Tirrenia come Alitalia, l’altro rischio - QdS

Tirrenia come Alitalia, l’altro rischio

Antonio Casa

Tirrenia come Alitalia, l’altro rischio

mercoledì 25 Agosto 2010 - 00:00

Il processo di privatizzazione va concluso entro il 30 settembre, pena ulteriori sanzioni dell’Unione europea. Il Pd: “I costi dei debiti non vadano scaricati sui cittadini”. Matteoli convoca i sindacati

ROMA – Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, ha convocato i sindacati per lunedì 6 settembre, alle ore 17.30, per affrontare le problematiche inerenti alla privatizzazione di Tirrenia. Alla riunione, che si terrà presso il dicastero di Porta Pia, parteciperanno anche la Presidenza del Consiglio, i Ministeri dell’Economia, del Lavoro e l’Amministratore straordinario di Tirrenia. In questo modo Matteoli, cerca di scongiurare lo sciopero indetto per lunedì e martedì prossimi, che dovrebbe fermare quasi trenta navi della Tirrenia (e circa 20 mila passeggeri prenotati), indetto da alcune sigle capeggiate dalla UilTrasporti, ma senza l’apporto delle collegate Cgil e Cisl. Ieri a Rimini, il ministro si è affrettato a dire che “c’è il blocco per gli scioperi fino al 5 settembre e voglio arrivare al giorno dell’incontro con qualcosa di serio da portare al confronto con i sindacati. Stiamo trattando per fare rientrare dallo sciopero”.
“Lo sciopero deve essere scongiurato, subito un tavolo con i sindacati a Roma: il Governo deve fare chiarezza su Tirrenia e Siremar”, afferma Vincenzo Gibiino, componente del Pdl della commissione Ambiente e infrastrutture alla Camera, che sulla questione ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. “Lo sciopero creerà enormi danni in termini economici e di disagio per i turisti – aggiunge l’esponente del Pdl – è obbligo del Governo rasserenare i lavoratori, tutelare i posti di lavoro e trovare una soluzione al destino delle due compagnie di navigazione, mantenendo il collegamento con le Isole minori”.
Per il capogruppo del Pd in commissione Trasporti alla Camera, Michele Meta, l’ipotesi spezzatino per Tirrenia sul modello Alitalia “avanzata da esponenti del Governo sancisce il fallimento definitivo della privatizzazione di Tirrenia, operazione avviata con forti criticità e finita peggio”. Meta osserva che “in momenti delicati come questo, con la spada di Damocle dell’Ue che impone di concludere il processo al 30 settembre e le legittime preoccupazioni dei lavoratori dell’azienda, sia opportuna la massima prudenza per evitare caos e disagi ai viaggiatori durante il controesodo”.
Secondo il parlamentare, “l’annuncio della convocazione dei sindacati al ministero dei Trasporti richiesta da giorni e ottenuta solo dopo la minaccia di agitazioni, potrebbe contribuire a rasserenare gli animi e ad invertire la rotta sin qui seguita a patto che si scongiuri un film già visto con la svendita di Alitalia quando fu servita sul velluto – conclude l’esponente del Pd -, la polpa della compagnia ad una cordata di imprenditori, estranei al settore dei trasporti, scaricando i debiti sui cittadini e abbandonando i lavoratori ai loro destini”. Coinvolta nel destino di Tirrenia vi è anche Siremar, la compagnia di navigazione che effettua i collegamenti da e per la Sicilia e le Isole minori, anch’essa oberata dai debiti, con poca liquidità e 1.280 dipendenti.
Da una questione all’altra. Il destino di SicilFiat è ancora tutto da scrivere. Sempre al Meeting di Rimini, l’amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri, ha dichiarato che “le offerte per Termini Imerese restano cinque e saranno presentate al Governo e alla Regione siciliana il 15 settembre”. Invitalia è advisor del ministero dello Sviluppo per lo stabilimento Fiat di Termini e Arcuri ha spiegato “il 15 settembre verrà presentata al governo la prima short list dei progetti insediabili che sarà valutata dal Governo e dalla Regione”. Poi ha concluso: “Le offerte erano 5 e sono 5, non faccio classifiche sarà il governo a decidere”.


Il patron di Moby. Ad Onorato la Siremar non interessa
ROMA – Il presidente Moby Vincenzo Onorato ribadisce il proprio “interesse per l’acquisizione della sola Tirrenia” e annuncia che nei prossimi giorni contatterà “l’amministratore straordinario Giancarlo D’Andrea per avviare una trattativa”.
In una nota, Onorato chiarisce “una volta per tutte” il proprio “punto di vista su occupazione e retribuzione dei marittimi, oggetto di una vergognosa campagna di disinformazione finalizzata a coprire ben altri interessi”. A suo avviso, “il problema occupazione non esiste, anzi bisognerà probabilmente provvedere a nuove assunzioni. A parità di tonnellaggio – spiega – le navi Moby navigano con 115 persone d’equipaggio mentre quelle Tirrenia con 87 persone. Questo anche perché, in pieno agosto, buona parte dei locali sulle navi Tirrenia sono chiusi, offrendo servizi ai passeggeri minimi se non inadeguati e procurando non pochi disagi a chi viaggia”.
Quanto alle retribuzioni, Onorato rileva che “a livello contrattuale, sulle tratte fuori convenzione (Genova-Porto Torres e Civitavecchia-Olbia) dove noi operiamo in concorrenza, i marittimi Tirrenia guadagnano il 30% in meno dei marittimi Moby e, in caso di nostra acquisizione, il mio primo atto sarebbe quello di una giusta integrazione salariale”. Onorato ribadisce, infine, che lo sciopero della Uiltrasporti per il 30 e 31 agosto prossimo, “in questo particolare momento della vita della compagnia è un atto irresponsabile che la condannerebbe definitivamente a morte”.

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