Crisi edilizia: il pubblico blocca 4 miliardi - QdS

Crisi edilizia: il pubblico blocca 4 miliardi

Rosario Battiato

Crisi edilizia: il pubblico blocca 4 miliardi

giovedì 30 Giugno 2011 - 00:00

Il ritardo infrastrutturale dell’Isola è una criticità alla base del tasso di crescita inferiore rispetto la media nazionale. Secondo l’Ance Sicilia ci sarebbero altri 5 mld di euro per opere già finanziate e cantierabili

PALERMO – L’associazione regionale dei costruttori è di nuovo sul piede di guerra. Nel mirino la pubblica amministrazione regionale, colpevole, secondo i dati dell’Ance, del ritardato pagamento di 4 miliardi di euro, bloccati nel corso degli anni da una serie di scorretti comportamenti “politici e burocratici”.
Nella mattinata di oggi una tavola rotonda a Palermo per discuterne con i massimi vertici istituzionali della Regione, Raffaele Lombardo, Marco Venturi, Sebastiano Missineo e Pier Carmelo Russo e i rappresentanti del mondo produttivo tra cui Paolo Buzzetti, presidente nazionale dell’Ance, e Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia.
I problemi all’ordine del giorno sono svariati. L’Ance Sicilia lamenta il crollo del 70% delle opere pubbliche appaltate negli ultimi quattro anni e la conseguente perdita di oltre 40 mila posti di lavoro nell’ultimo biennio. A questa fase decisamente negativa per il settore delle costruzioni nell’Isola si aggiungono anche le conseguenze finanziarie del ritardo nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni nazionali e locali per lavori già eseguiti. Si tratta di una cifra pari a 4 miliardi di euro. Non sono noccioline, soprattutto se si considera che al computo totale possono essere aggiunte le nuove opere già progettate, finanziate e cantierabili, per circa 5 miliardi di euro, che non vengono poste in gara.
Ma il quaderno delle doglianze dell’Ance nei confronti della gestione politica della cosa pubblica è assai voluminoso: nel lungo elenco ci sono anche i ritardi, fino a tre anni, nel rilascio delle autorizzazioni, la mancanza di investimenti per la messa in sicurezza degli edifici pubblici, a partire da quelli scolastici e la fiscalità sottoposta a continue fluttuazioni. Tuttavia i costruttori non vogliono limitarsi alle lamentele, ma, tramite il loro organo regionale, propongono al governo un’inversione di rotta attuando un confronto serrato e mettendo sul piatto delle trattative una pianificazione strategica fatta di riforme strutturali sostenute da investimenti seri e coerenti.
Gli ultimi siluri polemici dei costruttori isolani si inseriscono in un più vasto quadro di azione a cominciare dalla legge di riforma degli appalti, poi approvata, fino ad arrivare alla richiesta di maggiore fruibilità delle infrastrutture siciliane, un settore che avrebbe necessità di un potenziamento non indifferente. A tal proposito i costruttori hanno più volte richiesto che siano sbloccate tutte le risorse disponibili per investimenti in infrastrutture. Azioni sul territorio che si traducono in lavoro e in occupazione per l’Isola, con una incidenza notevole sullo sviluppo complessivo.
Secondo l’Ance il basso tasso di crescita della Sicilia, rispetto la media nazionale, è da addebitare proprio al mancato sviluppo infrastrutturale. “Più a Sud – si legge nel rapporto sulle infrastrutture 2010 dell’Ance Sicilia – si incontrano importanti e numerosi limitazioni alla capacità di trasporto in particolare dal Centro-Sud verso la Calabria, e conseguentemente verso la Sicilia, nonché dalla Grecia verso la Puglia”. Adesso le promesse di Anas, Ferrovie dello Stato e Terna, rispettivamente per autostrade, strade ferrate ed energia, forse lasciano qualche spiraglio di speranza.

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