Corallo, avorio, madreperla, alabastro. In Sicilia la preziosità del presepio - QdS

Corallo, avorio, madreperla, alabastro. In Sicilia la preziosità del presepio

Antonio Casa

Corallo, avorio, madreperla, alabastro. In Sicilia la preziosità del presepio

venerdì 17 Dicembre 2010 - 00:00

L’Isola è sempre stata caratterizzata dalla grandiosità della mangiatoia, nella fattura e nei materiali impiegati. Ma è lavorando la terracotta che gli artigiani hanno raggiunto la massima qualità, tra i XVIII e XIX secoli

Il termine presepio deriva dal latino praesepium, che significa mangiatoia, Per ricordare che, come narrato dall’evangelista Luca, il Figlio di Dio nacque in un umilissimo luogo.
La Sicilia è sempre stata caratterizzata dalla grandiosità e dalla preziosità dei presepi, sia come fattura, sia anche per i materiali impiegati: corallo, argento, avorio, madreperla, alabastro.
“Ve ne sono di tanto grandi da occupare una, due stanze e più, a’ quali si accorre come grande spettacolo” scriveva il folklorista Giuseppe Pitrè, parlando dei più bei presepi palermitani dei suoi tempi cita quello della chiesa dell’Olivella, opera del signor Morvillo, un lavoro di arte stupenda di prospettive e paesaggi.
Ma i più abili presepisti si trovavano – e si trovano – in provincia di Catania: a Caltagirone, capitale della ceramica. La migliore produzione qualitativa di presepi in terracotta policroma si ebbe tra la fine del Settecento e la prima metà del secolo successivo grazie all’attività prima della bottega di Giacomo Bongiovanni e Giuseppe Vaccaro, zio e nipote. Le figurine di Vaccaro ottennero riconoscimenti nell’intera Europa e furono esposte nel British Museum di Londra e nel museo di Monaco di Baviera. Giuseppe ormai vecchio, con i figli Salvatore e Giacomo e il giovanissimo allievo Giacomo Azzolina, realizzarono anche i sessanta splendidi figurini per il grandioso presepe approntato da padre Benedetto Papale, anch’egli calatino, per la chiesa modicana di Santa Maria di Betlem, considerato l’esempio più alto e complesso di quest’arte in Sicilia.
Ma il presepe non era solo in terracotta: il trapanese Giovanni Antonio Matera, per esempio, utilizzava la tecnica detta di tila e codda, da lui innalzata a inarrivabili livelli di perfezione, tanto che vendette sue opere ai reali di Baviera.
Matera – i suoi presepi sono esposti, oltre che nel museo di Monaco, anche nel Pepoli di Trapani e nel Pitrè di Palermo, – impiegava gli stessi sistemi utilizzati per creare statue d’altare e i gruppi grandezza naturale realizzati per la processione trapanese dei Misteri: le figure intagliate nel legno di tiglio venivano rivestite di stoffa trattata con colla.
Ma gli abili artigiani siciliani pensavano presepi anche per le famiglie aristocratiche siciliane e persino per i re di tutt’Europa. Così, sempre a Trapani, a partire dal Rinascimento, per la fattura dei presepi si utilizzarono materiali preziosi, e in particolare il corallo. Impiegato da solo, come avvenne all’inizio, o insieme all’avorio, all’argento, alla madreperla, all’osso, all’alabastro e alle conchiglie, come avvenne nel periodo barocco e rococò. Splendidi esemplari di questi tipi di presepio sono esposti nei musei Pepoli dì Trapani e Cordici di Erice.
Ma oltre alla perfezione nei presepi più ricchi la Sicilia può vantare anche quella nelle più povere rappresentazioni della Natività: alla fine dell’Ottocento infatti il messinese Letterio Allegra riuscì a mettere a punto una tecnica raffinatissima per la realizzazione di figurini utilizzando la cartapesta. E sul suo esempio si modellò un’intera scuola di presepisti.

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