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Palermo – Difensore civico, l’ufficio c’è ma il titolare è da eleggere

Francesco Corvo

Palermo – Difensore civico, l’ufficio c’è ma il titolare è da eleggere

martedì 21 Settembre 2010 - 00:00

L’ultimo mandato affidato all’avv. Antonio Tito è scaduto a febbraio e da allora il posto è vacante. Sette dipendenti operativi, si attende che il Consiglio nomini la figura

PALERMO – Nel mese di febbraio 2010 è scaduto il mandato dell’avv. Antonio Tito, difensore civico del Comune di Palermo dal marzo 2006, causando una condizione di “vacatio istituzionale” dovuta all’attesa dell’elezione del suo successore. Ad oggi, l’ufficio del difensore civico è ancora aperto e i sette impiegati lavorano regolarmente, sebbene il segretario generale Fabrizio Dall’Acqua, nell’attesa che i consiglieri eleggano il nuovo Ombudsman, ha tagliato il numero dei dipendenti dell’ufficio (da quindici a sette). La lentezza burocratica priva, tutt’oggi, il Comune della quinta città d’Italia di un regolare Ufficio del garante dei diritti dei cittadini, così come previsto dalla legislazione regionale.
L’imminente elezione del difensore civico di Palermo (dopo inspiegabili ritardi e silenzi) dovrebbe costituire, sul piano politico ed amministrativo, una ghiotta occasione per avviare, in Consiglio comunale, un severo dibattito sulla reale condizione dei diritti di cittadinanza ed umani in città, al fine di ricercare le possibili soluzioni per una loro effettiva tutela e concreta realizzazione.
Nonostante il Governo italiano, attraverso la Finanziaria nazionale per l’anno 2010 (L. n. 191 del 2009), ha voluto, nel segno della semplificazione e della razionalizzazione dei costi, sacrificare figure come quella del difensore civico, il Comune di Palermo, in controtendenza alla norma nazionale, ha pubblicato il bando per l’elezione del difensore civico, dando la possibilità a 33 concorrenti di occupare la poltrona di garante per la tutela dei cittadini del capoluogo siciliano.
Tra i candidati figurano i nomi di Salvatore Marino (già ragioniere generale del Comune), l’avvocato Lino Buscemi (dirigente dell’ufficio del Garante dei diritti dei detenuti, nonché presidente nazionale del comitato scientifico dell’Associazione Nazionale Difensori Civici Italiani), e l’avvocato Nino Caleca.
Il diritto alla tutela gratuita del cittadino nei rapporti con la pubblica amministrazione è ostaggio, oramai, della ghigliottina della spesa pubblica e l’Avv. Mario Accardi, Coordinatore regionale dell’Andci-Sicilia, dichiara che “appaiono, francamente, strumentali talune sporadiche dichiarazioni polemiche relative ai costi economici dell’Ufficio per giustificare l’improbabile soppressione della figura dell’Ombudsman.
Certo se si prendono come parametro di rifermento recenti fallimentari gestioni di alcuni difensori civici, le rimostranze, peraltro tardive, avrebbero un fondamento anche etico (chi può dimenticare, del resto, le polemiche sulle macchine blu con autista, l’eccessivo personale adibito a staff, le costosi missioni, ecc.?). Ma una cosa è il passato costoso ed insignificante, tutt’altra cosa è il presente che consente, se si agisce con tempestività, severità e rispetto dello statuto, di riannodare i fili per dare vita ad una difesa civica di qualità che, a costi assai contenuti (altro che un milione di euro l’anno!) e con gli attuali poteri previsti dalle norme comunali, potrebbe davvero rendere un servizio utile alla popolazione e all’altezza di una grande area metropolitana moderna ed efficiente”.
“L’Ufficio del Difensore civico (quello vero, indipendente e sottratto al clientelismo di chi lo equipara ad un sottogoverno), ribadisce Accardi, non è un ufficio superfluo! Chi vuole esorcizzarlo eliminandolo, dimostra di avere scarsa sensibilità democratica e insofferenza verso l’istituzione di organi terzi a tutela dei diritti e della legalità. La sacrosanta lotta agli sprechi deve essere condotta senza guardare in faccia nessuno, evitando di colpire la difesa civica che è stata concepita da illuminati legislatori proprio per neutralizzare disamministrazione e sperpero di denaro pubblico”.

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