Il mare a tavola da Massimo - QdS

Il mare a tavola da Massimo

Antonio Iacona

Il mare a tavola da Massimo

giovedì 23 Settembre 2010 - 00:00
Quel pesce, mangiato con lentezza, rivelava tutto il profumo del mare Jonio, della costa catanese che non ha dimenticato di essere parte integrante di un’isola. E il cliente a tratti ne mangiava a occhi socchiusi, a tratti ne contemplava l’odore, il sapore, la freschezza.
Per Massimo Gilletti, chef e ristoratore ormai da una decina d’anni del suo locale: “Al Massimo”, a due passi dal teatro “Vincenzo Bellini”, nel centro storico di Catania, l’episodio ha rappresentato la firma di qualità che adorna ogni piatto da lui preparato con puntiglio e meticolosità. Un piatto guardato con tanto rispetto da avere cura di finirlo piano piano e magari di chiederne il bis. Alle 7 del mattino Gilletti è già tra i mercati rionali, a cercare il pesce migliore, le verdure più fresche, la frutta più bella e colorata di Catania, che a sera presenterà a turisti e catanesi (quasi ogni sera i tavoli sono tutti prenotati!), anche in agosto, per quel senso del dovere che unisce i commercianti e gli esercenti più sensibili alla vita economica della città.
Il segreto, ci spiega, è essere innanzitutto tu stesso un appassionato di gastronomia: allora sai che cosa proponi alla clientela. Poi, avere la voglia di “educare alla tavola” chi si accinge a scoprire i prodotti eccellenti del territorio siciliano. Ed eccolo il menù che meglio rappresenta la cucina etnea dello chef Gilletti: per antipasto pesce crudo, non marinato (c’è differenza, eccome!) e già qui si rivela la freschezza dei prodotti serviti, come a quel cliente rimasto estasiato; per primo la “Mollicata”, mezzepenne ai frutti di mare con mollica tostata, su cui Massimo consiglia un rosso Barbazzale di Cottanera; per secondo tagliata di tonno o filetto di spigola, con capperi e pomodorini, o ancora sarde a beccafico, anche arrosto, il tutto annaffiato con un Etna Bianco Superiore Doc “Barone di Villagrande”; un semifreddo al pistacchio e mandorle potrebbe chiudere la cena oppure il fascino etneo potrebbe continuare con il “biancomangiare”, dolce con canditi e frutta secca, con in calce la firma di un vino liquoroso.

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