L’afa scioglie i piani di Comuni e Asl - QdS

L’afa scioglie i piani di Comuni e Asl

Rosario Battiato

L’afa scioglie i piani di Comuni e Asl

sabato 18 Luglio 2009 - 00:00

Caldo. L’emergenza estiva si scontra con le norme.
Il programma. Si chiama Piano operativo nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute: prevede un elenco redatto da Comuni e Ausl per identificare i gruppi delle persone a rischio, tipo gli anziani soli.
L’obbligo. Ne fanno parte i tre più grandi Comuni dell’Isola; soltanto Catania ha attivato (ma non aggiornato) l’anagrafe dei soggetti, assenti a Palermo e Messina. E nei centri minori tutto questo è un miraggio.

PALERMO – “Sale l’allarme rosso per il caldo in molte città italiane secondo i dati comunicati dal Sistema nazionale di sorveglianza, previsione e allarme del dipartimento della Protezione civile”. Il Codacons lancia l’allarme caldo, previsto in questi giorni, e chiede che i medici di base siano “obbligati” a visitare i pazienti considerati a rischio. Ma chi rientra nell’area a rischio? Come individuare i soggetti definiti suscettibili? “Una procedura ben definita – spiegano dal Codacons – in base alla quale, nel momento il cui si passa dal livello 2 (rischi per la salute delle persone più fragili e anziane) al livello 3 (elevato rischio per la salute della popolazione), i medici di famiglia siano obbligati ad andare a visitare gli anziani a rischio da loro stessi inseriti nell’Anagrafe della fragilità”.
Il punto essenziale ruota proprio attorno l’anagrafe della fragilità, uno strumento previsto dal ministero della Salute predisposto all’interno del Piano operativo nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla Salute e che prevede un elenco redatto dai servizi locali sanitari (Ausl) e socio-assistenziali (Comune) per identificare i sottogruppi di popolazione a maggior rischio per le ondate di calore.
In Sicilia sinora sono tre i Comuni che sono stati scelti per il programma ministeriale, Catania, Palermo e Messina, con esiti ancora incerti sul piano dell’operatività. “Il dipartimento nazionale ha individuato questi tre comuni e l’hinterland – ha spiegato Biagio Bellassai, dirigente responsabile Protezione Civile Servizio Rischi Ambientali e Industriali – in quanto hanno una popolazione superiore ai 400mila abitanti”. Nel resto dei comuni isolani pertanto il sistema non esiste affatto e l’intercettazione dei pazienti a rischio viene affidata a meccanismi alternativi e non informatizzati.
“Nel resto dell’isola – ha proseguito Bellassai – ci si affida a situazioni sociali che dovrebbero essere più facilmente gestibili, mentre nelle grandi città è molto più facile che vengano a crearsi situazioni di isolamento”. Reti sociali, quindi, in sostituzione dell’anagrafe dei suscettibili, anche se non si esclude un ulteriore allargamento del Piano ad altri Comuni dell’isola. “Sicuramente per il 2009 non ci saranno ulteriori allargamenti – ha dichiarato Giuseppe Spampinato, uno dei referenti regionali del progetto e medico presso la direzione sanitaria Azienda Usl – ma non è escluso che ce ne possano essere in futuro. Il piano si integra con Sistema nazionale di sorveglianza del dipartimento della Protezione civile partito nel 2004”.
In effetti nella triade isolana la provincia etnea sembra essere all’avanguardia avendo completato l’anagrafe della fragilità basandosi sull’intera zona coperta dalle Asl. “I Comuni forniscono gli elenchi – ha proseguito Spampinato – i medici di base e le Asl stilano l’anagrafe sulla base di diversi fattori”. Tuttavia il sistema ha ancora ampi margini di perfezionamento dal momento che proprio Catania ha realizzato l’anagrafe basandosi esclusivamente sulle segnalazioni dei soggetti a rischio dai medici di Medicina generale, non tenendo quindi in considerazione gli altri fattori stabiliti dal ministero come il reddito, la solitudine anagrafica.
A Catania, secondo quanto risulta dai dati in possesso del ministero, l’anagrafe non è stata aggiornata al 2008, e l’unico compito dei Comuni è consistito nel compilare delle schede con i soggetti di età anagrafica superiore a 68 anni. A Palermo, secondo quanto sostiene Mario Cerrone (Protezione civile) nel 2007 è stata avviata un’anagrafe della fragilità, ma nel 2008 al ministero non ne risulta l’esistenza al punto che considera gli interventi attuati nel capoluogo regionale solo sulla base generica della "popolazione anziana". Inoltre a Messina e Palermo, pur essendo stati attivati diversi protocolli d’intesa, sono assenti i piani di prevenzione. “In questo caso – si legge in un documento redatto dal ministero della Sanità sul Censimento delle attività di prevenzione del 2008 – è da sottolineare la mancanza di criteri oggettivi per l’identificazione dei soggetti suscettibili”.
Di fatto, a Palermo e Messina, mancando l’anagrafe dettagliata sui soggetti a rischio verrebbe a mancare quel “monitoraggio particolare” previsto dal programma ministeriale. “I medici curanti – ha aggiunto Spampinato – nei casi di allerta sanitaria, livello 2 o 3, si allertano per i controlli così come le strutture ospedaliere”. Nel resto dei Comuni isolani la situazione appare assolutamente disastrosa, dal momento che trovare l’anagrafe dei suscettibili appare quasi un miraggio.

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