Presidio territoriale col “geologo di zona” - QdS

Presidio territoriale col “geologo di zona”

Grazia Ippolito

Presidio territoriale col “geologo di zona”

sabato 18 Settembre 2010 - 00:00

Forum con Gian Vito Graziano, presidente Ordine dei geologi di Sicilia

In che modo il vostro Ordine interviene nel sollecitare, da parte delle istituzioni siciliane, una maggiore attenzione nei confronti dei problemi idrogelogici? Avete sottoposto all’attenzione delle istituzioni, in collaborazione con altri ordini professionali, un documento programmatico?
“Lo abbiamo fatto lo scorso inverno in sede nazionale quando, insieme all’Ordine degli architetti e all’Ordine degli ingegneri, siamo stati convocati a Roma dall’ottava commissione Ambiente. Abbiamo esposto un documento programmatico in cui si chiedevano interventi su diversi fronti: la realizzazione di una cabina di regia per il monitoraggio ambientale, presidi territoriali, interventi in caso di emergenza e attività di prevenzione. Abbiamo inviato lo stesso documento al presidente della Regione, sollecitandolo a intervenire attraverso una revisione del Pai (Piano stralcio di bacino per l’assetto idrogeologico) sia negli aspetti tecnici che in quelli politici. In sede regionale, abbiamo battuto molto soprattutto sulla questione del presidio territoriale, proponendo l’istituzione della figura del “geologo di zona” chiamato a presidiare il territorio monitorandone le criticità”.
Avete in qualche modo contribuito alla realizzazione del Piano casa regionale?
“Anche in questo caso, l’Ordine regionale dei geologi ha presentato alla Regione un documento, suggerendo delle integrazioni e chiedendo che ogni progetto venisse supportato da un elaborato di idoneità idrogeologica. Purtroppo la nostra voce non è stata ascoltata. L’art. 1 del Piano casa indica come finalità dello stesso Piano la prevenzione del rischio sismico e idrogeologico: rimane tuttavia una dichiarazione di intenti, che non viene poi adeguatamente e concretamente sviluppata negli articoli successivi”.
Quali sono i soggetti istituzionali che dovrebbe porre maggiore attenzione alle problematiche idrogeologiche?
“Sono tanti i soggetti istituzionali chiamati in causa: il Genio civile, la Protezione civile, l’assessorato regionale Territorio e Ambiente, la Guardia Forestale. E’ fondamentale dunque creare una cabina di regia in modo da coordinare le attività dei singoli soggetti coinvolti, evitando che la loro presenza sul territorio continui ad essere parcellizzata e scoordinata ed evitando che le competenze di sovrappongono”.
Svolgete attività di sensibilizzazione nei confronti della società civile?
“Il processo di sensibilizzazione delle istituzioni e degli enti pubblici passa attraverso la sensibilizzazione dei cittadini: la percezione del rischio, da parte dei cittadini, crea un movimento di opinioni tale da sollecitare le istituzioni e innescare il cambiamento. Da un anno a questa parte abbiamo lavorato molto su questo aspetto. Nel 2008, nell’ambito delle iniziative promosse per “l’anno internazionale del pianeta terra” abbiamo realizzato nelle scuole la mostra itinerante sul tema “Georischi e Georisorse” in modo da sensibilizzare i giovani sui problemi di natura idrogeologica”.
Cosa è cambiato dopo l’alluvione che ha sconvolto la cittadina di Giampilieri? La catastrofe è servita a sollecitare l’intervento da parte delle istituzioni sul tema del dissesto idrogeologico?
“Non è cambiato assolutamente nulla. Gli abitanti di quelle zone vivono ancora in condizioni di terribile disagio e, dal punto di vista politico, non sono stati fatti avanti nell’ambito della prevenzione. È cambiata solamente la percezione del rischio da parte dei cittadini, adesso più consapevoli di prima delle criticità del territorio siciliano”.
Quali zone della Sicilia sono maggiormente soggette al rischio idrogeologico?
“L’80% dei Comuni siciliani è a rischio idrogeologico: 300 Comuni su 400 hanno almeno un’area a rischio R4 (cioè in cui sono a rischio abitazioni, autostrade e ferrovie). Il Messinese è sicuramente una zona critica. La fascia costiera del versante ionico e una buona parte del territorio agrigentino sono le aree meno a rischio”.

Prevenzione: serve sinergia tra le istituzioni Geologi volontari supportano la Protezione civile

Come giudica l’attività di prevenzione svolta dagli enti locali?
“Manca purtroppo un’adeguata sinergia tra i soggetti istituzionali che operano sul territorio. La Regione dovrebbe meglio utilizzare le professionalità che già possiede nel proprio organico (geologi, architetti, ingegneri) e coordinare in maniera unitaria i vari soggetti (Genio civile, Protezione civile, Forestale, Assessorati e Dipartimenti competenti). Sarebbe inoltre opportuno istituire in Sicilia un’Agenzia che si occupi esclusivamente di difesa del suolo. Nella Regione Marche esiste, ad esempio, un assessorato regionale preposto esclusivamente alla gestione dei problemi del suolo”.
Quali sono state le iniziative più importanti realizzate nel corso della sua presidenza?
“È stato creato un nucleo operativo di geologi, che sostiene le attività dell’Unità di crisi della Protezione civile durante le emergenze. è costituito da volontari che si attivano, a titolo gratuito, per presidiare le aree di crisi, monitorarle e fare una costante analisi dei rischi residui. Il primo gruppo di volontari è stato attivato durante l’alluvione che ha devastato Giampilieri. Dopo quell’episodio, l’Ordine dei geologi ha firmato un protocollo d’intesa con il presidente della Regione impegnandosi a intervenire in caso di emergenza. Sono stati realizzati 9 elenchi di geologi volontari (uno per Provincia) che, in caso di emergenza, saranno chiamati a intervenire gratuitamente per mettere le proprie competenze a servizio della collettività. Sono oltre 3 mila i colleghi che hanno già manifestato la propria disponibilità”.

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