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Palermo – Fabbricati sconosciuti al Catasto. 63 mila “fantasmi” da scacciare

Alessandro Petralia

Palermo – Fabbricati sconosciuti al Catasto. 63 mila “fantasmi” da scacciare

sabato 16 Ottobre 2010 - 00:00

Capoluogo in testa con oltre 6000 immobili. Seguono Monreale, Partinico, Carini e Misilmeri. L’Agenzia del Territorio completa il censimento: un’irregolarità ogni 20 abitanti

PALERMO – Sono 62.869 gli immobili fantasma in tutta la provincia: uno ogni 20 degli oltre 1,2 milioni di abitanti che popolano il territorio del capoluogo. Una piaga che non conosce fine, che non è certo una novità ma di cui ora abbiamo dati precisi, Comune per Comune.
L’Agenzia del Territorio infatti, in forza del Decreto legge 3 ottobre 2006 n. 262, ha avviato un processo di rilevamento dei fabbricati non dichiarati al catasto che ha dato degli ottimi risultati; grazie alle tecniche di telerilevamento aereo è venuto fuori un intero mondo parallelo di cui sapevamo l’esistenza ma di cui non avevamo precisa contezza, quello appunto dei fabbricati non dichiarati, detti anche immobili fantasma perché ci sono ma, nelle mappe catastali, sono invisibili.
Fantasmi invisibili anche al fisco: oltre al danno urbanistico ed ambientale di un’edificazione avvenuta al di fuori di qualsiasi controllo e di qualsiasi pianificazione, c’è anche da tenere in considerazione l’evasione delle tasse che comporta il fenomeno. Ici, Irpeg, Ires, Irpef, Tarsu sono le principali imposte evase dalle case fantasma che, se riscosse, andrebbero a rimpolpare notevolmente i bilanci degli enti locali più piccoli, ma anche più vicini ai cittadini, i Comuni, oggi quanto mai sofferenti a causa dei continui tagli dei trasferimenti da parte di Stato e Regione.
Dunque più di un quinto dei circa 300 mila immobili fantasma siciliani si trovano in provincia di Palermo: ma qual è la situazione dei singoli Comuni?
In termini assoluti il Comune con più fabbricati non dichiarati, come dimostra la tabella che pubblichiamo nell’articolo , è proprio il capoluogo, che ne conta ben 6.015: secondo classificato è Monreale (3.527), mentre chiude il podio Partinico (3.411). Seguono poi Carini (2.888) e Misilmeri (2.830).
La “classifica”, almeno per quanto riguarda la top 10 dei Comuni con più fabbricati non dichiarati, si ribalta se prendiamo in considerazione la densità di immobili rispetto alla popolazione residente.
Vediamo infatti come Cacciamo (8.388 abitanti) sia il Comune con la maggiore densità di immobili fantasma: uno ogni 4,8 abitanti. Seguono Corleone (11.363) con un immobile ogni 8,1 abitanti; Partitico (uno ogni 9,1), Misilmeri (uno ogni 9,8) e Cefalù (uno ogni 11,3).
I numeri dimostrano dunque come sia arrivato il momento di porre un freno deciso ad un fenomeno ormai dilagante e di riscuotere il maltolto, in termini di tasse e contributi evase. Si può fare; alcuni Comuni lo stanno facendo. Che i sindaci si diano una mossa.

La riscossione. L’evasione dell’Ici immediatamente recuperabile
PALERMO – Riscuotere le tasse? Si può, quindi si deve. Amministratori e politici non possono più nascondersi: gli strumenti normativi e giuridici per recuperare l’evasione fiscale dalle case non dichiarate ci sono. Almeno per quanto riguarda l’Ici. Il presupposto dell’Ici, ai sensi dell’art. 1 del D.Lgs.504/1992, è infatti “il possesso di fabbricati…a qualsiasi uso destinati”. Il successivo art. 2 definisce fabbricato “l’unità immobiliare iscritta o che deve essere iscritta nel catasto edilizio urbano”. In oltre l’antica normativa catastale di cui al Regio decreto del 13 aprile 1939, n. 652 prevede l’obbligo di iscrizione per “ogni parte di immobile che, nello stato in cui si trova, è di per se stessa utile ed atta a produrre un reddito proprio”. Anche il TUIR 917/1986, all’art. 36 comma 2, dispone che “per unità immobiliari urbane si intendono i fabbricati e le altre costruzioni stabili o le loro porzioni suscettibili di reddito autonomo”. Ci sono dunque milioni di euro da riscuotere: basta che i nostri politici lo vogliano.

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