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Diciotti: il Senato nega l’autorizzazione a procedere per Salvini

redazione

Diciotti: il Senato nega l’autorizzazione a procedere per Salvini

mercoledì 20 Marzo 2019 - 13:00
Diciotti: il Senato nega l’autorizzazione a procedere per Salvini

Ma poiché si potrà votare fino alle 19, il risultato sarà ufficializzato allora. Attesa per la conta delle defezioni all'interno del Movimento cinque stelle. La senatrice Nugnes (M5s) "Diritti umani superiori a ogni altra norma". Il Csm rimanda la trattazione delle offese ai giudici del Tribunale dei Ministri di Catania

L’Aula del Senato ha negato l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini: anche se i risultati sono parziali perche si potrà votare fino alle 19, dal tabellone elettronico si può vedere una prevalenza di voti verde.
Il verde significa voto a favore della relazione della Giunta presieduta da Maurizio Gasparri che chiedeva di non rinviare a giudizio il capo della Lega Nord e ministro dell’Interno.
Il risultato sarà ufficializzato alle 19 con la chiusura delle votazioni.
"La mia relazione ha ottenuto 232 voti favorevoli" ha detto Gasparri scendendo in sala stampa subito dopo la votazione dell’Assemblea sul caso Diciotti.
"Si tratta – ha fatto notare – di un numero ben superiore ai 160 necessari".
Salvini, prima della votazione, aveva pronunciato il suo discorso sul caso Diciotti dai banchi della Lega e non del governo.
Un discorso infarcito di retorica in cui Salvini ha tra l’altro detto "Amo l’Italia e miei figli e il mio lavoro, mi ritengo un ragazzo fortunato, ringrazio il buon Dio e gli italiani".
Mostrando di essersi commosso ha poi aggiunto: "Ringrazio il buon Dio e gli italiani per l’onore di poter difendere con il mio lavoro che penso di svolgere con onestà, buon senso, coraggio. Comunque votiate vi ringrazio, siate certi che continuerò il lavoro senza nessuna paura, sennò farei un altro mestiere".
Secondo ambienti leghisti la scelta del capo della Lega Nord e ministro dell’Interno potrebbe essere dovuta al fatto che il suo intervento era iscritto nella discussione generale sul caso Diciotti. Subito dopo il suo intervento, Salvini si è poi trasferito nuovamente tra i banchi del governo.
"Il Movimento cinque Stelle ha una sola parola, si è già espresso al riguardo e confermerà la sua posizione all’interno del Parlamento" aveva detto il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.
Ma si è sentita anche la voce dei dissidenti, come Paola Nugnes, che ha votato per l’autorizzazione a procedere dopo aver sottolineato "I diritti umani sono la base di pace e giustizia nel mondo, sono superiori a ogni altra norma e non possono essere compressi neanche un poco: quelli della Diciotti sono stati compressi, diritti di soggetti fragili e in condizioni psico-fisiche precarie".
La senatrice grillina ha affermato che "non c’era un preminente interesse pubblico che potesse essere raffrontato all’interesse calpestato dei 177 migranti a bordo ma anche dell’equipaggio".
"Credo che Salvini – ha aggiunto – non possa valersi dell’immunità e che debba andare a giudizio. Chiaramente non andrà a giudizio ma questo è un peccato per lo stesso Salvini perché per essere dichiarati innocenti, bisogna essere processati. La magistratura è la magistratura, le altre istituzioni sono altre".
"Lo Stato è di tutti – ha concluso la senatrice del M5s – non del governo che è di alcuni come pericolosamente è stato riportato nella relazione. E’ pericoloso per ora e per il futuro far passare il concetto che, per far valere una finalità politica, un diritto per quanto legittimo, verso altri, si possa far leva sui diritti di terzi".
"Non posso non fare un vero e proprio appello ai colleghi del M5s: spero che vogliano votare da donne e uomini liberi" ha detto il senatore Gregorio De Falco, eletto nel Movimento ed espulso perché votava con la sua testa.
Soltanto nelle prossime ore si potrà capire quanti del M5s abbiano accolto l’appello.
E’ stata intanto "congelata" per ragioni di opportunità, in considerazione del voto di oggi del Senato sulla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini, la pratica del Csm sui giudici del tribunale dei ministri di Catania.
Non se ne discuterà nemmeno domani, ma tra una decina di giorni, perchè la prossima settimana è "bianca", cioè non ci sono nè riunioni del plenum nè delle Commissioni.
Il caso potrebbe finire all’ordine del giorno della riunione del primo aprile della Prima Commissione, che dovrà anche valutare se discuterlo assieme ad altre vicende analoghe, come le esternazioni di Matteo Renzi sui giudici di Firenze che indagano sui suoi genitori.
Secondo la maggioranza dei consiglieri togati (dall’iniziativa si dissociò solo il gruppo di Magistratura Indipendente), i giudici di Salvini sono stati oggetto di una "violenta campagna di delegittimazione" partita dopo che il ministro dell’Interno, durante una diretta Facebook, aprì e commentò il provvedimento che gli era stato appena notificato, "facendo ripetutamente i nomi dei componenti del collegio": sul profilo del vicepremier vennero postati una serie di commenti dal contenuto non solo "offensivo e denigratorio" nei confronti dei componenti del collegio ma anche "espressamente minaccioso".
"Ancora più grave", secondo i consiglieri, la successiva "violenta campagna denigratoria" sui giornali con ricostruzioni tali da indurre i lettori a credere che la decisione assunta dal tribunale dei ministri fosse stata adottata "non per ragioni giuridiche ma squisitamente politiche legate all’asserita connotazione ideologica" dei giudici, senza fare "alcun cenno alle argomentazioni giuridiche poste alla base del provvedimento".

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