L’Unità d’Italia proclamata in francese - QdS

L’Unità d’Italia proclamata in francese

Carlo Alberto Tregua

L’Unità d’Italia proclamata in francese

venerdì 27 Agosto 2010 - 00:00

I Savoia hanno saccheggiato la Sicilia

Le letture agostane mi hanno fatto scoprire che Camillo Benso conte di Cavour, al Senato, annunciò con queste frasi l’Unità d’Italia. Le Royaume d’Italie est aujourd’hui un fait. Le Roi, notre auguste Souverain, prend lui-meme et pour ses succeseurs le titre de Roi d’Italie.
La Massoneria inglese, che non accettava di essere accantonata dal re borbonico, fu la leva che spinse quel primo ministro a tentare l’annessione del Meridione. Per altro sembra che egli non fosse convinto di costituire uno Stato unitario bensì uno Stato confederale. Ma poi ragioni predatorie (conoscendo le ricchezze che erano depositate nel Sud, soprattutto a Napoli e Palermo), lo convinsero ad utilizzare quel mercenario e guerrafondaio di Giuseppe Garibaldi per infrangere una situazione istituzionale, quella borbonica, ed acquisire l’intero territorio.
Come ricorda Pino Aprile nel suo libro Terroni, la denominazione Italia fu data al territorio inesistente che Bossi chiama Padania quando Roma organizzò l’Impero, mentre la parte meridionale e precisamente la Puglia, venne chiamata Apulia. Ma Italia, nella storia, fu un pezzo di Calabria tirrenica.

La questione meridionale che si contrappone a quella settentrionale, è un falso problema. Quello vero riguarda la parità dei diritti di tutti i cittadini della Penisola, subordinata alla parità dei doveri. I doveri dicono che ognuno deve fare la propria attività e poi guardare se l’altro non l’abbia fatta.
Prima della seconda guerra mondiale, il Sud aveva 1.000 km in meno di linee ferroviarie del Nord. Oggi la questione è peggiorata, anche per effetto della costruzione delle linee ad alta capacità e velocità che, vedi caso, partono da Torino e arrivano a Salerno. Prima dell’Unità, il Sud aveva un reddito procapite superiore a quello del Nord, oggi è sei volte inferiore.
Nel dopoguerra, la Sicilia produceva il 5,6% del reddito nazionale. A distanza di 64 anni produce sempre il 5,6% del reddito nazionale. La nostra Isola è stata depredata del ricco tesoro del Banco di Sicilia, di opere d’arte e di ogni bene prezioso asportato dai predoni del Nord. E siamo diventati gli elemosinati dell’Unità.

Bisogna sfatare anche la questione del brigantaggio meridionale. Quando i piemontesi cercavano di imporre tasse e gabelle che impoverivano ancora di più le popolazioni meridionali, vi fu una naturale ribellione contro queste violente vessazioni e il popolo lottò l’invasione e le supercherie, cosicché questi patrioti del Sud furono denominati briganti e con questo titolo acquisirono il diritto ad essere trucidati in massa.
Non fu esente da questi comportamenti meritori, anche il grande Nino Bixio che a Bronte trucidò innocenti contadini. Ovviamente tutti briganti. Perfino il giornale leghista La Padania pubblica, l’11 agosto 2010, un veritiero articolo dell’ex presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Lorenzo del Boca, in cui è descritta la ferocia del numero due di Garibaldi.
Questo urlò al Senato della Repubblica che le promesse fatte alle popolazioni siciliane erano state tutte tradite, ma non fu ascoltato, e la repressione dei briganti, l’imposizione di tasse e imposte inique portarono al sempre maggiore impoverimento delle regioni meridionali e fra esse di quella siciliana. Cosicché si mise in moto il concetto che l’Italia del Nord era ricca e quella del Sud era povera, ribaltando la verità che prima dell’Unità il Sud era ricco e il Nord, povero. Bell’affare abbiamo fatto. Ed oggi dovremmo festeggiare l’Unità!

La Sicilia dopo l’Unità e dopo la seconda guerra mondiale ha perso la propria identità. Quando un popolo non ha identità, non ha orgoglio e, se non ha orgoglio, la sua politica è vuota, o peggio subordinata agli interessi altrui. è quello che ha fatto la classe politica isolana in questi 64 anni in cui non ha avuto la capacità di far progredire anche di un solo punto il Pil della Sicilia su quello nazionale.
Le stragi e gli eccidi dei Savoia sono minor cosa rispetto alla immane responsabilità di chi ha guidato le nostre sorti in questi 64 anni senza un progetto di Autonomia che mettesse a profitto i grandi tesori che si trovavano.
Nei 31 anni del QdS abbiamo indicato la svolta, molto prima di quello che ha fatto Bossi, con successo, dal 1989 in avanti. Ora occorre attuarla. Subito.

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