Dispersione scolastica troppo alta il 37,5% non arriva a diplomarsi - QdS

Dispersione scolastica troppo alta il 37,5% non arriva a diplomarsi

Elisa Latella

Dispersione scolastica troppo alta il 37,5% non arriva a diplomarsi

sabato 07 Agosto 2010 - 00:00

Dati del ministero dell’Istruzione sugli ultimi cinque anni nelle scuole statali: record negativo in Sicilia. L’Isola è seconda solo alla Sardegna. Uno studente su tre non conclude gli studi

PALERMO – In Sicilia 37,5 ragazzi su 100 si iscrivono alle scuole superiori ma non arrivano al diploma. Quasi il 40% non ce la fa.
Anno 2010. Sono trascorsi quasi 40 anni da quando don Lorenzo Milani nel suo libro “Lettera ad una professoressa” denunciava il fenomeno della dispersione scolastica alle scuole medie e alle superiori, accusando una scuola troppo elitaria di non tutelare le classi meno abbienti, rivendicando il tempo pieno come un diritto e rileggendo il diritto allo studio previsto dalla Costituzione come “l’opportunità” di riscatto per i figli dei contadini e degli operai, per i più deboli.
Il libro fece riflettere molte coscienze e, se indubbiamente oggi qualcosa è cambiato, sia nei metodi di insegnamento che nei sussidi agli alunni meno abbienti, continua ad essere troppo alto il numero di studenti che, per motivi familiari, spesso per necessità di lavorare precocemente o per le influenze di particolari contesti, si iscrivono alla scuola superiore senza arrivare il diploma di maturità.
Record negativo in Sicilia, seconda solo alla Sardegna (in quest’ultima regione si registra il 39% degli abbandoni pre-diploma). I dati sono stati pubblicati dal ministero dell’Istruzione, nel consuntivo delle scuole statali italiane riferito agli ultimi cinque anni scolastici: quasi uno studente su tre si iscrive ad una scuola superiore – liceale, tecnico o professionale – ma non arriva a concludere il ciclo di studi. Rispetto all’anno scolastico 2005-06 si sono “persi” il 30,81% degli iscritti.
Le percentuali sono persone. Sono 190.000 ragazzi tra i 14 ed i 19 anni (su circa 615.000 iniziali) che hanno gettato la spugna, che non figurano nemmeno tra i ripetenti. Rispetto a cinque anni fa il dato scende di circa il 2%, ma è troppo poco per consolarsi. La crisi economica ha fatto la sua parte costringendo molti ragazzi ad abbandonare l’Università ed in alcuni casi anche la scuola. 190.000 persone resteranno con un titolo di studio minimo, e quindi saranno costrette, nella maggior parte dei casi, ad accontentarsi di mansioni di livello basso nel mondo del lavoro, spesso premessa per un quasi-analfabetismo di ritorno, perché non stimoleranno alcun desiderio di aggiornamento e di formazione costante, tendendo a far dimenticare anche le competenze acquisite.
Nei licei il tasso di dispersione scolastica si attesta attorno al 20%, anche se nell’ultimo quinquennio in questo genere di istituti si è assistito ad un incremento, pari al 4%. Negli istituti professionali ad oggi i giovani che lasciano sono ancora tantissimi (il 44%, quasi uno su due), ma rispetto al 2005 si è registrata una incoraggiante riduzione di sei punti percentuali. Negli istituti tecnici il numero di studenti che lasciano i banchi di scuola (di poco superiore al 30%) si riduce in media di un punto e mezzo l’anno.
La Sicilia dovrebbe prendere esempio dalle Marche e dall’Umbria. In queste ultime due regioni su cento ragazzi iscritti cinque anni fa, nell’anno scolastico appena concluso 77 erano ancora lì: un tasso di abbandoni del 23%. Alto, ancora troppo alto. Ma in Italia, e lo diciamo con amarezza, è il dato più positivo nella classifica degli alunni che lasciano i banchi.

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