Messina - Abusi sotto la Strada Panoramica - QdS

Messina – Abusi sotto la Strada Panoramica

Francesco Torre

Messina – Abusi sotto la Strada Panoramica

mercoledì 15 Febbraio 2012 - 01:00

Nel 2007 la denuncia del QdS, subito dopo il primo impegno di lotta all’abusivismo, poi più nulla. L’Ufficio tecnico della Provincia: “Insediamenti illeciti, ma va fatto un riordino”

MESSINA – A volte si crede che ci sia un limite a tutto, anche alle lentezze delle macchine burocratiche dello Stato e dei nostri Enti locali. L’ottimismo che in fondo nutriamo verso il genere umano ci porta a pensare che anche per un funzionario pubblico possa arrivare un giorno il momento in cui, guardando faldoni che riportano alla memoria gli anni della gioventù, si proverà un senso di vergogna per aver lasciato quella pratica in sospeso per lustri, e con uno scatto di dignità si proverà a esitare quel provvedimento che magari delle persone, delle famiglie, o soltanto il decoro pubblico, attendono pazientemente da tempo immemore. Invece, purtroppo, questo il più delle volte non capita, perché l’indolenza, così come l’attrazione verso l’illecito, è qualcosa che è impossibile estirpare alle nostre latitudini.
Era dicembre 2007 quando, sulle colonne di questa pagina, denunciavamo la presenza di casette, garage e depositi sotto le arcate dei viadotti della Strada Panoramica. E avevamo anche salutato con grande entusiasmo, a giugno 2008, l’impegno assunto congiuntamente dalla Polizia provinciale e da quella municipale che, a detta dei responsabili, stava portando a delle denunce formali e conseguentemente al sequestro dei primi lotti. D’altra parte, il palese divieto della normativa sulle fasce di rispetto stradale (Dl n. 729 del 1961, art 9) era all’evidenza dell’intera cittadinanza. Dopo di allora, però, il silenzio, il vuoto, la vana attesa. L’attesa cioè che gli organi competenti facessero rispettare la legge, punendo chi, a discapito dei cittadini onesti, ha agito per conto proprio in spregio a qualsiasi normativa.
“Purtroppo le indagini sono ancora in corso”, ci aveva detto nel lontano settembre 2010 l’ex comandante della Polizia provinciale Pietro Carpita, che dopo averci informato di aver riscontrato un abuso edilizio e di averne dato notizia di reato alla Procura della Repubblica, ci rimandava – per quanto riguarda quella miriade di depositi, casupole in lamiera, piccoli insediamenti presenti sotto i viadotti, all’Ufficio tecnico della Provincia, a Giuseppe Celi, che pare fosse impegnato ad effettuare una completa catastazione dell’area.
Ebbene, dopo 17 mesi, quella catastazione ancora non è terminata. “Occorre ancora fare un riordino, a tutt’oggi nessuna novità”, ci rivela infatti proprio Celi, che però ammette: “Sotto le arcate, comunque, è ovvio che quegli insediamenti siano illeciti, ma per quello va fatta espressamente denuncia ai Vigili urbani”.
Eccolo, il magico gioco del rimpallo delle responsabilità. Peggio ancora fa il comandante Carbonaro, la nuova guida della Polizia provinciale (Carpita nel frattempo è andato in pensione): lui, dopo un mese di tentativi, non ci risponde nemmeno al telefono. Proveremo allora noi a bussare alla Polizia municipale.

Il paradosso. Gli abusivi chiesero aiuto alla Provincia
MESSINA – Gli abusi edilizi sotto i viadotti della Panoramica hanno origini lontane e sono stati sottovalutati e tollerati sia dalla Polizia provinciale che da quella municipale, su cui pesano congiuntamente le competenze per quel tratto di strada (le arcate per quanto riguarda la Provincia, la strada che porta alla litoranea per quanto riguarda il Comune).
Tali abitanti abusivi, sentendosi ormai sicuri dentro le proprie villette, si sono sentiti persino in diritto di recarsi a chiedere l’intervento dell’amministrazione per evitare che l’acqua dei canali di deflusso della strada provinciale potesse cadere sulle tettoie e dunque finire dentro le abitazioni. Richieste paradossali, che danno il senso di quanto ormai la cultura dell’abusivismo e dell’impunità sia radicata. Qui non si tratta di alloggi d’emergenza, ma di tenute residenziali alternative e anche di attività commerciali. La cui presenza è a tutti gli effetti intollerabile per chi ha ancora un pizzico di senso della legalità. Quindi, a Messina, per pochissimi.

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