La risorsa dei morti sono i vivi - QdS

La risorsa dei morti sono i vivi

Carlo Alberto Tregua

La risorsa dei morti sono i vivi

venerdì 23 Luglio 2010 - 00:00

Etica & Valori

Secondo Paul Valery (1871-1945), il non dimenticato poeta francese, La risorsa dei morti sono i vivi . Peraltro la frase si potrebbe invertire nel senso che, anche per i vivi i morti sono una risorsa. Vediamo perchè. I morti costituiscono la nostra memoria storica, la nostra radice, l’inizio dell’umanità e la sua evoluzione.
Non ci riferiamo ovviamente ai corpi, che si sono trasformati nei millenni in sostanze organiche, che a loro volta prendono sembianze in nuovi corpi. Ci riferiamo alle loro azioni, a ciò che hanno fatto, alle loro capacità o incapacità.
La memoria registra tutto e lo fa continuamente, anche mediante oggetti fisici, quali tombe, pietre, geroglifici, papiri, carte e via elencando. Se non ci fosse la memoria storica non potremmo innovarci e crescere.
Anche se dobbiamo riconoscere che gli errori compiuti dall’umanità, nei secoli, sono stati puntualmente ricommessi, dimostrando che la storia non è sempre maestra di vita.

I grandi di tutti i tempi come Ciro il Persiano, Gengis Khan, Alessandro il Macedone, Cesare o Napoleone si sono perduti perchè avevano avuto la sensazione di essere diventati onnipotenti, cioè avevano perduto il senso del limite, che deve essere sempre tenuto presente da ognuno di noi in qualunque momento ed a qualunque dimensione. Ecco perchè i morti debbono essere la nostra risorsa, perchè hanno compiuto un percorso indicatore di fatti positivi e negativi, dei quali dobbiamo tenere conto.
Far finta di niente, andare avanti alla cieca, pensando di far cose nuove, quando, invece, ci stiamo comportando in modo vecchio è da irresponsabili. Mentre dobbiamo tenere presente il principio di responsabilità, che ci tiene ancorati strettamente alla realtà, non facendoci fare irresponsabili voli pindarici .
Purtroppo, tanta gente è svagata, viaggia liberamente nei sentieri delle chiacchere, non collega i concetti fra di loro e vive una vita senza risultati morali o materiali, che ne vanificano il senso e il contenuto. Non è facile vivere con concretezza, ma è il modo per dare utilità agli altri ed a se stessi.

Ma torniamo al pensiero di Valery: La risorsa dei morti sono i vivi. Se ognuno di noi pensasse di chiudere la propria vita terrena definitivamente con la cancellazione del nostro corpo sarebbe grave. In effetti, noi contiamo di continuare a vivere nella memoria dei vivi. In quanto tali, essi diventano la risorsa dei trapassati.
Quello che ci spinge a fare, a costruire, è la speranza di essere ricordati, possibilmente per le buone azioni e non per le cattive. Per qualcuno di noi è inaccettabile pensare che non esista lo spirito che prosegua dopo aver lasciato il corpo e che quindi possa circolare liberamente come energia nella vita di tutti gli esseri.
La vita e la morte sono due facce della stessa medaglia, è stato più volte ricordato. Guardarne solo una di esse significa perdere di vista l’insieme e quindi non capire le refluenze e le connessioni fra l’una e l’altra. Questo è un modo per affrontare completamente la vita, ma non il solo.

Vi sono altri modi, ma meno completi, che fanno vedere verità parziali. Per esempio, pensare di vivere senza obiettivi, godendosi tutte le piccole vicende possibili, rinviando i problemi senza affrontarli, sviluppando rapporti amichevoli di facciata e non di sostanza. Oppure, guardando alla Signora in nero come fallimento e chiusura di un’esperienza terrena che non abbia alcun seguito.
Bisogna avere la capacità di guardare avanti con uno sguardo allungato al di là della soglia della vita, ritenendosi componente dell’umanità, che non ha limiti di tempo perché l’insieme delle persone ha una funzione continua.
Nessuno di noi comincia o finisce come componente dell’umanità, ma solo come individuo. è bello pensare, ragionare e lavorare per obiettivi comuni soprattutto immateriali, cioè per il benessere di tutti. è godibile lo stato d’animo di chi vede gli altri star bene e si adopera perchè ci sia il maggior numero di persone che godano di questo stato di grazia.
P.S. Quello che scriviamo non è un valore altruistico bensì egoistico: non sembri una contraddizione. è piuttosto uno stato mentale.

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