L’Europa punta sulla biomassa. La Sicilia non sfrutta il tesoro - QdS

L’Europa punta sulla biomassa. La Sicilia non sfrutta il tesoro

Rosario Battiato

L’Europa punta sulla biomassa. La Sicilia non sfrutta il tesoro

giovedì 18 Agosto 2011 - 00:00

Alcuni paesi europei sono in prima linea nell’utilizzo delle nuove tecnologie di produzione. La vendita del patrimonio isolano frutterebbe 180 mln di euro all’anno

PALERMO – La biomassa è il futuro della produzione verde in Europa. Lo dice Aebiom, l’Associazione Europea sulle Biomasse, nel suo rapporto 2010 su incarico della Commissione dove mette in luce la crescita del contributo della biomassa al mix energetico europeo. Il combustibile della biomassa, ma anche le altre applicazioni consentite dai rifiuti agricoli, sarebbe un toccasana per lo sviluppo energetico dei Paesi europei.
La Sicilia, invece, dormicchia, spendendo soltanto il 22% del proprio patrimonio di biomassa e lasciando sul proprio suolo un patrimonio che imprese straniere sarebbero pronte a pagare circa 180 milioni di euro.
Secondo l’associazione Aebiom la rivoluzione energetica può passare dalla produzione legata all’utilizzo termico, incrementando la cogenerazione e le reti centralizzate di riscaldamento e raffreddamento.
Dai dati diffusi nello studio si certifica come le biomasse hanno contribuito al mix energetico prodotto e consumato nei 27, per quanto riguarda la porzione dedicata alle rinnovabili, con una percentuale del 68,6%. I dati della produzione che deriva da biomasse hanno fatto segnare un aumento complessivo della generazione e un parallelo rallentamento dell’ idroelettrico. In crescita anche solare ed eolico, ma la biomassa, al momento, rappresenta la risorsa energetica rinnovabile più impiegata in Europa. Si tratta, infatti, di un contributo pari a 82,2 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) in energia consumata, di cui 58,8 Mtep (71%) per usi termici. Andando in dettaglio saranno i residui forestali (41%), i rifiuti (38%) e l’agricoltura (21%), a fornire la materia prima necessaria per raggiungere gli obiettivi fissati al 2030.
Tra i paesi in prima linea nell’uso delle tecnologie di produzione da biomassa ci sono Svezia, Finlandia e Danimarca, seguiti da Francia, Austria e Portogallo nelle quali la fanno da padrone le industrie forestali.
Se l’Europa avanza a grandi passi nell’utilizzo delle biomasse la Sicilia, invece, tentenna e spreca. L’Isola avrebbe almeno due opportunità per lucrare sul proprio patrimonio. Un primo ragionamento potrebbe vertere sullo sfruttamento delle sue risorse, potendo contare su oltre 2 milioni di tonnellate all’anno di biomassa.
Al momento, però, la produzione energetica da biomasse nell’Isola è ancora minima, infatti gli ultimi dati parlano del 22% sfruttato sul totale. In alternativa questo immenso tesoro si potrebbe vendere, perché una produzione a regime già esistente pari a oltre 2 mlioni di tonnelate, diverse aziende del nord Europa sarebbero disposte a pagare per i rifiuti isolani fino a 90 euro a tonnellata, farebbe piovere circa 180 milioni sull’agricoltura siciliana.
Gli ultimi dati sulle rinnovabili siciliane, pubblicati dal Gse, fanno segnare dei miglioramenti, ma è ancora presto per parlare di rivoluzione verde in Sicilia. Il totale isolano registra 1371 MW di potenza efficiente lorda e 1695 GWh di produzione lorda totale, ma si attesta inevitabilmente la dipendenza dal vento (l’85,2 per cento della produzione è di fonte eolica). Proprio quest’ultimo settore,infatti,produce 1444 GWh di produzione lorda e 1148 MW di potenza efficiente lorda, tenendo a distanza il solare, 45 MW di potenza e 33 GWh di produzione, l’idroelettrico, 152 MW di potenza e 104Wh di produzione, e la biomassa, 25 MW di potenza e 114 GWh di produzione.

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