No ai termovalorizzatori, puniti con delibera - QdS

No ai termovalorizzatori, puniti con delibera

Marina Pupella

No ai termovalorizzatori, puniti con delibera

mercoledì 03 Novembre 2010 - 00:00

La storia dei dirigenti Genchi e Pellerito, rei di aver detto no agli inceneritori. “Da 4 anni pagati per non lavorare”. Il governo Lombardo ha prima accolto il ricorso per poi riconfermare la delibera del dg

PALERMO – Da circa quattro anni due dirigenti della Regione vengono pagati per non far nulla. Proprio nulla. Non si tratta, però, di un classico caso di sfaticati della Pa, ma al contrario di due persone serie nelle loro valutazioni di ordine tecnico di non asservimento alle posizioni dominanti della politica governativa e dei vertici burocratici dell’amministrazione.
Solo che invece di essere premiati e valorizzati per il loro impegno, Gioacchino Genchi ed Alessandro Pellerito, funzionari dell’assessorato regionale al Territorio e ambiente, sono stati puniti dall’amministrazione perché “rei” di aver espresso parere negativo in merito alla realizzazione dei quattro mega inceneritori in Sicilia.
I due raccontano una triste storia di vessazioni, ingiurie, minacce- in una parola di mobbing. Si tratta di due dei soli tre chimici in organico alla Regione, raccolta e descritta in lungo dossier presentato alla stampa dalla Fp Cgil Sicilia. Che senza mezzi termini denuncia: “Nei loro confronti l’amministrazione regionale ha avviato deferimenti, sospensioni ed un crescendo di accuse rivelatesi false e pretestuose”.
La revoca degli incarichi risale esattamente a 3 anni e 10 mesi fa e porta la firma dell’allora dirigente generale Pietro Tolomeo, ma da allora i due dirigenti, si legge nel documento, “sono stati vittime di altre vessazioni”.
Così Genchi e Pellerito, che nel frattempo hanno vinto tutti i ricorsi amministrativi presentati, restano ancora oggi senza alcun incarico, pagati per non lavorare. Tanto che Pellerito ha chiesto l’aspettativa ed ha anche lasciato l’Isola.
Genchi, invece, è rimasto lì nella sua stanza dove ogni giorno, dopo aver timbrato il cartellino, cerca di ammazzare il tempo navigando su internet per tenersi sempre aggiornato sulle ultime novità in campo chimico, la sua specialità.
Uno studioso e ricercatore, Genchi, che nel suo curriculum vanta circa 60 pubblicazioni scientifiche in Italia e all’estero, ventotto anni nella pubblica amministrazione e quattro al Cnr.
Eppure queste, non gli sono servite da scudo quando nel 2005, con l’allora governo Cuffaro, diedero il loro insindacabile nicht ai termovalorizzatori, cosa che gli procurò cinque mesi di fermo, giusto il tempo perché le ditte appaltatrici chiedessero ed ottenessero le autorizzazioni dal ministro Matteoli.
Ma per quale ragione i due tecnici si opposero fermamente alla realizzazione dei termovalorizzatori? “Perché non termovalorizzano proprio niente- spiega Genchi- sono solo degli inceneritori e basta, perché il bilancio energetico fra le sostanze bruciate, ad esempio i materiali in plastica, e l’energia che occorre per rifarli è da 3 a 5 volte inferiore rispetto a quella necessaria per ricostruirle. E non stiamo trattando poi delle complicazioni ambientali. Comunque, dopo la revoca voluta da Tolomeo – si sfoga Genchi – sono state prese altre misure che definire vessatorie è poco. Il 3 aprile del 2009, la giunta ha deliberato l’inibizione dagli incarichi in base alla revoca di Tolomeo e ad una presunta nuova valutazione negativa del nostro lavoro. Valutazione che non c’è mai stata e che due commissioni d’indagine hanno appurato essere incompleta. In ogni caso, sulle schede di valutazione, ancora incomplete, il punteggio è superiore a quello che determina una votazione negativa: 58 a fronte di 50 per me e 67 per Pellerito”.
La vicenda con i governi Lombardo assume anche aspetti paradossali. Per risolvere una volta per tutte la questione, Genchi e Pellerito nel 2007 si sono rivolti direttamente al presidente della Regione, inviandogli un ricorso straordinario. L’iter che prevede un parere preliminare dell’ufficio legale ed uno successivo del Cga, si è concluso nel 2009 dopo la decisione della giunta che ha accolto il ricorso e annullato la revoca dagli incarichi. Questo fino all’estate scorsa, quando il Lombardo ter ha riconfermato la vecchia delibera dell’era Sorbello. “Lombardo contro Lombardo, si potrebbe dire. Con una assurdità di fondo: sono stati confermati atti e sanzioni che nel frattempo si erano estinti”.

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