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Catania – Scarsa attenzione per i disabili in una città con troppi ostacoli

Melania Tanteri

Catania – Scarsa attenzione per i disabili in una città con troppi ostacoli

giovedì 04 Marzo 2010 - 00:00

L’amministrazione avvia una programmazione “dal basso”. Il nodo delle barriere architettoniche. Stati Generali dedicati ai servizi sociali, emerge l’inaccessibilità di strutture e locali

CATANIA – Un punto di partenza che porterà alla crescita, non solo civile, della città di Catania. Tutti d’accordo nel considerare il seminario propedeutico all’assemblea finale degli Stati Generali, “Città solidale a democrazia partecipata”, il potenziale inizio di un reale cambiamento. Ad alcune, imprescindibili, condizioni: procedere ad un’attenta analisi dei bisogni, ad esempio predisponendo una mappa delle diverse istanze che richiedono diverse risposte; sviluppare e migliorare il lavoro di rete con tutti i settori coinvolti; ma soprattutto monitorare con scadenza fissa ed in modo trasparente l’efficacia di ogni servizio.
“Stiamo continuando a fare incontrare le varie realtà catanesi – spiega il sindaco Stancanelli – per raccogliere le istanze che vengono dalla città, una città spesso individualista, piagnona, che oggi, però, si sta confrontando e sta crescendo”.
Impegnare risorse pubbliche per dare risposte concrete alle persone, piuttosto che utilizzarle per nuovi progetti: questo il punto di vista condiviso dai vari relatori per creare un vero Welfare, “cui si deve aggiungere il cambio di mentalità – sottolinea padre Valerio Di Trapani, direttore della Caritas diocesana e componente del comitato di presidenza degli Stati Generali. Il problema – continua – non è spendere soldi per i servizi sociali, ma come fare circolare le risorse economiche e umane che ci sono”.
Trovare soluzioni concrete, condivisibili, misurabili e valutabili, il punto da cui ripartire, anche secondo il professor Carlo Pennisi, del dipartimento di Sociologia dell’Università di Catania, che ha individuato 3 punti principali per impostare la nuova azione: non fermarsi a guardare solo le povertà estreme, ma considerare una buona fascia di popolazione, nonostante abbia un lavoro, a rischio esclusione; rendere pubblici i risultati di ogni azione, valorizzare quelle positive e imparare dagli errori; assumersi tutti responsabilità nei confronti della società. Una scelta, quella di “cambiare pagina”, su cui ha insistito molto anche l’assessore alle politiche sociali, Marco Belluardo, che sta lavorando in questa direzione, partendo da una programmazione “dal basso”. Unico neo di una discussione che, quantomeno sulla carta, è sembrata aprire nuovi scenari verso il mondo del sociale, il poco spazio riservato alla disabilità.
“Il grado di civiltà di una società – afferma Salvo Mirabella, presidente dell’associazione di volontariato “Come Ginestre” – passa attraverso la capacità di farsi carico delle categorie più deboli e svantaggiate di cittadini.
La nostra missione – continua – è quella di creare uno stile di vita, un nuovo mondo per cui la libertà di movimento, la necessità di un nuovo modo di pensare, il futuro per un nuovo senza barriere, deve diventare il primo passo reale e concreto per far diventare la nostra Catania un città solidale. Se ogni sindaco non dà delle direttive che il nuovo deve nascere senza barriere, diventa tutto difficile”. Opinione condivisa anche da Marcella Renis, presidente del Centro per l’Integrazione Attiva e Partecipata dell’Università di Catania, che relativamente alle barriere architettoniche, ha avanzato alcune proposte: evitare di autorizzare l’apertura di locali pubblici che siano privi dei requisiti di legge sull’accessibilità; stimolare quelli esistenti a mettersi in regola ma, soprattutto, evidenziare le strutture accessibili e abbattere, gradualmente, tutte le barriere esistenti”.

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