Premiata Ecomafia Sicilia Spa - QdS

Premiata Ecomafia Sicilia Spa

Rosario Battiato

Premiata Ecomafia Sicilia Spa

martedì 15 Giugno 2010 - 00:00

Ambiente. Le ultime statistiche sui reati commessi.
I dati. Nei giorni scorsi, prima il ministero dell’Ambiente e poi Legambiente hanno fornito un quadro sui reati legati alla gestione dei rifiuti, cemento, acqua e quant’altro. L’Isola è tra le prime 5 per numero di illeciti.
Il malaffare. Il settore dei rifiuti si conferma al primo posto nella lista nera, con oltre 360 infrazioni scoperte. Da considerare, inoltre, l’inquinamento “lecito” delle perforazioni che rilasciano di tutto

PALERMO – Tra le prerogative tipiche della realtà siciliana rientra un certo grado di penetrazione alle tematiche dell’illegalità ambientale.
Un dato confermato anche quest’anno dai rapporti di Legambiente e del Ministero – Sicilia tra le prime cinque regioni d’Italia per infrazioni ambientali – ma che viene quotidianamente ribadito e approfondito dalle dichiarazioni a mezzo stampa degli addetti ai lavori.
A questo stato di cose si aggiunge un inquinamento al confine tra legalità e illegalità, ma non per questo meno letale, che riguarda le aree dei petrolchimici e le future trivellazioni a mare e sulla terra che le compagnie si accingono a realizzare.
Gli illeciti ambientali costituiscono il più stringente e inossidabile incubo della contemporaneità. All’atto dell’illecito si collegano infatti fattori non secondari che riguardano la salute umana, l’ambiente circostante e quindi la sostenibilità e la vivibilità delle future generazioni. La Sicilia, 2.520 infrazioni ambientali nel 2009, resta tra le regioni italiane più a rischio, rientrando nella top-five della classifica annuale stilata da Legambiente per crimini commessi contro l’ambiente. Inoltre – secondo dati diffusi dal ministero dell’Ambiente nel rapporto sull’illegalità ambientale presentato lo scorso maggio – sono ancora pochi i controlli se rapportati con quanto avviene nelle altre regioni italiane. Intanto, la Commissione parlamentare d’inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti, presieduta da Gaetano Pecorella, ha completato la tre giorni siciliana, certificando la longa manus della criminalità sui settori strategici come rifiuti ed energia.
“L’Italia è un paese – ha spiegato il ministro Prestigiacomo in occasione della presentazione del rapporto a Roma – in cui le forze dell’ordine rilevano un illecito ambientale ogni 43 minuti. Nel 2009 sono stati effettuati oltre 12 mila controlli in cui sono state riscontrate attività illecite, con oltre 10 mila persone denunciate, 188 arresti e circa 2800 sequestri”.
In Sicilia, tra il 2008 e il 2009 sono aumentati i controlli da 6.936 a 9.386. Diminuite invece le persone denunciate da 175 (2008) a 168 (2009), mentre 45 sono stati i sequestri. Nessuna persona risulta arrestata secondo i dati forniti dalle forze dell’ordine. Il numero dei controlli, nonostante l’aumento tra 2008 e 2009, resta però decisamente basso nell’Isola, soprattutto se paragonato con le altre Regioni come Toscana (63.824), Umbria (36.342), Veneto (27.296), Lombardia (43.905).
Nel settore del malaffare dominano i rifiuti con 364 infrazioni accertate. Non stupisce, quindi, se la gestione commissariale siciliana sia costata 209 milioni di euro, mantenendo al 90% il conferimento dei rifiuti in discarica e portando al collasso il sistema. Adesso Raffaele Lombardo ha proposto la medesima formula, fallimentare nel periodo cuffariano, che prevede il congiungimento della figura commissariale e del governatore.
Anche il fronte del cemento continua a destare serie preoccupazioni, soprattutto in riferimento alle cosiddette ricette taroccate del calcestruzzo che hanno coinvolto appalti e costruzioni in lungo e in largo per l’Isola. I riferimenti sono abbastanza noti: gli aeroporti di Palermo e Trapani, il porto turistico di Balestrate, il lungomare di Mazara del Vallo, l’Ospedale San Giovanni di Dio ad Agrigento, il Commissariato di Polizia di Castelvetrano (Tp), il Palazzo di giustizia e la diga foranea di Gela, la piattaforma di emergenza dell’ospedale di Caltanissetta e lo svincolo di Castelbuono dell’autostrada Palermo-Messina.
Non si sciolgono i nodi neanche sul fronte dell’inquinamento industriale dove la soglia di allarme resta altissima. I casi sotto il mirino delle procure sono stati diversi: la Edison sotto processo per l’inquinamento del mare di Pozzallo presso la piattaforma Campo Vega, la vicenda giudiziaria – in parte prescritta in parte patteggiata – dalle aziende del petrolchimico relativa alle 500 tonnellate di mercurio ritrovate nei fondali della rada di Augusta.
Inoltre, bisognerebbe aprire un capitolo funesto anche sull’attualissima vicenda dei permessi di ricerca e di coltivazione. Basti pensare che per poter trivellare in mare – nel mese scorso si sono concluse 14 verifiche di assoggettabilità a Via per trivellazioni nel mare di Sicilia – le imprese hanno bisogno di speciali fluidi e fanghi perforanti per portare in superficie i detriti perforati (cutting) lasciando tracce di cadmio, cromo, bario, arsenico, mercurio, piombo, zinco e rame.
Dal 2002 al 2007 è aumentata la spesa ambientale nella Regione siciliana del 19,4, ma ancora non basta infatti l’Isola fa registrare – secondo gli ultimi dati Istat – a 321,7 euro per abitante, ed è tra le dieci spese più basse a livello nazionale. Diversa la situazione da Nord a Sud: Trentino (557,7), Calabria (443,6), Campania (409,8).


L’inadempienza. La maggior parte dei Comuni senza piani antincendio
PALERMO – In vista del picco della stagione estiva preoccupa anche l’arrivo di un’altra grande emergenza ambientale che riguarda il patrimonio boschivo siciliano: gli incendi. Il mese scorso la giunta regionale di governo, accogliendo la proposta dell’assessore regionale al Territorio, Roberto Di Mauro, ha autorizzato il dipartimento Bilancio e Tesoro a operare un’anticipazione di cassa sul capitolo relativo ai fondi Fas (Fondi per aree sottosviluppate) che consenta di erogare le somme già previste in bilancio per l’avvio della campagna antincendio pari a 100 milioni di euro. La Sicilia rientra infatti tra le regioni più a rischio dato che il fuoco si sviluppa prevalentemente nella stagione estiva (circa 2/3 degli eventi), ma anche e principalmente per responsabilità dolose e colpose.
Secondo quanto precisato da Pietro Tolomeo, dirigente generale del Corpo forestale regionale, nel forum al Qds, la maggior parte degli incendi sono tutti di natura dolosa o colposa (nel 2009 4 morti, 9 mila interventi e 300 ettari di bosco bruciati). La maggior parte dei comuni – precisa Tolomeo – non hanno il piano antincendio”.

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