Le udienze “socialmente utili” - QdS

Le udienze “socialmente utili”

Giuseppe Lazzaro Danzuso

Le udienze “socialmente utili”

mercoledì 25 Marzo 2009 - 00:00

Giustizia. Per il diritto alla difesa spendiamo più di tutti. Nella sola Sicilia 18 milioni all’anno, più dell’intero Centro Italia, per difendere anche boss.
Cifre elevatissime. Nasce tra gli addetti ai lavori la definizione feroce di udienze “socialmente utili”. L’avvocato Tricoli: “Dissento, e ritengo corretto far scegliere il difensore all’imputato”.
Le opinioni. Il pm Puleio: “Distorsioni in parte già corrette dalle normative che escludono i mafiosi dal beneficio”.   L’avvocato Peluso: “Con questa norma un taglio della spesa anche del 50%”.

“Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti a ogni giurisdizione” dice la nostra Costituzione. E dal 2001 l’istituto è quello del Patrocinio a spese dello Stato, che consente a chi dichiara al fisco una cifra inferiore ai 9.723,84 euro di chiedere al giudice di essere ammesso al beneficio. Grazie a cui si può scegliere un avvocato (tra quelli iscritti a uno speciale albo riservato a chi ha superato l’esame di abilitazione da due anni) e farselo pagare dalla collettività.

A costi esorbitanti, però, se pensiamo che, nel 2007 e solo per il penale, nei quattro distretti della Sicilia (Palermo, Catania, Caltanissetta e Messina), gli onorari per la difesa dei meno abbienti hanno inciso per oltre 15 milioni di euro, contro i 13 del centro Italia e i 21 dell’intero Nord. La spesa compessiva, poi, sfiora i 18 milioni di euro (con 15 al Centro e 22 al Nord), e in Sicilia è sempre salita dal 2002 (11 milioni) al 2006 (16).

Ora si dirà che il numero dei processi celebrati nella nostra regione è elevato, ma certe cifre sono talmente alte da aver fatto nascere, nei tribunali siciliani, tra gli stessi addetti ai lavori, una definizione feroce: udienze “socialmente utili”. Quasi che il patrocinio a spese dello Statofosse diventato una sorta di ammortizzatore sociale per gli avvocati, in particolare i professionisti più giovani.

“Una definizione – risponde Roberto Tricoli, presidente della Camera penale di Palermo – su cui non posso concordare: quando venne varata questa normativa ero critico, ma devo dire che inserì elementi importanti. Prima di allora i difensori d’ufficio venivano assegnati dai magistrati, e venivano chiamati avvocati mezzosedere, nel senso che si limitavano a chiedere la formula assolutoria. La possibilità di far scegliere il proprio difensore all’imputato credo sia più corretta”.
Di certo, come sottolinea il presidente della Camera penale di Catania, l’avvocato Carmelo Peluso, questo meccanismo, snobbato dagli studi più accreditati, “ha tolto molti disoccupati con laurea dalla strada” .
“Questo istituto, però – aggiunge il professionista -, ha consentito anche di onorare il diritto costituzionale alla difesa soprattutto nei grandi processi di criminalità organizzata dove, per il numero di udienze e l’impegno, è indispensabile una costante presenza dell’avvocato”.

Anche per il sostituto procuratore della Repubblica di Catania Francesco Puleio, (designato dal Csm procuratore di Modica), il patrocinio a spese dello Stato “è certamente un istituto di civiltà giuridica”. Ma il magistrato sottolinea anche “delle distorsioni nelle applicazioni concrete, in parte già corrette dalle nuove normative che escludono dal beneficio i mafiosi con sentenze passate in giudicato”.
“Il problema resta però – prosegue – per il delinquente abituale, che dice di non possedere nulla e fa pagare allo Stato la sua difesa. In questo caso la soluzione può essere soltanto quella di rompere il meccanismo perverso per cui io imputato scelgo l’avvocato che voglio e lascio allo Stato il solo compito di pagarlo. Invece dev’essere lo Stato a scegliere l’avvocato, come avviene in ogni altra parte del mondo”.
Anche per evitare che la collettività debba subire la beffa di dover pagare la difesa a chi ha accumulato ricchezze commettendo delitti. Perché, come sottolinea l’avvocato Peluso “gli imputati di mafia sono soggetti che non hanno mai prodotto redditi dichiarati”.
E nei processi catanesi alla criminalità organizzata, come rivela il dottor Puleio “circa il 50% dei patrocini sono stati a spese della collettività e non ne beneficiavano soltanto i manovali della mafia, ma anche i vertici di Cosa nostra”. Diversa, secondo l’avvocato Tricoli, la situazione a Palermo, dove nell’albo speciale del Patrocinio è iscritto il 70% dei 400 avvocati penalisti. “Qui – afferma – il numero di imputati di mafia che hanno ottenuto il beneficio non è elevato e tra i nomi più grossi cui è stato revocato, c’è quello di Antonino Madonia”.
Infine, secondo l’avvocato Peluso, a Catania, l’esclusione dei mafiosi dal patrocinio a spese dello stato, porterà a un dimezzamento della spesa, che nel 2007 è stata di 6.587.252 euro, quasi quanto Palermo. “Certo però – sottolinea – la mia stima deve essere confrontata con la realtà”.

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