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Messina – Piano paesaggistico: è polemica, dirigenti e Consiglio ai ferri corti

Francesco Torre

Messina – Piano paesaggistico: è polemica, dirigenti e Consiglio ai ferri corti

sabato 05 Giugno 2010 - 00:00

Il senatore Gianpiero D’Alia: “Atto illegittimo che può configurare gli estremi dell’abuso d’ufficio”. Rinviato il documento alla Regione senza la necessaria delibera consiliare

MESSINA – Lunedì prossimo l’appuntamento è da non perdere: nella sala commissioni di Palazzo Zanca saranno presentate le osservazioni al tanto bistrattato Piano paesaggistico e ci si confronterà sui vari modi di intendere lo sviluppo della città, anche in presenza dei responsabili degli Ordini professionali e di tecnici.
L’argomento è caldo e già da qualche mese tiene alta la tensione a Palazzo Zanca, soprattutto tra il sindaco e l’area politica dell’Udc. Ma la posta in gioco, in effetti, è davvero alta. Se l’amministrazione comunale vuole creare un distinguo col passato, aprendosi ad una cultura della difesa del territorio e rigettando le accuse mosse dall’Ing. Capo del Genio Civile Sciacca sulle responsabilità dirette in seno allo scempio edilizio ancora, persino dopo i morti di Giampilieri, in itinere, questo è certamente il momento giusto. Altrimenti, che continuino le colate di cemento, ma che ognuno se ne assuma la responsabilità diretta nei confronti dei cittadini, della Magistratura e della propria coscienza (ammesso che tutti ne abbiano una).
Fortemente promosso dall’ex vice sindaco Giovanni Ardizzone, il Piano territoriale paesistico regionale stava nel freezer dell’Assessorato siciliano ai Beni culturali da quasi 12 anni. E quando l’ass. Armao ha deciso di tirarlo fuori dal cassetto e promulgarlo in via preliminare presso i Comuni, apriti cielo. Perché, se gli obiettivi primari del Piano (stabilizzazione ecologica del contesto ambientale, difesa del suolo e della bio-diversità, con particolare attenzione per le situazioni di rischio e di criticità) a parole mettono d’accordo tutti, quando poi nei fatti si traducono in azioni concrete, nessuno è mai disposto a fare un passo indietro.
Ponte sullo Stretto, Piau, Mortelle-Tono, Messina 2020. Questi alcuni dei progetti che il Piano regionale metterebbe in crisi. E su cui si sono basati i dirigenti comunali per scrivere le osservazione già inviate alla Soprintendenza senza la necessaria delibera del Consiglio comunale. Ed è proprio su questo punto che si è registrata la polemica politica.
“Se il dirigente trasmette queste osservazioni alla Soprintendenza senza la delibera comunale compie un atto illegittimo che può configurare gli estremi dell’abuso d’ufficio”, ha affermato il senatore D’Alia segnando una frattura profonda col resto della maggioranza. D’Alia che poi ha aggiunto: “Chiederò l’acquisizione degli atti da parte della Commissione parlamentare antimafia”.
Nonostante ciò, Buzzanca e Corvaja vanno avanti come un treno sulla loro strada. Di quale idea di cambiamento questa amministrazione si potrà mai fare portavoce?

Piano da approvare? Posizioni opposte per Wwf e ordini professionali
Messina – Nella ridda di accuse e polemiche si segnalano due posizioni esterne e contrapposte. La prima è quella della leader del Wwf Anna Giordano, che giudica “sconcertante” l’operato della Giunta e propone di “fermarsi, accettare il piano paesistico senza ostruzionismo e opposizione, fare la Valutazione di incidenza sul complesso dell’intera variante urbanistica e relativi piani di ogni genere, effettuare anche la VAS”, per rendere “questa città meno pericolosa e certamente più vivibile”.
Di tutt’altro tono la nota dell’accoppiata Trovato-Montalto, presidenti rispettivamente dell’Ordine degli ingegneri e di quello degli architetti, che propongono cinque modifiche al Piano. La più “interessante” è la quinta, secondo cui il Piano non dovrebbe essere riferito all’esistente ma solo a quanto da progettare per il futuro. E via dunque alle lottizzazione in itinere, anche se non in linea con le disposizioni regionali. Un dubbio: se si realizza l’esistente, Messina avrà ancora un futuro?

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