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Palermo – Provincia, dalle crepe in Consiglio al “tesoretto” da 1,2 mln di euro

Luca Insalaco

Palermo – Provincia, dalle crepe in Consiglio al “tesoretto” da 1,2 mln di euro

venerdì 30 Settembre 2011 - 00:00

Il preventivo al vaglio del commissario e i difficili equilibri politici nell’ente guidato da Avanti. Le somme hanno fatto capolino nel bilancio senza che i consiglieri lo sapessero

PALERMO – Un tesoretto da 1,2 mln di euro che tanto improvvisamente quanto misteriosamente appare nel bilancio di previsione della Provincia. È stato un emendamento presentato dalla maggioranza e passato con l’astensione di Mpa ed Udc a far sobbalzare i consiglieri di centrosinistra. “È la Provincia di Houdini: le sparizioni dell’Ibs Forex e le apparizioni milionarie”, tuona sarcastica Luisa Colla, consigliera dell’Italia dei Valori.
Le somme arrivano in parte dal fallimento della Ditta Maniglia Costruzioni Spa (640 mila euro) e per il resto dai maggiori incassi dalla Rc auto a seguito dell’aumento delle tariffe. Somme messe in bilancio sulla base di quanto rilevato dall’Isvap nell’ultimo rapporto trimestrale. “Una proiezione degna del premio Nobel per l’economia” ironizza Antonio Marotta, di Rifondazione comunista.
Somme “secretate” con la complicità degli uffici, secondo l’opposizione, tornata nell’assetto tradizionale (Pd, Idv, Rc e Sel) e pronta a condurre una battaglia “per la democrazia e per le regole”. “Gli uffici della ragioneria non ci hanno messo a conoscenza delle somme disponibili per presentare emendamenti” dice Luisa La Colla. “C’è malafede da parte dell’amministrazione – accusa Giusi Scafidi, capogruppo dei dipietristi -. Tutti questi soldi non possono passare inosservati, eppure assessore, segretario generale e ragioneria ci hanno tenuto nascoste queste somme e non sono state accolte neppure le nostre richieste di inserirle nella variazione di bilancio. Noi, comunque, continueremo a fare opposizione dura”.
“L’emendamento è frutto dell’asservimento della macchina amministrativa al potere. È illegittimo che un’amministrazione si insinui in un fallimento e non lo renda pubblico” attacca il consigliere del Pd, Silvio Moncada.
Le nuove entrate sono state destinate alle spese correnti, “progetti non meglio definiti”. “Temiamo siano uno strumento per aumentare la spesa clientelare. A queste somme – ricorda Gaetano Lapunzina, capogruppo del Pd – si aggiungono quelle accreditate dall’assessorato regionale al Turismo per un’edizione passata di ‘Provincia in festa’, somme anche queste sottratte alla discussione in bilancio. Così, però, si porta avanti una campagna elettorale continua”.
“Nonostante lo scarso materiale fornitoci, siamo riusciti a presentare 2.500 emendamenti, per scuole strade, cultura e beni monumentali” sottolinea Antonio Marotta. Emendamenti uno peggiore dell’altro, secondo Avanti. Peccato che le somme introitate siano già state spese. “L’amministrazione opera in dodicesimi – aggiunge Marotta – depauperando risorse, operando di fatto senza Peg, erodendo dell’80 per cento i capitoli”. Nulla di strano o di anomalo nel comportamento dell’amministrazione, secondo il presidente dell’ente, Giovanni Avanti, il quale ha rivendicato il piano di riduzione delle spese che sta portando avanti.
Il tesoretto, tuttavia, pone un problema anche politico, segnando una crepa difficilmente riparabile tra centrosinistra da un lato, Mpa e Udc, dall’altro. Le stoccate di Pd, Sel, Idv e Rifondazione sono tutte per i consiglieri che si erano posti all’opposizione dell’esecutivo, ribaltando i rapporti di forza in Consiglio.
“Sapevamo che si sarebbero dimostrate forze inaffidabili” accusa la Scafidi. “Mi fa specie questa fulminazione sulla via di Damasco dell’Udc che in questi mesi, assieme all’Mpa, ha fatto opposizione violenta contro Avanti e che ora, con l’astensione, ha permesso che passasse questo emendamento” le fa eco Marotta. Ora sull’assemblea di sala Martorana incombe la spada di Damocle del bilancio di previsione. I consiglieri avevano tempo fino al 30 agosto per approvare il documento finanziario. Scaduto il termine, la palla è passata ad un commissario ad acta. Se questi non lo approverà entro un mese dal suo insediamento, il Consiglio sarà sciolto. A salvarsi sarebbe invece la Giunta.

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