Una terra che dà lavoro ai giovani non costretti a lasciare la loro Isola - QdS

Una terra che dà lavoro ai giovani non costretti a lasciare la loro Isola

Una terra che dà lavoro ai giovani non costretti a lasciare la loro Isola

mercoledì 17 Novembre 2010 - 00:00

Le pagine del futuro: “La Sicilia che vorrei” secondo il liceo scientifico Alessandro Volta di Caltanissetta. Una Sicilia virtuosa che investa in risorse rinnovabili e sfrutti al massimo i siti turistici

Risolvere le problematiche della Sicilia, il cui territorio ricco di potenzialità non viene ben utilizzato, non è del tutto impossibile.
L’arretratezza culturale, sociale ed economica viene, in maniera superficiale, attribuita alla mafia, ma questa non può essere considerata il principale problema della nostra amata terra. Essa riesce ad assumere potere facendo leva sulla debolezza di politici facilmente corruttibili, senza i quali non avrebbe potuto svilupparsi e radicarsi nella società. Bisogna, quindi, procedere attraverso un ricambio di coloro che ci governano affinché si battano per degli ideali concreti e non per dei fini individuali.
Sarebbe proficuo investire sulle risorse rinnovabili, di cui la nostra terra è ricca, come l’utilizzo dell’energia eolica e quella solare, che garantirebbero un’economia autosufficiente, assicurando alle famiglie ingenti risparmi.
Un decisivo sviluppo economico potrebbe essere apportato dalla cooperazione tra i diversi siti turistici presenti nel nostro territorio, ricordando che la Sicilia è la regione italiana che presenta il maggior numero di patrimoni dell’UNESCO; si dovrebbero sfruttare le risorse finanziarie per creare strutture turistiche adeguate, capaci di garantire servizi efficienti anche a visitatori stranieri. Parallelamente occorrerebbe potenziare l’area portuale dell’intera regione, per fare in modo che la nostra terra occupi un ruolo considerevole come cerniera euro-mediterranea nel traffico delle merci.
Vorrei una Sicilia dove i giovani abbiano la possibilità di scegliere fra diverse, specifiche ed efficienti facoltà universitarie e successivamente avere buone opportunità di lavoro senza dover abbandonare la propria città ed essere presenti per assistere i nostri cari quando essi avranno bisogno.
Vorrei non dover spiegare a mio figlio perché un Uomo ha bisogno della scorta anche mentre compra il pane.Vorrei che non fossimo abbandonati al nostro retaggio di “Sicilitudine” e che il nostro territorio non rimanga una macchia nera, ma ritorni a splendere come una perla bianca nel Mediterraneo. La Sicilia che vorrei non deve essere un sogno lontano, ma una realtà possibile. La speranza sarà l’ultima a morire.

La classe V S

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