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Palermo – Università: le porte in faccia a chi non si oppone al pizzo

Luca Insalaco

Palermo – Università: le porte in faccia a chi non si oppone al pizzo

venerdì 24 Luglio 2009 - 00:00

L’Ateneo si impegna a inserire negli elenchi di fiducia solo operatori che abbiano fatto una scelta chiara. Dura azione da parte di una delle più importanti stazioni appaltanti della Sicilia

PALERMO – L’Università di Palermo accetterà forniture solo da chi dichiara di non pagare il pizzo. La direttiva, firmata dal rettore Roberto Lagalla, impegna tutte le facoltà, i dipartimenti, gli uffici amministrativi delle sedi centrale e periferiche dell’Ateneo a inserire negli elenchi dei propri fornitori di fiducia, o a concedere lavori per affidamento diretto, solo agli operatori economici che abbiamo fatto una chiara scelta di campo, opponendo un netto rifiuto al racket delle estorsioni. Le imprese che vorranno collaborare con l’Ateneo dovranno dunque dichiarare di essere disposti a denunciare ogni tentativo di estorsione e attenersi ai principi fondamentali di legalità nell’esercizio dell’attività economica.
L’azione dell’Università, una delle maggiori stazioni appaltanti della Sicilia, diventa operativa dopo la decisione assunta dal Senato accademico e dal Consiglio di amministrazione.
“Dopo l’intesa con la Prefettura – ha detto il rettore – e la sottoscrizione del protocollo di legalità, in sintonia con l’iniziativa di Addiopizzo, abbiamo introdotto l’obbligo per tutti i fornitori dell’Ateneo che si presentano alle gare d’appalto o che assumono incarichi diretti, di sottoscrivere preventivamente una dichiarazione in cui affermano di non essere soggetti al pagamento del ‘pizzo’ e a qualsiasi altra forma di condizionamento criminale. Chi verrà scoperto a rendere dichiarazioni mendaci sarà sottoposto a dure sanzioni”.
I soggetti che rifiuteranno di rilasciare questa dichiarazione o le cui attestazioni risulteranno false saranno cancellati dagli elenchi dei fornitori per tre anni.
Un’iniziativa che va letta in chiave educativa per dare un contributo al processo di cambiamento culturale delle coscienze.
“È necessario – ha aggiunto Lagalla – che tutti, docenti e formatori, diano la loro testimonianza ai giovani”.
Questa presa di posizione contro il racket si sposa poi con le manifestazioni organizzate nell’ultima settimana a Palazzo Steri per ricordare il sacrificio del giudice Paolo Borsellino e del vicequestore Boris Giuliano, entrambi uccisi da Cosa nostra, e si colloca e a ridosso della sentenza “storica” nel processo “Addio pizzo” che ha inflitto condanne per quasi quattro secoli di carcere a 49 imputati accusati di estorsioni a imprenditori e commercianti palermitani, alcuni dei quali sono stati riconosciuti dal Gup colpevoli di favoreggiamento.

Risanamento. Situazione economica difficile
PALERMO – Resta complicata la situazione finanziaria dell’Università di Palermo, che si porta dietro un deficit strutturale pari a circa 30 milioni di euro. Anche il neodirettore amministrativo, Gabriele Cappelletti, dopo appena un mese dall’assunzione dell’incarico, ha presentato le sue dimissioni al Consiglio di amministrazione e al rettore Roberto Lagalla, che le hanno subito respinte. “Ho confermato la mia piena fiducia al direttore – ha detto Lagalla – il cui annuncio di dimissioni trae probabilmente origine dalla complessità rilevata nella gestione di una macchina come l’Ateneo in un momento difficile, che costringe a conciliare l’attività di gestione a quella di un’impegnativa programmazione di interventi di innovazione. È bene comunque chiarire che prosegue l’attività di accertamento delle posizioni debitorie e creditorie dei precedenti bilanci per avere contezza precisa della situazione finanziaria, oltre che la certificazione dei bilanci da parte della Price Waterhouse”.

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