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Messina – Il Santuario di Pompei è salvo. ‘No’ del Comune ai costruttori

Francesco Torre

Messina – Il Santuario di Pompei è salvo. ‘No’ del Comune ai costruttori

giovedì 15 Settembre 2011 - 00:00

Diversa la questione di Santa Margherita, con i residenti inferociti e la ditta che sostiene di aver ragione. Finalmente c’è la presa di posizione. Ma il ricorso al Tar fa ancora paura

MESSINA – Quel complesso edilizio non s’aveva da fare. E con il provvedimento del 5 settembre scorso, anche il Comune si è piegato alla volontà popolare e alla battaglia del IV quartiere. Stiamo parlando ovviamente del Residence Orizzonte, il complesso edilizio da tre palazzine a sei piani che sarebbe dovuto sorgere, secondo le intenzioni della ditta Bombaci Srl e dei Frati minori Cappuccini, nell’area dei campetti di Pompei.
Finalmente, infatti, dopo mesi di attesa e un ricorso al Tar che, nonostante le rassicurazioni dell’assessore comunale all’Urbanistica Giuseppe Corvaja, fa ancora paura (perché riferito al silenzio-assenso e ai 120 giorni passati da quando, il 24 gennaio, l’impresa aveva chiesto a Palazzo Zanca un provvedimento definitivo dopo le prime contestazioni e la memoria procedimentale), il Dipartimento Attività edilizie, con firma del dirigente Carmelo Famà e del coordinatore del servizio Giovanni La Cava, ha emesso il suo inequivocabile verdetto: “Il progetto altera il notevole interesse pubblico del Santuario di Pompei, che ha valore estetico e costituisce bellezza panoramica. Inoltre, l’intervento progettuale proposto è altamente impattante e incisivo da un punto di vista ambientale, storico, culturale, estetico e urbanistico”, e dunque la concessione non può essere accolta “stante la rilevata incompatibilità con disposizioni assolutamente inderogabili contenute nello strumento urbanistico e valutata l’inidoneità delle opere di urbanizzazione primaria esistenti”.
Difficile ipotizzare che sia stata messa la parola fine sulla vicenda, visti gli interessi in gioco (un affare da 1,33 mln di euro solo per i Frati, immaginate i margini di guadagno dell’impresa…) e l’oggettiva presenza di un ricorso che sembrerebbe in parte fondato. Ma è importante che adesso anche il Comune abbia preso una posizione netta.
Cosa che ancora non è successa, invece, a proposito della lottizzazione di Santa Margherita di cui vi abbiamo parlato nelle scorse settimane, e che ancora tiene banco. Probabilmente in quel caso la vicenda è ancora più controversa, con un nutrito gruppo di residenti inferociti e la ditta che sostiene di avere tutte le carte in regola, ma il ricordo di quanto successo in quei luoghi il primo ottobre scorso è ancora vivo e non consente margini di superficialità. Al momento, Palazzo Zanca ha chiesto all’impresa interessata chiarimenti sul piano viario e sospeso per 60 giorni i lavori del cantiere. Ma superata questa scadenza?
Impossibile stabilire cosa succederà. Ciò che però si può sostenere con assoluta certezza è che se il Comune si intesterà finalmente e chiaramente una battaglia contro la cementificazione selvaggia, sbatterà sì la testa contro le lobby dei costruttori, ma raccoglierà l’infinita solidarietà della stragrande maggioranza dei cittadini, che con sempre decisione – e i comitati spontanei lo dimostrano – pretende rispetto delle regole e sicurezza.

Torrente Trapani. Una vicenda ancora poco chiara
MESSINA – La Giunta comunale ha anche approvato l’atto di indirizzo riguardante le lottizzazioni sul Torrente Trapani, uno dei punti nevralgici della nuova cementificazione messinese. Il documento, basato sul recente studio redatto dal Dipartimento di Ingegneria civile dell’Università di Messina (che ha evidenziato situazioni di pericolosità dal punto di vista idraulico e consigliato approfondimenti sul versante sismico), ha stabilito che qualsiasi richiesta di concessione edilizia nell’area “a salvaguardia della pubblica e privata incolumità, del corretto utilizzo del suolo, dell’ambiente e del rischio idrogeologico, dovrà essere valutata sulla base degli elementi scaturenti dallo studio, sia in fase di progettazione sia nell’esecuzione dei lavori”.
Duro l’ingegnere capo del Genio civile, Gaetano Sciacca: “Nessuno vuole assumersi responsabilità. Finché su Torrente Trapani non ci saranno condizioni di sicurezza non si potrà costruire”.

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