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Catania – Mentre si gioca allo scaricabarile il Collegio dei Gesuiti va in pezzi

Desiree Miranda

Catania – Mentre si gioca allo scaricabarile il Collegio dei Gesuiti va in pezzi

martedì 22 Novembre 2011 - 00:00

Rimpallo tra Regione e Provincia, mentre la situazione dello stabile peggiora di giorno in giorno. Abbandonato l’edificio che nel 2002 l’Unesco ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità

CATANIA – Calcinacci, carte dappertutto, lavori artistici sparsi per terra, soffitti crollati e macchinari abbandonati. È così che si presenta il monumentale Collegio dei Gesuiti di via Crociferi, ex sede dell’Istituto d’arte: nel totale abbandono. Forse non tutti sanno che l’ex collegio è Patrimonio Unesco dell’Umanità dal 2002, ma d’altra parte non c’è neanche un cartello, nella celebre via Crociferi, che lo segnali comunicandone anche l’importanza storica, artistica e architettonica.
Sono passati ormai due anni da quando l’Istituto d’arte è stato sfrattato perché erano necessari dei lavori di ristrutturazione, ma a oggi nulla o poco è stato fatto. Se qualche piccola zona è stata già oggetto di lavori, altre sono nel degrado totale. Nell’ex palestra, per esempio, dove il soffitto – in realtà già crollato mentre la scuola era ancora in funzione – ha oggi uno squarcio di diversi metri. L’ingresso è vietato da un’ordinanza di pubblica incolumità arrivata dall’ufficio Protezione civile del Comune di Catania e firmata dal sindaco Raffaele Stancanelli, ma le immagini dell’edificio sono comunque visibili sul web grazie a dei ragazzi che passando di lì hanno semplicemente trovato la porta aperta e ai ragazzi di redazionesottosfratto.it che hanno fatto delle altre riprese, molto eloquenti, e hanno approfondito la notizia riuscendo a scatenare un vero e proprio caso.
Dopo la denuncia, infatti, molti personaggi politici di vari schieramenti hanno espresso la loro preoccupazione e gli ex studenti dell’Istituto si sono riuniti in comitato e hanno creato un gruppo aperto sul social network Facebook: “Salviamo il Collegio dei Gesuiti – ex Istituto d’arte”.
La proprietà dell’edificio è della Regione Sicilia. Dichiarato inagibile già da tempo dalla Soprintendenza ai Beni culturali, i lavori di recupero non sarebbero mai iniziati perché il trasloco dell’Istituto d’arte non è mai stato del tutto completato. Dalla Regione hanno più volte sollecitato la Provincia di Catania, che ne ha la competenza, ma ad oggi nulla è cambiato.
“La Provincia non ci ha mai consegnato ufficialmente l’immobile” spiega Gesualdo Campo, dirigente dell’assessorato regionale ai Beni culturali. Dal canto suo la Provincia rispedisce la palla al mittente, sostenendo che non è necessaria nessuna consegna ufficiale, tanto che alla Regione hanno anche le chiavi dell’immobile. Intanto, la situazione è bloccata.
Già nel 1998 la Protezione civile stanziò circa 5 milioni di euro per la messa in sicurezza dell’edificio grazie ai fondi della legge 433/91, ma a oggi ne sono stati spesi appena 800 mila e ne servirebbero almeno 20 affinché l’intero edificio torni ai vecchi splendori.


Sopralluogo. A giorni la convocazione di un tavolo tecnico
CATANIA – Anche la VII Commissione consiliare alla Cultura del Comune si è attivata per l’ex Collegio, nonostante la proprietà sia della Regione e quindi Palazzo degli Elefanti non abbia nessuna responsabilità in merito. Ieri mattina il presidente Manlio Messina, insieme agli altri componenti della Commissione e ad alcuni uomini della Soprintendenza ai Beni culturali ha effettuato un sopralluogo per accertare le condizioni strutturali del settecentesco complesso monumentale.
“C’è un intervento in itinere e sono in atto delle indagini conoscitive” ha dichiarato Giuseppe Russo, del dipartimento Beni culturali. Dopo un lungo sopralluogo in ogni parte dello storico edificio il consigliere Messina si è detto molto dispiaciuto per la situazione in cui si trova: “Alcune zone sono state già sistemate, ma altre sono totalmente abbandonate. Tra dieci giorni ci sarà un tavolo tecnico con tutti gli attori interessati perché si discuta il da farsi e si metta nero su bianco la destinazione d’uso”.

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