Fotovoltaico e mazzette, Marino vuole “indagini interne” - QdS

Fotovoltaico e mazzette, Marino vuole “indagini interne”

Massimo Mobilia

Fotovoltaico e mazzette, Marino vuole “indagini interne”

martedì 15 Marzo 2011 - 00:00

Dopo l’arresto del deputato Vitrano, l’assessore all’Energia ha dato un segnale forte dopo la firma del protocollo di legalità con la Guardia di Finanza. “La criminalità è attirata dalle risorse pubbliche, bisogna proteggere il settore con l’imprenditoria e la burocrazia sana”

PALERMO – Il caso ha scosso l’opinione pubblica siciliana e l’intera classe politica dell’Isola dominando le cronache dell’ultimo weekend. Stiamo parlando dell’arresto del deputato regionale del Pd, Gaspare Vitrano, che è stato sorpreso con le “mani nel sacco” (è proprio il caso di dirlo) a Palermo mentre intascava da un imprenditore una “mazzetta” da 10 mila euro in contanti per velocizzare una pratica relativa ad un impianto fotovoltaico. Sarebbe stata la stessa vittima a denunciare la richiesta di tangente facendo scattare l’operazione delle Forze dell’ordine.
Rilevati i margini per accusare Vitrano del reato di “concussione”, ieri, il Gip di Palermo Michele Alajmo, ha disposto la custodia cautelare in carcere per l’ormai ex deputato del Pd, e anche per l’ingegnere Pier Giorgio Ingrassia, direttore dei lavori al cantiere di Roccamena (Pa), arrestato insieme Vitrano per aver presumibilmente concorso al reato, facendo da tramite con l’imprenditore.
Il giudice Alajmo, che ha motivato il provvedimento con il pericolo di reiterazione del reato, ha inoltre fissato un termine di 90 giorni per acquisire nuovi elementi nell’inchiesta della Procura che intanto procede spedita (vedi servizio a pag. 4) per capire se si tratti di un episodio isolato di concussione o se, come sospettano gli inquirenti, piuttosto di una prassi ormai comune.
Intanto, la parte accusata, nelle vesti del legale di Gaspare Vitrano, Vincenzo Lo Re, deciderà nei prossimi giorni se presentare istanza al Tribunale del riesame.
L’episodio ha inevitabilmente scosso anche la giunta regionale, e in particolare l’ex prefetto e assessore all’Energia, Giosuè Marino che sempre ieri, a margine della firma di un protocollo di legalità su rifiuti e energia sottoscritto tra Regione e Guardia di Finanza, ha dichiarato di essere pronto a “svolgere indagini interne”, sulla base delle notizie che acquisirà, ammettendo “di sapere poco al momento, del caso specifico”.
“Al di là del singolo caso – ha aggiunto Marino – noi operiamo in un settore cruciale e sensibile in cui è necessario tenere sempre massima l’attenzione, attenzione che stiamo cercando di apportare tramite una riorganizzazione e una rifunzionalizzazione degli uffici da una parte, e dall’altra parte attraverso la realizzazione di strumenti complementari al quadro normativo di prevenzione”.
“È indubbio – ha concluso – che dove ci sono risorse pubbliche la criminalità ha forte interesse a starci dentro e che ci possano essere delle complicità. Sto lavorando affinché questo sia un settore blindato a garanzia dell’imprenditoria sana e della burocrazia sana”.
Strana coincidenza quella che ha voluto ieri la firma del protocollo di legalità con la Finanza, proprio all’indomani dello scoppio del “caso Vitrano”. Dubbi, però, che l’assessore Marino ha voluto prontamente fugare. “Questa è un’attività che sto portando avanti da tempo – ha detto – è chiaro che per definire certi strumenti, prima che possano essere formalmente adottati, occorrano tempi lunghi. I rapporti con il Comando della Guardia di Finanza risalgono ampiamente nel tempo”.
“Non si inventa un’amministrazione nell’arco di un mattino”, ha tuonato Marino, tenendo a precisare infine che la Regione si sta impegnando anche per portare avanti “la standardizzazione delle procedure degli assessorati, l’informatizzazione che permetterà maggior trasparenza, e il turnover che sottostà ad un codice antimafia già sottoscritto da tempo”.

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