Figli e figliastri di mamma Regione - QdS

Figli e figliastri di mamma Regione

Dario Raffaele

Figli e figliastri di mamma Regione

venerdì 08 Ottobre 2010 - 00:00

Lavoro. Figli e figliastri di Mamma Regione.
Consiglio di Stato. Secondo una recente sentenza del Consiglio di Stato la stabilizzazione dei precari del settore pubblico non deve arrecare danno ad altri legittimi aspiranti.
Privilegiati. Chi è entrato nella pubblica amministrazione senza concorso (come invece previsto dall’articolo 97, comma 3, della Costituzione) è un lavoratore privilegiato.

La Regione ha figli e figliastri. Ai primi, i dipendenti a tempo determinato in organico, sta trasformato il contratto che, da gennaio, dopo il superamento di alcune prove che si stanno svolgendo in questi giorni, sarà a tempo indeterminato. Le stabilizzazioni sono state decise con delibera di Giunta n. 271 del 29 luglio che, come ribadito più volte da questo giornale, violano le norme costituzionali e numerose decisioni e sentenze emesse negli anni da diversi organi giurisdizionali.
I figliastri sono i 236.000 disoccupati siciliani (censiti dall’Istat per il 2009) che devono avere pari diritto al lavoro ma che la Regione discrimina. Per fermare questa pratica incostituzionale c’è tempo fino al 19 ottobre per presentare ricorso al Tribunale amministrativo regionale.
Vanno avanti presso le sedi degli uffici del Lavoro e dei Centri per l’impiego delle nove province siciliane, le prove d’idoneità per la stabilizzazione di quasi 5.000 precari regionali per le categorie “A” e “B” negli uffici della Regione. Stabilizzazioni decise con delibera di Giunta n. 271 del 29 luglio che, come ribadito più volte da questo giornale, violano le norme costituzionali e numerose decisioni e sentenze emesse negli anni da diversi organi giurisdizionali.
Circa la necessità di inserire 5.000 nuovi dipendenti a tempo indeterminato nei ranghi della Regione si nutrono molte perplessità. Innanzitutto per il buco in bilancio di circa due miliardi, e poi per il semplice motivo che, per quanto queste persone possano essere (e non lo vogliamo dubitare) preparate e competenti nel loro lavoro, risultano comunque “eccedenti” quella che dovrebbe essere l’ottimale dotazione organica della pubblica amministrazione di una regione che, con 5 milioni di abitanti, conta già, senza che sia stato deciso in alcun Piano aziendale, 20.642 dipendenti (fonte: Corte dei Conti Sicilia) contro i 3.129 di una regione, la Lombardia, che di abitanti ne ha il doppio.
È inutile continuare a mentire, dicendo che si tratta di “stabilizzazioni”. Si tratta di vere e proprie assunzioni. Come dovrebbe chiamarsi la stipula di un contratto ex novo, firmato tra datore di lavoro e dipendente? In quanto nuove assunzioni e in quanto inerenti l’amministrazione pubblica, è giusto che alle selezioni possano accedere tutti gli aventi diritto. Tiriamo in causa, quindi, i 236.000 disoccupati siciliani (censiti dall’Istat per il 2009) che devono avere pari diritto al lavoro, perché “Mamma Regione” non può permettersi di avere figli e figliastri.
Abbiamo invitato questo esercito di disoccupati (di cui 84 mila in possesso di diploma e 19 mila di laurea) a presentare domanda di assunzione con raccomandata A/R (inviandoci una copia per conoscenza al nostro indirizzo mail), innanzitutto al dipartimento regionale della Funzione pubblica e del personale della Regione (è possibile vedere il facsimile di domanda in pagina e scaricarlo sul nostro sito internet: www.qds.it), quindi alle altre amministrazioni pubbliche che intendono stabilizzare i propri dipendenti a tempo determinato. Numerosissime sono state le domande pervenute al nostro indirizzo di posta elettronica.
Ma per chi volesse giustizia relativamente ai propri diritti lesi dalle stabilizzazione dei precari regionali in corso d’opera, la strada maestra da seguire è quella del ricorso al Tribunale amministrativo regionale, da effettuarsi entro il 60° giorno dalla pubblicazione sulla Gurs della circolare che ha dato il là a questa pratica incostituzionale, per chiedere che venga sospesa l’efficacia. Considerando che la circolare di cui sopra è stata pubblicata sulla Gurs il 20 agosto, c’è tempo per presentare il ricorso fino al 19 ottobre. I siciliani tutti vogliono giustizia. Al presidente di tutti i siciliani e all’assessore alla Funzione pubblica chiediamo spiegazioni in merito a questa discriminazione.

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