Inchiesta sulla “bomba” Pasquasia - QdS

Inchiesta sulla “bomba” Pasquasia

Rosario Battiato

Inchiesta sulla “bomba” Pasquasia

mercoledì 30 Marzo 2011 - 00:00

Caputo attacca Pier Carmelo Russo. Iniziati gli interrogatori. Il consegnatario della miniera, La Rosa, preferisce non rispondere. “Omissioni e ritardi del governo regionale nelle operazioni di bonifica”

ENNA – L’inizio degli interrogatori presso la Procura della Repubblica di Enna per l’ex miniera di Pasquasia coincide con l’apertura del dibattito per il ripristino del sito e il conseguente riavvio dell’attività estrattiva nella provincia che fino a un paio di decenni fa occupava migliaia di lavoratori dell’ennese e del circondario. Sul fronte dell’inchiesta, intanto, si è avvalso della facoltà di non rispondere Pasquale La Rosa, consegnatario del sito, mentre ha deposto Salvino Caputo, presidente della commissione Attività produttive dell’Ars.
La Rosa, consegnatario della miniera di Pasquasia per conto della Regione, rinviato a giudizio per omissione di atti d’ufficio, gestione di rifiuti non autorizzata e crollo colposo di costruzioni, ed ora indagato per disastro ambientale, si è avvalso della facoltà di non rispondere interrogato dal pm di Enna, Marina Ingroglia. Sul fronte politico ha invece deposto, come persona informata dei fatti, il presidente della Commissione Attività produttive dell’Ars, Salvino Caputo.
Secondo la documentazione prodotta dal deputato regionale si evincerebbero, ha spiegato, “le omissioni e i ritardi del governo regionale nelle operazioni di bonifica”. Un’accusa precisa che in questi giorni sarà verosimilmente girata a Pier Carmelo Russo, in merito alla sua azione di assessore all’Energia, e al suo successore attualmente alla guida dell’assessorato che è Giosuè Marino. Secondo Caputo il forte ritardo nella bonifica ha di fatto creato una bomba ecologica che compromette la salute di quanti vivono nella zona. Per avere un’idea di cosa di cose giace nelle profondità dell’ex sito minerario basta riportare le cifre scaturite dalle indagini svolte dall’Arpa, dall’Asp di Enna e Palermo e dai vigili del fuoco: 9 mila quintali di amianto abbandonati, oltre 15 milioni di chili di terreno per 70 mila metri quadri di area che risultano contaminati. Adesso si tratta di disinnescare al più presto questo ordigno mentre parallelamente scorreranno le indagini per l’accertamento delle responsabilità.
Il prossimo 1 aprile, anche se la data sarà presumibilmente spostata per impegni istituzionali, sarà sentito dagli inquirenti Raffaele Lombardo, indagato assieme i due componenti della giunta, sia in qualità di commissario delegato in materia di bonifica e risanamento ambientale, che per il suo ruolo di presidente della Regione. Il momento di riflessione e di indagine sullo stato di abbandono della miniera di Pasquasia, con annesso disastro ambientale, ha costituito anche un’occasione per ragionare sul futuro occupazionale dell’area. “La miniera di Pasquasia – ha spiegato Salvino Caputo, dopo avere deposto come persona informata sui fatti nell’ambito dell’inchiesta sulla minisera di Pasquasia – potrebbe essere sfruttata per almeno 30 anni”. Ovviamente si tratterebbe di una fase su cui cominciare a ragionare in un secondo momento, perché in questo momento la priorità deve essere accordata alla bonifica. “Bisogna prima bonificare e poi riaprire, – ha proseguito Caputo – Non importa sia data all’Italkali, che pur si è resa disponibile, quanto che si riapra per dare lavoro a più di 1.000 persone”.

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