Acqua, gli sprechi non si contano - QdS

Acqua, gli sprechi non si contano

Bartolomeo Buscema

Acqua, gli sprechi non si contano

mercoledì 23 Marzo 2011 - 00:00

Ieri celebrata la Giornata mondiale per le riflessioni sulla fondamentale risorsa della vita. Nell’isola persa la metà dell’oro blu convogliata in rete, mentre i costi aumentano

CATANIA – Secondo stime attendibili, l’acqua non potabile e gli impianti igienici inadeguati sono all’origine dell’80 % di tutte le malattie presenti nei Paesi in via di sviluppo. A ciò si deve aggiungere che ogni giorno, circa 6.000 bambini muoiono per malattie causate da acqua inquinata. Pur alla presenza di estese aree con carenze idriche croniche, nel secolo scorso, il fabbisogno d’acqua è raddoppiato rispetto al tasso di crescita della popolazione. Nel Pianeta blu c’è bisogno di sempre più acqua, che quantitativamente è la stessa che c’era nell’epoca romana quando gli abitanti erano circa 300 milioni.
Oggi siamo circa 6,7 miliardi, di cui 2,8 miliardi di persone vivono in zone di alto stress idrico. è un dato che secondo studi recenti probabilmente salirà a 3,9 miliardi entro il 2030. La scarsità d’acqua evidentemente non influenza solo la salute; ma ha anche che a che fare con l’agricoltura. A livello globale si stima che la penuria d’acqua potrebbe ridurre i raccolti mondiali di grano del 30 %, equivalente a tutto il grano coltivato negli Stati Uniti e in India.
Oltre alla scarsità dell’acqua, c’è anche il problema della cattiva qualità che specialmente nei Paesi poveri ha incrementato le malattie diarroiche, come il colera, febbre tifoide e dissenteria. Alla qualità dell’acqua è anche legato il tracoma (un’infezione agli occhi che può portare alla cecità), la peste e il tifo.
Ma il problema dell’acqua è anche foriero di conflitti tra i popoli. Attualmente se ne contano cinquantacinque di cui quarantuno in dodici stati dell’America Latina: sette in Ecuador sette, sei in Argentina, cinque in Cile e Bolivia, quattro in Colombia, tre in Guatemala, due in Brasile, Messico e Perù, uno in Venezuela, Panama, Paraguay.
Anche in Africa ci sono conflitti per l’approvvigionamento d’acqua :due in Nigeria e in Sudan, uno in Lesotho e Ghana.
Paradigmatico è l’inquinamento del delta del Niger a causa dell’industria di estrazione del petrolio che costringe le popolazioni vicine a spendere circa il 20% del loro reddito per acquistare l’acqua potabile in mano a pochi gruppi ,in alcuni casi militarizzati.
Quanto all’Asia di conflitti se ne contano otto:quattro in India, due in Kurdistan, uno del Bangladesh e uno in Nepal.
E’ una mappa sconvolgente che fa da sfondo alla Giornata mondiale dell’acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, che oggi, 22 marzo, è celebrata con convegni e giornate di studio, per riflettere e attirare l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale su una questione cruciale dei nostri tempi. Ma non basta. Tocca ai governi, alle organizzazioni coinvolte fornire un adeguato piano mondiale di equo accesso all’acqua.
Tocca anche a noi, cittadini sciuponi del Primo mondo, imparare a non sprecare nostra “sorella acqua”. E’ una sfida vasta e complessa, la cui soluzione non è certamente dietro l’angolo, ma che vale la pena di affrontare con determinazione.
In Sicilia, dove circa la metà dell’oro blu immesso si perde nella rete, l’acqua per uso domestico costa mediamente 279 euro all’anno, a fronte di una spesa a livello nazionale pari a 270 euro. Solo in cinque regioni costa di più che nell’Isola: Toscana (369 euro), Umbria (339 euro), Emilia (319), Puglia (312) e Marche (312). I dati sono quelli di Cittadinanzattiva, secondo cui “una delle città dove in assoluto l’acqua costa di piu’ in Italia è siciliana: con una spesa di 419 euro, Agrigento è preceduta in questa particolare classifica solo dalle toscane Firenze, Pistoia e Prato dove il servizio arriva a costare 421 euro all’anno”. Enormi le differenze di costo tra le diverse città: a Siracusa il servizio idrico integrato costa 213 euro in meno che ad Agrigento, a Catania addirittura 232 euro in meno.

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