Catania volti pagina per uscire dal degrado - QdS

Catania volti pagina per uscire dal degrado

Grazia Ippolito e Antonella Guglielmino

Catania volti pagina per uscire dal degrado

sabato 23 Ottobre 2010 - 00:00

Forum con Enzo Bianco, senatore della Repubblica

Qual è il suo giudizio sull’attuale situazione della città di Catania?
“Catania è una città che ha bisogno di voltare pagina rapidamente, di ritrovare l’entusiasmo e avviare una fase di ripresa per risollevarsi dall’attuale situazione di degrado. Tale ripresa non può tuttavia essere promossa secondo le regole della politica tradizionale. Nel governo di una città il colore politico conta poco: ciò che conta veramente è la capacità di creare sinergie tre le energie positive valorizzandole e, allo stesso tempo, tenere a bada le forze negative. Purtroppo la percezione che si ha di Catania, in questo momento, è quella di una città abbandonata a se stessa e priva di una guida forte. Gli episodi di cattiva amministrazione sono sotto gli occhi di tutti”.
Ci faccia qualche esempio.
“Un primo esempio è dato dal modo di gestire la realizzazione di opere pubbliche. Si è parlato per mesi della possibilità di abbattere il cavalcavia del Tondo Gioeni, senza giungere a una decisione concreta. In questo specifico caso, il compito di un buon amministratore sarebbe stato in primo luogo quello di elaborare un progetto, valutarlo in tutti i suoi elementi, sentire il parere dei tecnici e interpellare la cittadinanza per comprenderne la volontà. In secondo luogo, andava presa una decisione, favorevole o contraria, da portare fino in fondo. Altre questioni scottanti sono quelle riguardanti la riqualificazione di corso Martiri della libertà, l’approvazione del Piano regolatore generale e la nomina del nuovo comandante della Polizia municipale”.
Secondo noi il buon amministratore di una città o di una regione, al momento dell’insediamento, deve posi un obiettivo specifico in termini di crescita economica. Un indice della crescita economica è il Pil: la Sicilia dal 1970 al 2009 ha mantenuto il Pil costante (5,6% del Pil nazionale). Questo vuol dire che la nostra economia è ferma da trent’anni. Alla luce di questo, come giudica la situazione economica del capoluogo etneo?
“Dal punto di vista economico la nostra città è letteralmente bloccata e langue in maniera incredibile. Catania ha sempre avuto una forte vocazione commerciale: da questo punto di vista, in passato, è stata un importante punto di riferimento per tutta l’Isola. Adesso a Catania il commercio è morto, travolto dallo sviluppo esasperato dei grossi centri commerciali. è morto perché non è stato in grado di trovare quella via di sviluppo alternativa che, a mio avviso, è rappresentata dalla valorizzazione di nicchie specializzate di elevata qualità. Gli amministratori della città dovrebbero interloquire con i commercianti e aiutarli a innovarsi. Le strade del centro storico dovrebbero trasformarsi in spazi commerciali, in cui gli esercizi adottano strategie di marketing comuni, utilizzano lo stesso stile architettonico e sviluppano un’attività promozionale sinergica”.
Un altro problema che attanaglia, sia il Comune di Catania, che la Regione Sicilia è la complessità della macchina amministrativa. Il Comune ha 3 mila e 680 dipendenti, ma non possiede un piano aziendale che giustifichi tali numeri e ne indichi la funzionalità.
“Da questo punto di vista la città, negli ultimi anni, ha fatto notevoli passi indietro. Nella gestione della macchina amministrativa, manca una componente fondamentale: la progettualità. Per quanto riguarda i dipendenti, manca un piano che indichi chiaramente quali ambiti professionali sono coperti dal personale interno e quali attività, invece, vanno delegate a professionisti esterni. Il processo di informatizzazione di molte procedure amministrative rappresenta un grande vantaggio per le pubbliche amministrazioni, a condizione che venga fatta bene. Ma questo a Catania non avviene. Molti servizi al cittadino, un tempo funzionanti, non ci sono più. Faccio giusto un esempio. Circa dieci anni fa un imprenditore catanese inventò “pronto anagrafe” un servizio offerto dal Comune che permetteva ai cittadini di richiedere telefonicamente i certificati e di riceverli a casa pagando solo mille lire. Era un servizio efficiente e funzionale che adesso non c’è più”.

Instabilità politica nazionale, regionale e comunale ma il voto anticipato non è un fatto positivo

A suo avviso, a livello nazionale, ci sono buone possibilità che si vada al voto anticipato?
“Sono diverse le premesse che lasciano presagire la possibilità di andare al voto in primavera a livello nazionale, ma anche regionale e comunale. Auspico tuttavia che ciò non accada: ritengo che non sia un fatto positivo quello di interrompere una fase legislativa prima della sua naturale scadenza. A livello nazionale, la spaccatura tra Fini e Berlusconi e i contrasti tra Pdl e Lega Nord sono indicativi di una certa instabilità e di mancata coesione. Già da qualche tempo, infatti, la possibilità di elezioni anticipate è al centro del dibattito politico”.
A livello regionale?
“A livello regionale la situazione non cambia. Il presidente della Regione ha cambiato maggioranza ben quattro volte in soli due anni e mezzo. Il Pdl si è diviso. Anche all’interno del Pd vi sono forti divisioni interne, legate soprattutto alle diverse posizioni riguardanti l’appoggio al governo Lombardo. Allo stato attuale mancano dunque le condizioni per governare efficacemente un territorio difficile come quello siciliano”.
Il sindaco di Catania Raffaele Stancanelli, a suo avviso, arriverà alla fine del mandato?
“L’amministrazione di Stancanelli non ha la maggioranza in Consiglio comunale e questo rappresenta un forte elemento di instabilità. Per ben cinque volte il Consiglio si è riunito, ma la seduta non ha avuto inizio per mancanza del numero legale”.

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