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Catania – Ecco come il commercio illegale affonda l’economia del catanese

Melania Tanteri

Catania – Ecco come il commercio illegale affonda l’economia del catanese

venerdì 07 Maggio 2010 - 00:00

Il presidente Cciaa, Agen: “Dalle amministrazioni segnali contraddittori, devastanti per il sistema”. Il quadro è stato tracciato in un convegno della Camera di commercio

CATANIA – Occorre prendere provvedimenti immediati per ripristinare la legalità e far ripartire da lì l’economia cittadina e l’intera società. Ne è convinto Piero Agen, presidente della Camera di commercio di Catania, che nella relazione “Microillegalità e distorsione economica”, esposta nel corso di un convegno su legalità ed economia, ha affrontato il rapporto tra il rilancio dell’economia della città e la necessità di imporre la legalità.
“Catania – ha spiegato – vede continuamente fenomeni di microillegalità diffusa che ha sulla città effetti devastanti, che danno vita a vistosi fenomeni di distorsione del mercato”.
Effetti che, secondo Agen, sarebbero di tre tipologie: in primo luogo si verificherebbero distorsioni di carattere economico, perché l’attività illecita sottrae reddito al mercato legale; in secondo luogo si instaurerebbero effetti di carattere psicologico sulla popolazione, poiché la mancata repressione porta la popolazione a credere che tutto sia lecito; in ultimo, la microcriminalità, legata a filo doppio con la criminalità organizzata, darebbe ampi margini di azione a quest’ultima.
Sarebbero tra i 6 e i 10 i miliardi movimentati illegalmente in città ogni mese: un danno enorme per la libera concorrenza, per le casse del Comune, per l’intera economia. Troppo poco e confuso ciò che, nel corso degli anni, è stato fatto dalle varie amministrazioni per porre fine a questo sistema, attraverso politiche contraddittorie e raramente efficaci.
“La sanatoria per gli ambulanti – ha sottolineato Agen – i corsi gratis per gli abusivi, l’annuncio di provvedimenti senza che questi siano seguiti da azioni concrete: tutti questi segnali contraddittori sono altrettanto devastanti per il sistema economico cittadino perché contribuiscono a creare un clima di tolleranza diffusa del fenomeno di micro illegalità”.
E gli effetti di questo fenomeno particolarmente presente a Catania sarebbero evidenti: “Nel 1983 – ha aggiunto Agen – la città aveva il secondo mercato ortofrutticolo d’Italia, oggi non è nemmeno tra i primi dieci perché l’abusivismo ha portato a un depauperamento del mercato stesso”.
Esiste, dunque, una forte connessione tra la piccola illegalità, rappresentata per esempio dagli ambulanti abusivi, e la profonda distorsione del mercato che coinvolge, progressivamente, tutti, dalla grande distribuzione alla piccola bottega.
“C’è una bassa capacità di resistenza – ha concluso Agen – anche del piccolo negozio o della piccola azienda, perché, se un imprenditore vuole rispettare le regole, a Catania avrebbe pochissime possibilità di sopravvivere. Se vogliamo convincere le persone al rispetto della legalità è necessaria un’azione di contrasto forte, partendo dai piccoli esempi”.

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