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Palermo – Spiagge: nei fine settimana una giungla di irregolarità

Claudio Di Gesu

Palermo – Spiagge: nei fine settimana una giungla di irregolarità

venerdì 03 Luglio 2009 - 00:00

La striscia di arenile larga cinque metri lungo la battigia dovrebbe essere lasciata libera. Il tutto si svolge senza il minimo controllo per garantire gli standard di sicurezza

PALERMO – All’articolo 1, comma 251, della legge 296/2006 si che è fatto obbligo, per i titolari delle concessioni marittime, di consentire il libero accesso e transito per il raggiungimento della battigia, antistante all’area ricompresa nella concessione, anche al fine della balneazione.
Fin qui tutto bene: giusto e democratico, poiché il diritto all’accesso al mare deve essere di tutti, anche di chi non vuole e soprattutto non può, spendere denaro. Il problema è che, nei fatti, tutto ciò non è possibile. Basterebbe guardare ciò che accade sulle spiagge palermitane (le foto che vedete si riferiscono al lungomare di Capaci, sul tratto che va dalla fine di viale Kennedy verso Punta Raisi, ma il fenomeno è molto diffuso). Il giusto diritto di passaggio per raggiungere il mare da parte di tutti, si è trasformato in diritto di qualcuno a occupare permanentemente la battigia, cioè quella fascia di rispetto di cinque metri che, anche per motivi di sicurezza, dovrebbe essere lasciata sgombra.
Asciugamani, ombrelloni, borse termiche, ma soprattutto tanta gente, che non consente anche agli stessi fruitori degli stabilimenti balneari di raggiungere il mare.
Il tutto mentre dei controlli non c’è nemmeno l’ombra, anche se l’ordinanza n.39/09 del 30/04/09 della Capitaneria di Porto di Palermo all’art. 9 (prescrizioni sull’uso delle spiagge) al comma 6 parla chiaro: “vietata l’occupazione comunque fatta, in modo da impedirne l’uso pubblico, della striscia di arenile larga cinque metri lungo la battigia del mare destinata al libero transito”.
Viene da pensare subito ai momenti di panico che nascono quando un’emergenza improvvisa a mare può diventare fatale, soprattutto se i soccorsi da riva non hanno immediatezza e tempestività. Mai come in questo caso, il non rispetto di quest’ordinanza e delle regole comuni di convivenza, può scongiurare conseguenze nefaste. Una barca di salvataggio che tarda a uscire, una fune che non può essere lanciata per la mancanza di spazio, o una semplice ciambella di salvataggio che tarda ad arrivare, possono essere i risultati di un atteggiamento di chi ritiene, in ogni caso, di potere fare sempre e comunque ciò che vuole.

La Guardia costiera: “Impossibile controllare tutta la zona”
PALERMO – Maurizio Giglio, comandante della Guardia costiera presso la struttura periferica di Isola delle Femmine, paese territorialmente contiguo a Capaci, da noi contattato ci ha riferito: “Sono a conoscenza del problema, che accade soprattutto nei fine settimana. L’esiguità del personale (tre addetti, compreso il comandante), non ci permettono di eseguire con continuità i controlli, soprattutto sulla costa, anche perché non possiamo trascurare la sicurezza a mare”.
“La zona interessata – ha proseguito Giglio – è di diversi chilometri e quindi vi renderete conto come sia materialmente impossibile controllarla costantemente tutta. Peraltro, i nostri interventi, soprattutto sulla disponibilità della battigia, sono visti dai cittadini in maniera impositiva”.
“Mi augurerei – ha concluso il comandante – che quest’aspetto della sicurezza fosse visto dai cittadini come indispensabile”.

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