Quota 100, cura dimagrante per la Pa siciliana - QdS

Quota 100, cura dimagrante per la Pa siciliana

Roberto Pelos

Quota 100, cura dimagrante per la Pa siciliana

venerdì 22 Marzo 2019 - 04:00
Quota 100, cura dimagrante per la Pa siciliana

Secondo i dati di Inps e sindacati, la nuova legge permetterà a circa 30.000 siciliani di andare in pensione nel 2019 a 62 anni con 38 anni di contributi, la maggior parte nel settore pubblico. E proprio l’Inps rischia di andare in tilt: su 2.000 dipendenti 400 beneficeranno della misura

PALERMO – Ad aprile anche in Sicilia entrerà in vigore “Quota 100”, la nuova misura varata dal Governo Conte, che prevede la possibilità di andare in pensione, per i lavoratori che hanno compiuto 62 anni di età (cinque anni prima rispetto a quanto previsto dalla Legge Fornero) e abbiano versato 38 anni di contributi entro il 31 dicembre 2018.
Per richiedere la pensione anticipata è possibile scegliere tra due strade: l’invio telematico, il caf o il patronato. Nel primo caso è disponibile un servizio sul sito internet dell’Istituto nazionale di previdenza sociale che permette di compilare e inviare la domanda disponendo di uno tra Pin Inps di tipo dispositivo, di uno Spid o della Carta nazionale dei servizi. Diversamente, recandosi presso un caf o un patronato, si potrà usufruire del supporto di un incaricato per l’invio della domanda e per tutte le informazioni necessarie sul pensionamento.
Per la decorrenza della pensione, cioè per il riconoscimento del primo assegno previdenziale, bisogna attendere l’apertura della finestra mobile, di durata variabile per dipendenti pubblici e privati. Questi ultimi accedono alla pensione successivamente non alla presentazione delle domande ma una volta maturati i requisiti previsti, ovvero 62 anni di età e 38 anni di contributi; i dipendenti pubblici devono presentare la domanda di collocamento a riposo con almeno sei mesi d’anticipo (anche prima dunque della maturazione dei requisiti) in modo che l’amministrazione di riferimento possa adoperarsi per la sostituzione.
La nostra regione è tra le più interessate alla nuova misura adottata dal Governo e infatti circa 30 mila persone avrebbero diritto a Quota 100 in Sicilia secondo quanto emerso da un incontro tra i segretari generali regionali dei sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil e Ugl, Maurizio Calà, Alfio Giulio, Nino Toscano, Maurizio Stellino e i vertici dell’Inps, il presidente del Comitato Regionale Mimmo Binaggia e il direttore generale regionale Sergio Saltalamacchia.
Un numero rilevante dunque e in effetti se andiamo a guardare i dati dell’Inps, la cifra non si allontana di molto da quella emersa durante l’incontro palermitano: i beneficiari siciliani si stima siano 20.794 per una percentuale del 7,7%.
A livello provinciale il numero delle domande provenienti dalla nostra regione come dalle altre è in continuo aggiornamento ed è destinato ovviamente ad aumentare. Al 12 marzo, ad Agrigento le istanze presentate erano 690, a Caltanissetta 455, a Catania 2.101, ad Enna 396, a Messina 1.086, a Palermo 2.359, a Ragusa 512, a Siracusa 717, a Trapani 821.
Tra i sindacati sono da registrare i dati della Uil Sicilia, secondo i quali in tutta la regione ad inizio marzo erano state presentate circa sei mila domande, delle quali 957 solo nel palermitano e i numeri di Inas Cisl Sicilia riferiti ancora al 12 marzo che parlano di 83 istanze ad Agrigento, 78 a Caltanissetta, 402 a Catania, 65 ad Enna, 213 a Messina, 488 a Palermo, 49 a Ragusa, 149 a Siracusa, 152 a Trapani per un totale di 1.679 richieste.
Riguardo ai dati emersi durante la riunione svoltasi nel capoluogo siciliano (anche sul Reddito di cittadinanza) una nota congiunta sindacati-Inps parla di “numeri definiti importanti, che potrebbero “mettere a dura prova l’attività dell’istituto di previdenza già provato da una mancanza strutturale di personale in pianta organica”. Anche perché si prevede un’ulteriore diminuzione di personale, circa 400 unità sul totale di 2000, dovuto proprio ai pensionamenti con quota 100.
Da qui la richiesta congiunta di “potenziare le piante organiche dell’Inps per evitare che i cittadini subiscano ulteriori disagi dalla crescita importante del lavoro dovuto alle nuove misure di Governo”.
La direzione ha fatto sapere che si sta attrezzando per evitare che l’impatto delle nuove misure si scarichi sull’attività attuale e pregressa attraverso la possibilità di lavorare alcune pratiche telematiche in altre sedi dell’Inps e con la richiesta di nuovi ingressi nel personale.

