Belice, altro ddl. Dopo 42 anni - QdS

Belice, altro ddl. Dopo 42 anni

Antonio Casa

Belice, altro ddl. Dopo 42 anni

sabato 19 Giugno 2010 - 00:00

Proposta del presidente della commissione Ambiente del Senato: semplificare le istanze di contributo. D’Alì: affrontare e risolvere definitivamente l’emergenza causata dal terremoto

ROMA – Cercare di affrontare e risolvere definitivamente l’emergenza causata dal terremoto del Belice nel 1968. È quanto propone un disegno di legge presentato a Palazzo Madama dal presidente della Commissione Ambiente del Senato, Antonio D’Alì, che appunto contiene disposizioni “per il completamento della ricostruzione dei Comuni della Valle del Belice colpiti dal sisma del gennaio del 1968”.
“Finora – ha spiegato D’Alì – non sono stati risolti i disagi prodotti dal terremoto del Belice. Ma sopratutto, senza voler fare alcuna polemica, alla zona sono stati stanziati somme largamente inferiori rispetto a quelle per le altre calamità come nel caso del Friuli, dell’Irpinia e dell’Abruzzo. Quindi anche se sono trascorsi tanti anni, l’intento è quello di rimediare ad una situazione in cui è mancata la giusta attenzione. Non c’è alcuno spreco con questo ddl, ma l’intento di chiudere una vicenda che per troppo tempo si è protratta”.
In particolare, il ddl si compone di due articoli in cui sono contenute disposizioni volte a semplificare le procedure di esame delle istanze di contributo e di approvazione dei progetti da parte delle competenti commissioni comunali; un altro riferito al completamento delle opere di urbanizzazione e delle altre opere pubbliche necessarie alla ricostruzione e allo sviluppo post-terremoto. Inoltre, il ddl prevede anche lo stanziamento di contributi per un totale di 450 milioni provenienti dalle risorse programmate dal Cipe e destinate alla Regione. Trecento milioni saranno dedicati per gli interventi dei privati, da prevedere nel fondo Fas, i restanti 150 per la costruzione di opere pubbliche ritenute assolutamente strategiche.
Contrario il senatore del Pd, Giuseppe Lumia. “Non sono d’accordo – dice – con la soluzione proposta nel ddl D’Alì per completare definitivamente la ricostruzione del Belice. Penso che il governo debba intervenire, ma con risorse proprie. È troppo facile chiedere al governo nazionale di decidere su fondi della Sicilia, prevedendo, tra l’altro, un meccanismo farraginoso che rischia solo di diventare l’ennesima bandiera da sventolare, senza che vi siano certezze sulla sua buona attuazione”. “La soluzione – spiega Lumia – è un’altra: il governo accenda dei mutui presso la Cassa depositi e prestiti. È questo un meccanismo che ha già avuto successo in passato e che ha dato ottimi risultati. Inoltre si preveda un serio controllo di legalità, per fare in modo che ci sia il massimo rigore nella verifica della spesa e per impedire qualsiasi tentativo di infiltrazione mafiosa. A queste condizioni anche la Regione Sicilia dovrà fare la sua parte in modo efficace e moderno”.
Replica D’Alì: “Il testo del ddl è stato elaborato dal Coordinamento dei ventuno sindaci della Valle del Belice. Inoltre il provvedimento è stato condiviso dalla Commissione Speciale istituita per la Valle del Belice dal presidente della Regione ed apprezzato anche dalla Giunta regionale con delibera del 19 maggio del 2010.
Pertanto non costituisce alcuna invasione di campo ma arriva al termine di un percorso attento e che ha visto il coinvolgimento delle Istituzioni e della Autonomie locali. Se il senatore Lumia avesse letto per intero il disegno di legge avrebbe notato che non si prevede l’esclusivo utilizzo dei Fondi Fas, ma anche per l’intera quota relativa alle Opere pubbliche, l’utilizzo dei fondi statali di cui all’articolo 12 legge 241/68”.
D’Alì aggiunge: “La sottoscrizione già avvenuta da parte di oltre dieci senatori consente di poter dire che è un disegno che trova apprezzamento e consenso nel Parlamento, e che ha il merito di avere sollevato un problema che appariva ormai archiviato dalla politica. Se nel corso del dibattito parlamentare dovessero emergere soluzioni di copertura finanziaria diversa, ne saremmo ben lieti ma è chiaro che in ogni caso e comunque la Regione Sicilia dovra’ fare la sua parte”.

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