Spiagge, ora comincia la rivoluzione - QdS

Spiagge, ora comincia la rivoluzione

Rosario Battiato

Spiagge, ora comincia la rivoluzione

mercoledì 05 Ottobre 2011 - 00:00

L’altro fronte riguarda il Dpef che prevede incrementi straordinari di introiti derivanti dalle concessioni del demanio. In Commissione Ars sì al Disegno di legge per il recupero e la valorizzazione delle coste siciliane

PALERMO – Novità per le coste isolane. Dopo il maggiore introito dai canoni, previsto nel Dpef alla Regione, adesso si tenta di dare ordine ad un sistema che in Sicilia è particolarmente confuso e spesso al limite della legalità. Nei giorni scorsi è stato, infatti, approvato un ddl sul “recupero e la valorizzazione delle coste siciliane”.
Con 9 voti favorevoli su 14 è passata alla quarta commissione dell’Ars il ddl, proposto da Paolo Ruggirello (Mpa), sul “recupero e la valorizzazione delle coste siciliane”. Il testo è stato integrato da tre emendamenti, uno dei quali proposto dallo stesso Ruggirello, che riguarda la costituzione dell’Agenzia regionale per la tutela e la valorizzazione delle coste. Le prossime tappe del disegno di legge saranno adesso al comitato per la qualità della legislazione e poi alla commissione bilancio. Un provvedimento che agisce su un patrimonio di inestimabile valore, come quello delle coste isolane, troppo spesso svendute per pochi spiccioli e martoriate dai numerosi ecomostri che infestano il litorale isolano.
“È una legge che provvede a un riordino complessivo delle fasce costiere siciliane, sia dal punto urbanistico che ambientale, laddove si andrebbe a regolamentare la presenza di edifici che risultano abusivi e consentirebbe la valorizzazione delle aree in stato di abbandono – ha spiegato Ruggirello -. Non si tratta di una sanatoria perché oggi sarebbe impossibile attuarla, né tantomeno si può sperare di mantenere tutti i fabbricati abusivi. Si compirà un monitoraggio e si procederà con un riordino delle strutture esistenti”.
L’intervento votato in commissione si inserisce in una nuova gestione del demanio, che sia più attenta alla qualità delle coste e al servizio offerto ai turisti, che possano arrivare in Sicilia e godersi lo spettacolo del patrimonio naturale senza incappare in scherzi urbanistici come le palazzine di Lido Rossello a Realmonte, in provincia di Agrigento, o la collina del disonore di Mondello, in provincia di Palermo. Due esempi estremi, ma che servono a chiarire fino a che punto si è spinto il malaffare dell’abusivismo isolano sulle coste.
Un’altra sferzata al cattivo utilizzo delle risorse è contenuta nel Dpef della Regione, dove si prevede, nel triennio 2010-2013, un “incremento straordinario degli introiti derivanti dalla gestione ordinaria (concessioni) del demanio marittimo”. Un appello necessario, visto che, come denunciato dal Qds, la Sicilia è una delle regioni italiane che incassa di meno in rapporto ad euro per chilometro concesso. Secondo gli ultimi dati, l’Isola incasserebbe annualmente dalle sue concessioni circa 9 milioni di euro, a fronte di 922,9 chilometri di costa balneabile. Una cifra inferiore, in caso di passaggio del flusso di denaro dallo Stato alle regioni, di quella che si ritroverebbe l’Emilia-Romagna, 11 milioni e mezzo di euro per 99 chilometri di costa balneabile, oppure il Veneto, poco più di 10 milioni e mezzo di euro per 99 chilometri di costa balneabile, o la Toscana, 10 milioni di euro per 392 chilometri di costa balneabile, o ancora la Liguria, 9 milioni e mezzo per 280 chilometri di coste balneabile.
Per comprendere meglio la situazione di disparità nei pagamenti delle concessioni, e della “gentilezza” del legislatore regionale, basta fare un calcolo per chilometro balneabile. Così facendo abbiamo scoperto che nell’Isola 1 km costa in media circa 9.600 euro mentre in Veneto si arriva ad una media di 108 mila euro, in Romagna 116 mila euro, in Friuli 50 mila euro. Ovviamente sono dati generali che andrebbero ulteriormente approfonditi calcolando le differenti tipologie di concessioni, che comprendono strutture differenti per cui esistono canoni più o meno onerosi. La morosità resta un fenomeno assai diffuso che si è attestato sul 25%.

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