Su Quota 100 hanno detto la loro i rappresentanti sindacali dei pensionati per la Cgil Sicilia, Maurizio Calà, per la Cisl, Alfio Giulio e per la Uilp Nino Toscano
La nuova misura varata dal Governo Conte interessa molti siciliani, come emerge dai dati sviscerati sopra, ma non risolve tutti i problemi di chi raggiunge una certa età e vuole godersi il meritato riposo dopo tanti anni di lavoro.
Sul provvedimento, che riguarda i pensionati e che suscita speranze ma anche perplessità, abbiamo sentito l’opinione di Cgil, Cisl e Uil
“Quota 100 – ha sottolineato il segretario generale del sindacato pensionati italiani per la Cgil Sicilia, Maurizio Calà – riguarderà, in tutto il mezzogiorno ma in particolar modo in Sicilia, solo coloro che hanno una carriera contributiva piuttosto solida, penso al pubblico impiego; questo recherà dei danni importanti perché l’Inps prevede che su duemila dipendenti regionali circa 400 andranno in pensione; immagino cosa potrà succedere negli ospedali dove la media di età dei medici, nella nostra regione, si aggira sui 53-55 anni e la stessa cosa accadrà per gli infermieri. Noi come Cgil – ha aggiunto Maurizio Calà – abbiamo sempre detto che occorre superare la Legge Fornero ma in realtà con Quota 100 non si raggiunge questo obiettivo anche se costituisce una via d’uscita in più. I muratori che stanno sulle impalcature, ad esempio, che sicuramente non arrivano a 38 anni di contributi, non potranno mai usufruire della nuova misura varata dal Governo Conte quando invece proprio loro ad una certa età è giusto che vadano in pensione”.
Secondo Alfio Giulio, segretario generale della Federazione nazionale pensionati della Cisl, “Quota 100 è sicuramente una opportunità che consente ai beneficiari di andare in pensione prima rispetto a quelle che sono le regole attuali, perché ricordo che la Legge Fornero ha alzato in maniera esponenziale, con i 67 anni e sei mesi, l’accesso alla pensione anche se l’ultimo accordo sindacale, quello del 2016 sulla previdenza, aveva migliorato queste condizioni prevedendo un supporto che consente a coloro che si trovano in difficoltà, di abbattere la barriera dei 67 anni e andare in pensione prima. Quota 100 – ha aggiunto – è comunque una misura sicuramente migliorativa, salvaguardando sempre l’opzione Donna che per noi rimane importante. Sarebbe stato però più opportuno un confronto con le organizzazioni sindacali per andare incontro agli addetti ai lavori, per dare delle soluzioni migliori. Per i temi che riguardano il mondo del lavoro – ha concluso Alfio Giulio – ritengo che sia più giusto parlare con gli attori principali, ovvero i sindacati da un lato e i datori di lavoro dall’altro, perché solo parlando con chi vive quotidianamente l’ambito lavorativo si possono determinare condizioni complessivamente migliori”.
“Anticipare l’età per andare in pensione è un obiettivo che abbiamo da tempo – ha dichiarato Nino Toscano, segretario generale Uilp – ma la misura, così come è stata varata, non è molto condivisibile perché avere 38 anni di contributi e 62 anni di età non dà risposte a chi ha diritto alla pensione perché esclude ad esempio gran parte dei lavoratori del Mezzogiorno, tutti i lavoratori precari e le donne che è difficile raggiungano 38 anni di contributi.
Noi – ha proseguito Nino Toscano – ci siamo già impegnati col Governo nazionale consegnandogli una nostra proposta che prevede tra le altre cose 41 anni di contributi per tutti i lavoratori, senza vincoli, separando la previdenza dall’assistenza che va pagata dalla fiscalità generale; in tal modo dimostreremo che il costo della previdenza in Italia è inferiore agli altri Paesi e si potrebbero aggiungere altre risorse”.

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