Ars, stop al cumulo di indennità e pensione - QdS

Ars, stop al cumulo di indennità e pensione

Raffaella Pessina

Ars, stop al cumulo di indennità e pensione

giovedì 10 Giugno 2010 - 00:00

Stabilito dal Consiglio di presidenza dell’Assemblea, la parola passa all’Aula. Il presidente Cascio: “Così risparmiamo 1 milione di euro”

PALERMO – A breve potrebbe diventare proibito cumulare l’indennità parlamentare e la pensione per gli ex deputati regionali eletti alla Camera o al Senato o al parlamento europeo. Lo ha deciso ieri il consiglio di Presidenza dell’Assemblea regionale siciliana. La delibera adesso dovrà passare al vaglio dell’Aula. Se approvata, la decisione porterebbe un risparmio di circa un milione di euro all’anno.
Per ora gli ex parlamentari regionali per cui scatterebbe la sospensione della doppia indennità sono 14: Sebastiano Burgaretta Aparo, l’ex presidente della Regione Angelo Capodicasa (Pd) e il suo collega di partito Mirello Crisafulli, l’ex presidente dell’Ars Nicola Cristaldi (Pdl), l’ex presidente della Regione Totò Cuffaro e l’ex ministro Lillo Mannino (entrambi dell’Udc). E ancora Fabio Granata, Pino Firrarello, Salvo Fleres e Alessandro Pagano, Raffaele Stancanelli, Ugo Grimaldi , Dore Misuraca del Pdl e l’ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando (Idv).
“In un momento di grandi difficoltà economiche – ha dichiarato il presidente dell’Ars Francesco Cascio – in cui i cittadini stringono la cinghia, mi sembra corretto dare un segnale ulteriore in direzione del contenimento della spesa pubblica e della moralizzazione della politica. Peraltro non vedo perchè se gli ex parlamentari nazionali eletti all’Ars subiscono la sospensione della pensione da parte di Camera e Senato, lo stesso non dovrebbe valere anche per il Parlamento regionale siciliano”.
Intanto, a Sala D’Ercole è stato incardinato il disegno di legge sulla trasparenza e semplificazione amministrativa. Per presentare gli emendamenti agli articoli ci sarà tempo fino a mercoledì 16 giugno. Il provvedimento, approvato dalla giunta regionale lo scorso 9 febbraio, su proposta dell’assessore per le Autonomie Locali e la Funzione Pubblica, Caterina Chinnici, si inserisce nell’ambito dell’attività di riforma dell’amministrazione regionale, che ha già portato, dal primo gennaio di quest’anno, a una riorganizzazione dei 12 assessorati e dei 28 dipartimenti.
I punti principali del ddl sono tre. Si va dalla semplificazione, con la certezza dei tempi di risposta al cittadino e la riduzione delle attese, alla trasparenza, con l’inserimento di alcune norme comportamentali per i dipendenti della pubblica amministrazione, per assicurare legalità all’azione amministrativa, al rinvio dinamico, nel caso di recepimento di norme. Ha subito invece uno stop il provvedimento sulla stabilizzazione dei precari che doveva essere esaminato ieri in commissione Bilancio e Finanze. Il presidente della Commissione Riccardo Savona ha ritenuto necessario, in sintonia con la volontà del Governo, approfondire il disegno di legge relativo a “Norme in favore dei soggetti destinatari del regime transitorio dei lavori socialmente utili’, in sede tecnica congiuntamente alla V Commissione Legislativa (Lavoro), per verificare la fattibilità giuridica e operativa del testo. “È una questione complessa – ha detto Savona – non solo dal punto di vista normativo, ma soprattutto per le ricadute sociali che ne derivano. Lavoreremo insieme agli uffici per dare corpo ad uno strumento normativo utile e pienamente applicabile. Contestualmente, proseguirà la trattativa in corso tra Governo regionale e nazionale per ottenere la deroga al patto di stabilità”.
E, sempre a proposito di precari, i senatori siciliani del Partito democratico hanno presentato tre emendamenti alla manovra finanziaria nazionale che prevedono la deroga al patto di stabilità e al divieto di assunzione per consentire la stabilizzazione dei precari regionali in Sicilia. In particolare, l’emendamento all’art. 9 stabilisce che “La Regione siciliana, nell’ambito della propria potestà legislativa, potrà emanare, in deroga alle disposizioni statali vigenti in materia di assunzioni di personale e di patto di stabilità, norme volte a garantire la stabilizzazione di personale destinatario del regime transitorio dei lavori socialmente utili da almeno dieci anni ovvero titolare di contratti a tempo determinato, stipulati a seguito di processi di stabilizzazione di lavoratori impegnati in attività socialmente utili, da almeno tre anni”. Si prevede, inoltre, che “i limiti alle assunzioni a tempo indeterminato e a tempo determinato non trovano applicazione per le amministrazioni pubbliche” e che “le disposizioni statali in materia di assunzioni di personale e di patto di stabilità non trovano applicazione per i lavoratori rientranti da almeno dieci anni nel regime transitorio dei lavori socialmente utili o in contratti di collaborazione coordinata e continuativa o in contratti a tempo determinato”. In Commissione Territorio e ambiente è stato approvato il ddl n. 568 ‘Modifiche e integrazioni alla normativa regionale in materia di appalti’.
Sul documento si è espresso negativamente il presidente della Commissione Fabio Mancuso del Pdl: “Anche se con molto ritardo, il governo, con la sua presenza in Commissione, ha permesso il varo di un disegno di legge che se da un lato permette l’allineamento alle normative europee dall’altro lato metterà in crisi un settore, quello degli appalti pubblici, a serio rischio sulla fattibilità e il completamento delle opere”. Mancuso ha aggiunto che se in Aula non si interverrà con norme più rigide sul controllo degli stati di avanzamento dei lavori “i rischi di infiltrazioni mafiose e di utilizzo di materiale di scarso pregio saranno all’ordine del giorno”.

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