Foce del Simeto: svaniti 170 metri di costa in 30 anni di bonifiche e cementificazioni - QdS

Foce del Simeto: svaniti 170 metri di costa in 30 anni di bonifiche e cementificazioni

Melania Tanteri

Foce del Simeto: svaniti 170 metri di costa in 30 anni di bonifiche e cementificazioni

venerdì 12 Marzo 2010 - 00:00

Ambiente. Il litorale si assottiglia in un’area da preservare.
Erosione. Per via delle bonifiche e degli insediamenti umani incontrollati, sono scomparsi quasi del tutto il possente cordone di dune e le vaste zone umide retrostanti.
Evoluzione. Dallo studio delle mappe satellitari e delle foto aeree si osserva un arretramento continuo nel tempo. Non esiste più, per esempio, il lago Gurnazza: oggi al suo posto c’è il mare.

CATANIA – Il mare si riprenderà la Piana di Catania? La foce del Simeto e la costa del Golfo di Catania, infatti, hanno subito nel corso degli anni sia dei mutamenti significativi naturali che, soprattutto ultimamente, di origine antropica. Eppure il Piano Stralcio di Bacino per l’assetto idrogeologico della Regione Siciliana, del 2004, sostiene che la zona che va dalla Plaia di Catania fino a Punta Castelluzzo, è “un’unità costiera caratterizzata da una lunga e ampia spiaggia sabbiosa alimentata principalmente dal fiume Simeto. La spiaggia risulta stabile e non mostra segni di erosione. […]”, anche se sullo stesso Piano si legge che “va posta tuttavia l’attenzione su alcuni interventi presenti lungo l’asta del fiume Simeto, quali strutture di ritenzione delle acque che potrebbero intrappolare sedimenti e ridurre quindi l’alimentazione della spiaggia determinando un deficit nel bilancio solido”.
Le bonifiche e la speculazione edilizia hanno prodotto la quasi totale scomparsa del possente cordone costiero di dune che si estendeva lungo la costa e delle vaste zone umide retrostanti. Questo, oltre a costituire un ambiente naturale di estremo interesse, difendeva il litorale dall’erosione delle mareggiate. Sulle variazioni della linea di riva hanno influito, tuttavia, più che gli eventi lungo la fascia costiera, quelli avvenuti a monte, entro il bacino idrografico del Simeto.
“Il mare, con il tempo, regolarizza le coste, erodendo le sporgenze e riempiendo le insenature”, spiega Carmelo Monaco, ordinario di Geologia strutturale presso l’Università di Catania, che ha curato per l’Enea uno studio sul rischio invasione del mare nella zona della Piana di Catania. “Senza la presenza dell’uomo – continua – si verificava una sorta di equilibrio anzi, l’apporto sedimentario del fiume aveva la meglio sul mare, tanto che la costa avanzava lentamente. L’inserimento “traumatico” dell’uomo in questi processi ne ha alterato inevitabilmente l’equilibrio dinamico: nel periodo attuale il mare continua ad alzarsi (seppure con variazioni estremamente lente per giustificare i fenomeni di arretramento del litorale in atto), ma il fiume non porta più detriti.
“Da quando sono state realizzate le dighe negli anni ’50 – continua Monaco – la portata del fiume è diminuita notevolmente. Con questo non voglio dire che non vadano costruite dighe o fatte le sistemazioni idrauliche, ma bisogna che queste vengano realizzate tenendo in conto sia i costi che i benefici. Qualsiasi intervento – conclude – andrebbe inquadrato valutando il bilancio sedimentologico del bacino”.
I vistosi fenomeni di arretramento del litorale prossimo alla foce del Simeto, sono dunque da collegare ad alcune attività umane e, soprattutto, all’entrata in esercizio di quattro grandi serbatoi artificiali, realizzati nel bacino del Simeto a partire dalla metà del 1900: Ancipa, Pozzillo, Ogliastro e Nicoletti e, successivamente, Sciaguana.
Tra gli interventi che hanno alterato la dinamica della foce del Simeto, il più determinante sembra essere stato la rettifica del tratto terminale del fiume con la creazione di una foce artificiale effettuata dal Genio Civile tra la fine degli anni ’50 e gli inizi degli anni ’60.
“Limitando l’analisi dell’evoluzione della linea di costa al periodo successivo all’intervento – spiega Roberto De Pietro, di Legambiente Catania – si denota una tendenza di forte erosione nella zona di foce e in tutta la fascia circostante (circa 7 km). Dal confronto delle cartografie, foto aeree e satellitari disponibili a partire dal 1969 – continua – si osserva come l’arretramento della fascia costiera sia continuo nel tempo. In particolare, nel periodo compreso tra il 1969 e il 2008, a metà circa della zona compresa tra la foce del Simeto e il lago Gornalunga, è riscontrabile un arretramento della linea di costa che ha raggiunto circa 150 m; poco più a monte, l’erosione, nello stresso periodo, è stata di circa 170 m. Ciò – conclude – ha portato alla scomparsa del lago Gurnazza, al cui posto adesso c’è il mare, e al progressivo smantellamento del cordone di dune”.

Gravi danni naturalistici frenare le opere idrauliche
CATANIA – Secondo Legambiente la velocità di erosione si è accentuata negli ultimi anni, soprattutto in prossimità della foce del Simeto. Tra la foce del fiume e il lago Gornalunga, è infatti aumentata da circa 2.8 metri l’anno, tra il 1969 e il 2000, a circa 10 metri l’anno nel periodo 2000-2008. Anche a nord della foce, la costa è in erosione, sebbene il fenomeno è più contenuto per la presenza dei pennelli artificiali. “Poiché la causa determinante dell’alterazione dell’equilibrio della linea di costa in prossimità della foce del Simeto è dovuta alle opere idrauliche realizzate nel suo bacino – continua De Pietro – è realistico ritenere che quella attuale non sia una situazione di equilibrio e che la costa continuerà ad arretrare”. Gravi sono i danni anche in chiave naturalistica, a iniziare dalla progressiva scomparsa delle dune, ambienti ormai molto rari in Sicilia. Inoltre, piante un tempo comuni in questi ambienti come il lentisco o il giglio marino comune, sono diventate rare. “Anche la fauna sta subendo danni – aggiunge – per la progressiva riduzione e alterazione di tali ambienti, e gli stagni salmastri a Nord della foce e il Gornalunga potrebbero venire in parte o interamente inglobati dal mare: uccelli che li frequentano, come il fenicottero, si vedranno pertanto sempre meno. È evidente – continua De Pietro – che interventi di difesa del litorale come i cosiddetti pennelli, non rappresentano una soluzione valida e risultano comunque inaccettabili in aree ad elevata naturalità e qualità ambientale: bisognerebbe invece ristabilire il regime idrogeologico del Simeto, per quanto possibile, che è stato letteralmente violentato. Si impone – conclude – che si accantonino definitivamente le proposte di ulteriori opere idrauliche ad elevato impatto nel bacino del Simeto, soprattutto quelle per la realizzazione di nuovi invasi artificiali”.

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