Ristrutturazioni, il calvario dei luoghi di culto - QdS

Ristrutturazioni, il calvario dei luoghi di culto

Giuliana Gambuzza

Ristrutturazioni, il calvario dei luoghi di culto

mercoledì 28 Marzo 2012 - 00:00

Viaggio tra i progetti del Por 2000-2006 avviati ma non ancora conclusi. 4a puntata: gli edifici religiosi. A Naso (Me) attesi 6 anni per una nuova gara d’appalto, lavori mai più ripresi a Giuliana (Pa)

PALERMO – Neanche gli edifici religiosi si salvano dagli impedimenti umani. Ce ne sono parecchie, tra le opere non concluse o non rese operative alla data di pubblicazione del Rapporto finale di esecuzione, a cura del Dipartimento Regionale della Programmazione, in cui sono elencati i cantieri rimasti aperti nonostante le sovvenzioni europee note come Por 2000-2006.
Ci sono, per esempio, il convento S. Antonio da Padova e il chiostro annesso, che si trovano a Barcellona Pozzo di Gotto, nel messinese. Non fatevi ingannare dalla dicitura “il progetto è collaudato e quindi potenzialmente fruibile” riportata nel documento: subito sopra, alla voce “data prevista per l’ultimazione dei lavori”, sono indicati 540 giorni, un anno e mezzo. Il fatto è che a risultare finita è la parte dell’opera di restauro finanziata con il Por 2000-2006, ma non anche quella per la quale sono stati stanziati fondi del Po Fesr 2007-2013 per 67 mila euro che, sommati ai precedenti, superano il milione di euro.
In ritardo anche il rifacimento del solaio, le coperture, i pavimenti e gli impianti idrico ed elettrico richiesti per rendere fruibile il complesso ex conventuale di S. Domenico, a Cefalù. Appaltato ad aprile 2006, l’incarico è stato interrotto a più riprese nei tre anni successivi, per quasi due anni in tutto. Chiaro che la conclusione di esso sia slittata. Tra l’altro, mancano all’appello dei pagamenti, ancora da effettuarsi. Poca roba, qualche migliaio di euro appena, ma sufficiente a richiedere che la macchina burocratica si metta in moto per emettere un ordine di accreditamento (il che è successo in diversi altri casi).
Peccati veniali, se si considera che a Naso (ME) si sono aspettati ben sei anni prima di programmare una nuova gara d’appalto per assegnare quanto rimasto (l’80%) di un intervento, quello all’ex macello e all’annesso chiostro dei Minori Osservanti, per il quale era stato previsto un solo anno.
Lasciato in sospeso anche il completamento del restauro della chiesa SS. Maria Assunta di Fitalia (ME), un’opera da più di 700 mila euro. Quale il motivo? Di nuovo un intralcio burocratico: non è stata consegnata la documentazione che attesti l’avvenuto collaudo.
Una sentenza definitiva pesa invece sul ripristino dei prospetti e sulla revisione della copertura della chiesa del Carmine a Giuliana (PA), sospesi e mai più ripresi “in autotutela dell’amministrazione, in pendenza delle indagini giudiziarie”, secondo quanto recita il Rapporto. Un problema serio, visto che le operazioni sono presentate come urgenti addirittura nel titolo del relativo piano.
Infine, hanno dato non poco filo da torcere all’amministrazione provinciale i chiostri del convento messinese S. Placido Calonerò. Dopo il rifiuto del collaudo “per riscontrate imperfezioni sui lavori”, si è aperto un contenzioso tra Provincia e ditta appaltatrice, “in fase di definizione” al momento della pubblicazione del Rapporto regionale. In ogni caso, è toccato alla prima sborsare i soldi per la riparazione utile a sbloccare la questione del collaudo. La riparazione della riparazione, insomma.


L’approfondimento. Dubbi sulla gestione dei fondi per i restauri
Tempi di consegna non rispettati e opere realizzate non proprio a regola d’arte. Sono le principali responsabilità che si possono attribuire alle imprese appaltatrici che rallentano i cantieri avviati con il Por 2000-2006. Che dire, per esempio, di quella a cui è stato affidato il restauro del Real Albergo delle Povere di Palermo, da cui si vogliono recuperare circa 35 mila euro per “cattiva esecuzione di alcuni lavori”? Il torto, comunque, non è mai tutto da una parte: ci sono casi – e non sono pochi – in cui a incuriosire è il modo in cui vengono gestiti i finanziamenti. Come nel restauro della cattedrale S. Bartolomeo di Patti. Che cosa significa che la spesa che i fondi comunitari copriranno per concludere il progetto non include oltre 1.000 euro di costi non ammissibili – ma comunque sostenuti – per “missioni”? C’è un errore di valutazione a monte? Le stesse domande sorgono riguardo alla manutenzione straordinaria della chiesa di S. Maria Ausiliatrice di Canicattini Bagni (SR), nel cui schema figurano centinaia di euro di “importo rendicontabile ma non certificabile”. A volte, poi, insorgono contrasti tra l’amministrazione che bandisce l’incarico e l’azienda che si è aggiudicata l’appalto. Al centro di simili controversie ci sono state chiese come quella di S. Oliva a Raffadali (AG).

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