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Messina – Giampilieri, l’alba dell’anno dopo, niente fango e tanta desolazione

Messina – Giampilieri, l’alba dell’anno dopo, niente fango e tanta desolazione

venerdì 01 Ottobre 2010 - 00:00

Solo uno su tre abita nei luoghi teatro all’alluvione che causò 37 vittime. Testimonianze e precarietà. Evidenti i segni della tragedia. I lavori per la sicurezza e le case ancora a rischio

MESSINA – A un anno dall’alluvione che l’1 ottobre del 2009 seminò morte e distruzione nei comuni della zona ionica del messinese, causando 37 vittime, i segni di quella tragedia sono ancora evidenti. La frazione di Giampilieri, una delle zone più colpite insieme a Scaletta Zanclea, appare ai visitatori come un paese “fantasma”.
“Solo il 30% dei residenti ha fatto rientro nelle proprie abitazioni – spiega Corrado Manganaro, presidente del comitato Salviamo Giampilieri -. Molti vivono in case in affitto grazie ai sussidi, mentre 95 persone sono ancora negli alberghi”. Il portavoce sottolinea che fino ad ora sono stati stanziati complessivamente 140 milioni di euro dalla Regione e dal Governo nazionale, mentre ne servirebbero altri 170 per la messa in sicurezza della zona. “I lavori – spiega Manganaro – sono iniziati a febbraio e prevedono l’imbracatura con le reti di parte della montagna per contenere le frane, la costruzione di un grande canale di gronda e di una vasca ai piedi del costone roccioso per contenere acqua e detriti. La morfologia del centro abitato dovrà essere modificata e alcune case saranno abbattute per permettere la realizzazione delle opere”.
Non tutti i residenti però condividono questi lavori: i componenti di un altro comitato, “Salviamo il borgo antico di Giampilieri”, si battono contro la demolizione delle case del centro storico.
Tra di loro anche il finanziere Giuseppe De Luca che nella tragedia ha perso la madre: “Avevamo presentato alla Protezione civile e alla Regione un piano per la messa in sicurezza della montagna e del centro abitato che costava solo 30 milioni di euro, invece preferiscono spendere di più e abbattere le nostre case, uccidendoci una seconda volta perché così distruggono anche le nostre radici”.
Giuseppe Lonia, che nella tragedia ha perso due figlioletti, la moglie e la casa dove viveva, rappresenta l’emblema di questo dramma collettivo: “Ci hanno abbandonato, dopo un anno nulla è cambiato, solo promesse non mantenute. Tutti ormai si sono dimenticati di noi. Ho scritto anche al presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio, ho chiesto un lavoro perché non riuscivo più a fare il camionista. Ho ricevuto tante assicurazioni, ma fino ad ora nessuna risposta concreta”. Ma Lonia chiede sopratutto giustizia: “La magistratura sta facendo il suo lavoro, ma ancora non ci sono colpevoli. Eppure – sottolinea – questa era una ‘tragedia annunciata’”.
Dello stesso parere anche Giuseppe De Luca, 52 anni, che nell’alluvione ha perso la figlia, la moglie e la madre. “Nulla é stato fatto, quando piove mio figlio Dennis trema per la paura. Solo una piccola zona del paese è stata messa in sicurezza mentre in Via Puntale, dove si è registrato il numero più alto di vittime, ancora i lavori non sono partiti. Siamo trattati come se questa fosse una tragedia di serie B”.
Anche Antonio Mangano, il fabbro del paese, si sente tradito dalle istituzioni: “La mia bottega dovrà essere demolita, ma non so quando mi sarà consegnato un altro locale per riprendere l’attività. Non ho più una casa, non ho un lavoro e per la ricostruzione ci vorranno almeno quattro anni”.
D’accordo anche Lillo Muscarà, titolare dell’unico bar del villaggio: “In inverno a Giampilieri ci saranno pochissime persone, molte hanno paura e andranno ad abitare da amici e parenti. Non funziona nemmeno il sistema d’allarme, quando piove non si sentono le sirene che dovrebbero allertare la popolazione. Siamo stati lasciati soli ed è difficile ricostruire i rapporti sociali in queste condizioni. Il mio locale è l’unico punto di aggregazione per le poche persone rimaste in un paese che ormai non esiste più”.

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