Caso New Energy, le risposte tardive - QdS

Caso New Energy, le risposte tardive

Francesco Sanfilippo

Caso New Energy, le risposte tardive

giovedì 22 Aprile 2010 - 00:00

Azienda di Ragusa vince ricorso al Tar contro l’assessorato regionale all’Ambiente per la mancata conclusione di un procedimento. La Regione prima incolpa la Commissione provinciale tutela ambiente, poi si contraddice

PALERMO – Nel 2005, un’azienda specializzata nella produzione di energia da fonti rinnovabili, la New Energy, ha chiesto all’assessorato regionale Territorio Ambiente di poter costruire un impianto in grado di trasformare le farine in energia, attraverso un processo di combustione delle stesse farine. L’assessorato assegna la pratica al Cpta (Commissione provinciale tutela ambiente) di Ragusa, competente per territorio, per stabilire se l’azienda possedesse tutti i requisiti, secondo la vigente normativa. La Commissione provinciale ha esaminato la pratica l’11 novembre del 2005, ma non ha ritenuto che l’azienda possedesse i requisiti previsti secondo il D.lgs 133/05.
In realtà, la combustione di farine animali, se non adeguatamente trattata, produce diossina, per cui occorre che l’impianto sia progettato in modo tale per raggiungere e per mantenere temperatura adatte, affinchè nei gas generati dalla combustione la diossina sia al di sotto dei livelli previsti dalla legge.
Tuttavia, i funzionari hanno chiesto più volte alla Cpta di riesaminare la pratica, giacché l’azienda ha ritenuto che rientrasse nel nuovo D.gls 152/06 più permissivo. La commissione ha riesaminato la pratica, ma ha ribadito il giudizio espresso in precedenza, giacché l’azienda non poteva se non nell’ambito del D.gls 133/05. È stato chiesto all’azienda di fornire una documentazione supplementare e un adeguamento degli impianti secondo il D.lgs 133, richiedendo, inoltre, un campione degli oli che s’intendevano utilizzare negli impianti. L’azienda non ha mai fornito i documenti e i materiali richiesti, mentre l’assessorato ha sollecitato ben 9 volte il comitato a rivedere la pratica, ma la risposta data è sempre stata la stessa. L’azienda, intanto, si è rivolta al Tar, che ha accettato le sue tesi (in realtà il Tar ha specificato che la Regione doveva concludere il provvedimento senza dire se positivamente o negativamente), condannando la Regione al pagamento di un indennizzo non per non avere rilasciato l’autorizzazione ma per non avere concluso in un senso o nell’altro il procedimento.
Inoltre, ha ritenuto ai sensi del paragrafo V del D.gls 152/06 che il giudizio richiesto al Cpta non fosse necessario.
L’assessorato ha appellato la sentenza, ma ha chiesto al Consiglio di Giustizia Amministrativa di sospenderne gli effetti. Sulla questione, il dirigente generale del dipartimento Ambiente dell’assessorato, Sergio Gelardi, ha dichiarato che “in ogni caso, ritardi e situazioni di stallo nel rilascio delle autorizzazioni dovute non sono accettabili e l’esistenza di una norma del 1977 che porta ancora oggi a subordinare le procedure autorizzative al parere di un organo periferico, le Cpta appunto, è un elemento frenante che va rimosso. Su quest’argomento, ho ricevuto precisi indirizzi dal presidente Lombardo e dall’assessore Di Mauro e abbiamo predisposto un disegno di legge, che va considerato prioritario, per la soppressione delle Cpta”.
Tuttavia, lo stesso assessorato, il 16 gennaio 2010, ha già ammesso che il giudizio de Cpta di Ragusa era corretto e che aveva agito secondo le prescrizioni di legge a tutela dell’ambiente, contraddicendo quanto sostenuto in precedenza dall’ente. In tutto questo già il precedente assessore aveva annullato un proprio decreto in cui sostitutiva il presidente della Cpta reintegrando lo stesso nelle sue funzioni nel 2009, avendo trovato insussistenti le motivazioni dell’assessorato all’Ambiente.
La Commissione chiamata per l’ennesima volta a pronunciarsi ha nuovamente bocciato la pratica New Energy, perché si è dovuta pronunciare sulle stesse carte già esaminate nel 2005. Ciò che lascia perplessi è quest’atteggiamento contraddittorio tenuto dall’assessorato, per cui si sospendono gli organi preposti a tutela dell’ambiente, senza tenere conto di quanto espresso, salvo poi tornare indietro, quando già si è persa la credibilità degli attori istituzionali.

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