Il piano di Aps per salvare il servizio - QdS

Il piano di Aps per salvare il servizio

Rosario Battiato

Il piano di Aps per salvare il servizio

giovedì 11 Agosto 2011 - 00:00

A rischio l’occupazione di 240 unità, gli interessi dei creditori e l’utenza distribuita su 52 comuni del palermitano. La società Acque Potabili s.p.a. ha richiesto al Tribunale la procedura di amministrazione straordinaria

PALERMO – Continua la vicenda di Acque Potabili S.p.A., società aggiudicataria nel 2007 della gara indetta per la gestione del servizio idrico nella provincia di Palermo, che ha presentato al Tribunale di Palermo la richiesta di ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria. La decisione arriva in momento particolarmente delicato per il futuro dell’acqua pubblica isolana, dopo la tornata referendaria e con un servizio ancora non omogeneamente diffuso sul territorio regionale.
La richiesta di ammissione a procedura fallimentare risponde, secondo una nota diffusa dalla società lo scorso 3 agosto, “all’obiettivo dei liquidatori e dei soci di APS, condiviso in occasione dell’ultima assemblea tenutasi a Torino il 13 giugno scorso, di intraprendere soluzioni alternative alla presentazione dell’istanza di fallimento di APS al fine di garantire la continuità del servizio a favore della popolazione e per salvaguardare il livello occupazionale, conservando il patrimonio sociale nella prospettiva di recupero dell’equilibrio economico dell’attività imprenditoriale”.
La situazione attuale è figlia della decisione del Tribunale di Palermo, lo scorso 31 maggio, che “ha respinto la richiesta di ammissione alla procedura di concordato preventivo avanzata dai liquidatori di APS, con la motivazione che il mancato riconoscimento dell’aggiornamento tariffario da parte dell’AATO inficia il giudizio di fattibilità del piano concordatario e non garantisce il raggiungimento dell’obiettivo dell’equilibrio economico-finanziario della società”. La decisione del Tribunale, precisava una nota dell’Aps, ha di fatto bloccato gli obiettivi del piano concordatario che erano quelli “di garantire la continuità della gestione del servizio e la prosecuzione dei progetti finalizzati al miglioramento dell’efficienza del servizio idrico integrato per gli utenti e di mantenere la stabilità sia retributiva che di inquadramento dell’intero organico di APS”. Adesso data “la mancata ammissione alla procedura di concordato preventivo, la procedura di amministrazione straordinaria costituisce infatti lo strumento, tra quelli offerti dall’ordinamento fallimentare e percorribili nella situazione attuale della Società, più idoneo a garantire la continuità del servizio, a salvaguardare il livello occupazionale e a conservare il patrimonio sociale, tutelando gli interessi dell’utenza e dei creditori”.
Proprio su questi singoli punti bisogna fare attenzione: servizio, occupazione, creditori. Acque Potabili Siciliane (Aps) ha un ruolo rilevante perché si occupa della gestione e dell’erogazione del servizio idrico per 52 Comuni della Provincia di Palermo. In particolare, Aps è attiva lungo l’intera catena del ciclo idrico, dalla captazione, adduzione e distribuzione dell’acqua potabile, alla raccolta dei reflui e al loro trattamento mediante impianti di depurazione. Il rischio occupazionale paventato riguarda 240 unità con annessa avviata una procedura di mobilità per l’intero organico. A questo si aggiungerebbero le difficoltà per i creditori sociali visto che “le possibilità di recupero dei crediti vantati si dovrebbero presentare critiche a causa della tipologia di composizione dell’attivo della società di non certa e rapida liquidabilità”. Urgono soluzioni rapide.


Ato idrico Catania: Cga conferma Tar “La società sia pubblica”
CATANIA – Il Consiglio di Giustizia Amministrativa conferma la sentenza del Tar e annulla tutti gli atti delle procedure per la costituzione e l’affidamento del Servizio Idrico Integrato evidenziando la correttezza dell’operato del Consorzio Ato Acque Catania.
Il presidente della Provincia e presidente dello stesso Consorzio, Giuseppe Castiglione, chiarisce che da parte sua “non c’è nessuna guerra con la precedente amministrazione” e sottolinea che “non si tratta di un fatto politico, ma giuridico, che si incardina finalmente in quel percorso di trasparenza e legalità da noi portato avanti. Sin dal momento del mio insediamento, infatti – ha ricordato Castiglione in conferenza stampa – ho cercato di vederci chiaro in una vicenda così importante e delicata per la provincia di Catania, nominando una commissione di saggi che, analizzata la procedura, aveva invitato con decisione il Consorzio ad annullare le procedure in precedenza adottate, ma l’Assemblea dell’Ato decise, illegittimamente come affermano i giudici nella sentenza, di non approvare la proposta presentata da me in qualità di presidente dell’Ato idrico. Possiamo essere orgogliosi – ha annunciato Castiglione – di essere la prima amministrazione pubblica in Italia ad avere predisposto un Piano d’azione per valutare la fattibilita’ della costituzione di una societa’ ‘in house’, interamente pubblica in conformita’ alle aspettative dei cittadini, ancora prima del referendum, e costituita da tutti i Comuni della provincia”.

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