Gect: opportunità di sviluppo fallimentari - QdS

Gect: opportunità di sviluppo fallimentari

Giacomo Giusto

Gect: opportunità di sviluppo fallimentari

sabato 13 Novembre 2010 - 00:00

Gruppo europeo di cooperazione territoriale introdotto col regolamento n. 1082/2006 per le regioni svantaggiate. La Sicilia ha preso parte solo al Gect Archimed con les Illes Balears e con Larnaca District (Cypro) 

PALERMO – L’importanza della cooperazione tra territori, finalizzata alla elaborazione e realizzazione di strategie di sviluppo locale che possano affrontare efficacemente, perché più direttamente, le sfide poste in essere dalla globalizzazione, dalla crisi dei mercati finanziari e dalla stessa debolezza degli stati nazionali, è “certificata” dal fatto che l’Unione Europea ne ha costituito uno specifico Obiettivo nell’ambito Programmazione dei Fondi Strutturali per il periodo 2007-2013. Vi sono però altri strumenti di tipo giuridico che possono sicuramente agevolare il processo di cooperazione tra territori ma che stentano ancora ad affermarsi : si tratta del G.E.C.T e della Macroregione. In questo primo intervento esaminiamo le caratteristiche del Gect.
Il Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale (Gect) è uno strumento giuridico europeo che consente ad autorità territoriali appartenenti a Stati diversi di istituire gruppi di cooperazione con personalità giuridica. È stato introdotto il 5 luglio 2006 dal regolamento (CE) n. 1082/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio. Esso opera nell’ambito della politica di coesione economica e sociale, che con il trattato di Lisbona è divenuta anche “territoriale”. Ad essa si riferisce anche l’art. 174, che rivolge un’attenzione particolare “alle regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali”, fra cui le regioni insulari. In sostanza il Gect consente di stipulare dei ”patti territoriali” transnazionali, concordati direttamente con le istituzioni europee, senza la mediazione degli Stati nazionali e rappresenta dunque una novità istituzionale di importanza strategica per la costruzione di una vera Europa delle Regioni.
Per le sue finalità il Gect può dotarsi di un’organizzazione, disporre di un patrimonio ed assumere del personale. Il Gect potrebbe, esemplificativamente, organizzare un servizio di trasporto o di sanità transfrontaliero, gestire un progetto o un programma cofinanziato dal Fesr (nell’ambito, ad esempio, dei programmi dell’obiettivo 3 «cooperazione territoriale», ex Interreg), gestire un progetto all’interno del Programma quadro di ricerca e sviluppo tecnologico ecc. I soggetti che possono costituire un Gect sono Regioni, autorità locali o nazionali, organismi di diritto pubblico e associazioni: essi devono stipulare una convenzione e adottare uno statuto, da notificare poi alle autorità nazionali competenti che hanno tre mesi di tempo per autorizzare la partecipazione dei potenziali membri e che devono motivare un eventuale rifiuto facendo appello al regolamento istitutivo.
I membri di un Gect devono risiedere sul territorio di almeno due Stati membri, tuttavia è anche possibile istituire un Gect alle frontiere esterne dell’UE purché la legislazione dei paesi terzi interessati o gli accordi tra questi e gli Stati membri lo consentano.
La Sicilia ha costituito con il Govern de les Illes Balears e con la Larnaca District Development Agency (Cypro) il G.e.c.t. “Archimed” (Arcipelago delle Isole del Mediterraneo), che ha sede a Taormina, per riunire tutte le grandi regioni insulari poste a Sud dell’Ue, protese verso la frontiera meridionale.

Nascono pochissimi Gect: troppi ostacoli procedurali
Entro la metà del 2011 la Commissione Europea dovrà presentare la prima relazione sull’attuazione del Reg.to 1082/2006 istitutivo dei G.E.C.T., con eventuali proposte di modifica, mentre il Comitato delle Regioni dell’U.E. ha già promosso un “parere di iniziativa”.
Si è constatato che nascono pochissimi G.E.C.T. e , come evidenziato in un recente convegno organizzato a Taormina dalla Presidenza della Regione Siciliana, ciò potrebbe essere l’effetto di norme nazionali restrittive e di ostacoli procedurali, nel frattempo intervenuti. Nell’occasione è stata illustrata una proposta di modifica del regolamento 1082/2006, che mira proprio a limitare il potere di intervento dei parlamenti, dei governi e delle burocrazie nazionali sulle procedure di “associazione” delle regioni e delle amministrazioni locali ai Gect. Ed è comunque necessario creare un forum interistituzionale permanente, per far maturare proposte “dal basso” e cercare di costruire e governare meglio l’evoluzione che conduce alle nuove dimensioni dell’Europa.

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