposta o la competenza di una singola organizzazione; descrive come vengono coordinate le azioni e le relazioni fra organizzazioni; descrive in che modo proteggere le persone e la proprietà in situazioni di emergenza e di disastri; identifica il personale, l’equipaggiamento, le competenze, i fondi e altre risorse disponibili da utilizzare durante le operazioni di risposta; identifica le iniziative da mettere in atto per migliorare le condizioni di vita degli eventuali evacuati dalle loro abitazioni”.
Come detto, si tratta di un documento in continuo aggiornamento e che dunque gli Enti locali devono provvedere a curare con una certa regolarità. Esso deve tener conto, sempre stando alle indicazioni del Dipartimento della Protezione civile, “dell’evoluzione dell’assetto territoriale e delle variazioni negli scenari attesi. Anche le esercitazioni contribuiscono all’aggiornamento del Piano perché ne convalidano i contenuti e valutano le capacità operative e gestionali del personale. La formazione aiuta, infatti, il personale che sarà impiegato in emergenza a familiarizzare con le responsabilità e le mansioni che deve svolgere in emergenza. Un piano deve essere sufficientemente flessibile per essere utilizzato in tutte le emergenze, incluse quelle impreviste, e semplice in modo da divenire rapidamente operativo”.
Ma in Sicilia neanche la metà degli Enti locali è riuscito a rispettare le leggi in vigore. Sono infatti 190 su 390 i Comuni che hanno un documento valido e aggiornato; tutti gli altri sono impreparati alle emergenze che potrebbero interessare il territorio. Il peggior dato a livello nazionale, soprattutto se si pensa che le penultime regioni in Italia per questa statistica sono Lombardia e Calabria, ma con il 78% dei Comuni che hanno rispettato quest’obbligo di legge. L’Isola è così distante anche dalla media nazionale, che si attesta sull’87%.
In poche parole, c’è poco per cui stare tranquilli. Soprattutto in una Sicilia sottoposta frequentemente a eventi sismici anche di un certo rilievo, dove negli ultimi anni le alluvioni hanno causato vittime e ingenti danni e in cui il rischio idrogeologico continua a rappresentare un pericoloso spauracchio. In uno scenario così complesso, la scelta di non prevedere Piani di emergenza aggiornati e pronti all’uso appare come una rischiosissima scommessa, giocata però sulla pelle dei cittadini.

La Regione vuole recuperare terreno con i primi fondi per la progettazione
PALERMO – Per i Comuni, il mancato aggiornamento dei Piani di Protezione civile rappresenta una sfida alla sorte che, in caso di malaugurato disastro, naturale o di altro tipo, potrebbe avere ripercussioni legali anche sugli amministratori.
Come detto, la Sicilia è all’ultimo posto nazionale in quanto a percentuale di Enti locali che hanno approvato il documento e anche per questo il Governo regionale guidato da Nello Musumeci ha deciso di mettere le mani sulla questione per spingere le Amministrazioni locali a recuperare il gap con il resto d’Italia.
Proprio nei giorni scorsi, infatti, da Palermo è arrivato il via libera alle risorse del Fondo di prevenzione del rischio idrogeologico e idraulico, istituito con legge regionale lo scorso 8 maggio. I Comuni dell’Isola che si sono già dotati del Piano di emergenza comunale avranno adesso la possibilità di avvalersi di figure professionali adeguate per aggiornarlo periodicamente e implementare, allo stesso tempo, il Sistema informativo geografico.
“Si tratta di strumenti indispensabili – ha evidenziato il presidente Nello Musumeci – per una piena governance della difesa del suolo e della gestione delle risorse idriche. I fenomeni di dissesto devono essere anzitutto arginati attraverso la prevenzione e avere una mappatura costantemente aggiornata delle zone maggiormente a rischio potrà evitare le conseguenze disastrose del passato. I finanziamenti che mettiamo a disposizione dei Comuni servono proprio a questo scopo. Mi auguro, però, che allo stesso tempo possano fungere da stimolo per tutte quelle amministrazioni che ancora non hanno messo a punto i propri Piani di emergenza”.
A disposizione, per cominciare, c’è una dotazione finanziaria di 100 mila euro (non sono molti, ma è un inizio). I Comuni che risulteranno idonei potranno contrattualizzare per anno un geologo o un ingegnere civile con comprovata esperienza nell’utilizzo dei sistemi Gis e che, naturalmente, non figuri già in organico. Una maggiorazione del punteggio, in fase di formazione della graduatoria, sarà attribuita a quei territori che nel corso degli ultimi vent’anni sono stati oggetto di ordinanze ministeriali per eventi di natura idrogeologica.
Sarà l’Amministrazione assegnataria del finanziamento a indire le procedure pubbliche per la selezione del professionista e, successivamente, a comunicarne l’esito al dipartimento regionale di Protezione civile che provvederà a trasferire le risorse.

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