Rigassificatore, muro di Ue e sindaci - QdS

Rigassificatore, muro di Ue e sindaci

Rosario Battiato

Rigassificatore, muro di Ue e sindaci

sabato 13 Marzo 2010 - 00:00

Ambiente. Un altro tassello contro l’impianto nefasto.
La sentenza. Pochi giorni fa, la Corte di giustizia europea con sede a Lussemburgo ha sentenziato il principio “chi inquina paga” a proposito della bonifica della rada di Augusta, dopo il ricorso di alcune aziende.
La conseguenza. La decisione va contro l’ipotesi di realizzare il rigassificatore tra Priolo e Melilli, in un’area devastata e a rischio, sia sotto il profilo ambientale che sismico, dove l’ “effetto a catena” resta sempre alto.

SIRACUSA – I sindaci del polo petrolchimico di Siracusa non ci stanno, perché senza attestazioni di sicurezza e sostenibilità ambientale – che finora non sono state fornite dalla Regione siciliana – il rigassificatore non può essere realizzato. Nonostante la sentenza del Corte di Giustizia Ue che ha sancito il principio del “chi inquina paga”, stabilendo così le responsabilità delle aziende del petrolchimico nell’inquinamento del Triangolo della morte,il gruppo Pdl-Sicilia all’Ars ha presentato nei giorni scorsi un’interrogazione per chiedere la definizione una conferenza dei servizi entro fine mese per la costruzione dell’impianto della Ionio-Gas. Un punto strategico del paventato impianto sarà proprio la rada di Augusta – dove passeranno le navi col carico di gas liquido – in attesa di bonifica che durerà almeno 10 anni.
La Corte di Giustizia dell’Ue ha stabilito il principio del “chi inquina paga” con una sentenza che condanna le aziende del polo petrolchimico nell’area del triangolo industriale considerate “presunte responsabili dell’inquinamento”.
L’indicazione europea non basta però per far ripartire un nuovo ciclo di sostenibilità ambientale, perché lo spettro del rigassificatore aleggia sui destini della zona industriale. Lo scorso 10 marzo il gruppo Pdl – Sicilia ha presentato una interrogazione parlamentare per invitare l’assessore all’energia Pier Carmelo Russo a convocare urgentemente una conferenza dei servizi per dare il via alla costruzione del rigassificatore Ionio Gas, compartecipata al 50% di Erg e Shell. Ma i sindaci del polo chiedono garanzie ambientali. E anche l’Europa. A Palermo, intanto, tutto tace.
A volte parlare di Europa a due velocità non significa necessariamente riferirsi allo stato delle infrastrutture o allo sviluppo economico e sociale del territorio ma anche a delicate questioni ambientali. Così Eni, Erg, Syndial e Polimeri Europa saranno costrette a pagare 200 milioni di euro come quota spettante alle aziende in base all’accordo di bonifica della rada di Augusta sul totale di 850,52 milioni di euro, a carico di Stato e Regione. Ma il passo europeo, spedito e costante sulla tematiche ambientali degli stati membri, si spezza drammaticamente sotto la duplice e rallentante pressione politica e aziendale dei colossi che in Sicilia hanno inquinato per decenni. Il pensiero corre ovviamente al rigassificatore di Priolo-Melilli, il cui iter è tuttora sospeso dopo la conferenza dei servizi dello scorso novembre e la pesante bocciatura in termini di sicurezza e sostenibilità ambientale contenuta nella relazione del duo Interlandi-Cuspilici.
Adesso, dopo un periodo di silenzio, la voce politica delle aziende tuona sull’isola. “Riteniamo – ha affermato il capogruppo del Pdl-Sicilia all’Ars Giulia Adamo – urgente e improcrastinabile che il Governo regionale convochi, entro la fine del mese, la conferenza dei servizi per ratificare tutte le autorizzazioni necessarie, per altro già ottenute, alla Società Ionio Gas”. La posizione espressa dal Pdl – Sicilia arriva in perfetto tempismo sulle dichiarazioni dell’a.d. di Erg Alessandro Garrone che proprio qualche giorno fa aveva espresso la sua speranza a proposito dell’approvazione da parte della Regione dell’impianto di rigassificazione a Priolo.
I sindacati quasi all’unisono e una coalizione trasversale concordano nel ritenere il rigassificatore passaggio necessario per lo sviluppo dell’isola e che non permettere a due benemerite del rispetto ambientale la permanenza nel polo petrolchimico potrebbe essere fatale per l’economia siciliana. In realtà si capisce bene come il patto per la chimica che avrebbe dovuto ridare rilancio al polo, in termini di bonifiche e di occupazione, è in realtà stato affossato. “Solo il rigassificatore – hanno spiegato alcuni sindaci del polo – non servirebbe a rilanciare l’area”. In effetti se i sindacalisti giustamente si occupano della necessità di far tornare l’occupazione nella zona – si è passati dai 20 mila degli anni ’80 del secolo scorso ai 9 mila attuali tra diretti e indotto – è anche vero che il rigassificatore darà lavoro stabile a circa un centinaio di persone dopo averne fatto lavorare oltre un migliaio per appena tre anni.
E dove mettiamo i rischi dell’impatto ambientale? L’Ue è stata molto chiara in proposito: il commissario all’ambiente Stavros Dimas ha recentemente spiegato come sia compito dello stato membro fare in modo che “questi impianti non abbiano gravi ripercussioni sotto il profilo ambientale e archeologico”.
E l’occupazione? “La zona industriale opera da circa 40 anni – ha precisato Massimo Carrubba, sindaco di Augusta – anche a seguito di alcune carenze normative. Adesso la popolazione rivendica giustamente le bonifiche, che peraltro sarebbero una grande occasione di occupazione e di sviluppo dell’area”. Del resto si tratterebbe di occupazione temporanea, proprio come per il rigassificatore, solo che in questo caso la zona industriale potrebbe essere ripulita ed ottenere poi di ripartire come polo energetico”.


Le direttive Seveso. “Attività a rischio di incidente rilevante”
SIRACUSA – Oltre un migliaio di impianti – 1.111 per l’esattezza – si trovano in Italia in qualità di “soggetti a rischio”, secondo la direttiva Seveso. Un discorso che riguarda direttamente l’eventualità della costruzione del rigassificatore di Priolo-Melilli in un’area particolarmente soggetta ad incidenti come quella del petrolchimico. Anche perché l’effetto domino sarebbe devastante per il paese e la popolazione. Le direttive Seveso, la 1, 2 e 3, considerano infatti i rigassificatori al pari degli impianti che svolgono “attività a rischio di incidente rilevante” e prevedono una serie di misure tra cui il controllo dell’urbanizzazione, il coinvolgimento delle popolazioni locali, la cooperazione tra i gestori per limitare l’effetto domino.
Si tratterebbe di costruire un impianto a rischio tra impianti similari in una zona considerata ad alta pericolosità sismica. I dati che risalgono all’ottobre 2008 segnalano in Sicilia 80 impianti complessivi tra “alto rischio” (31) e “rischio” (49), risultati che collocano l’isola al quinto posto d’Italia.

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