“Olio, via la denominazione”. La Regione siciliana risponde alla Ue - QdS

“Olio, via la denominazione”. La Regione siciliana risponde alla Ue

Michele Giuliano

“Olio, via la denominazione”. La Regione siciliana risponde alla Ue

venerdì 13 Aprile 2012 - 00:00
“Olio, via la denominazione”. La Regione siciliana risponde alla Ue

L’Unione Europea vuole introdurre una nuova norma per impedire l’indicazione territoriale dell’olio extravergine. Come provocazione, al salone internazionale dell’olio, un’etichetta riporta l’origine del prodotto
 

PALERMO – L’Unione Europea potrebbe introdurre una nuova norma per quanto concerne l’etichettatura dell’olio. E certamente per la Sicilia questa novità non rappresenta una buona notizia. Secondo quanto disciplinato dall’Ue e poi normato in Italia, si impedirebbe di indicare la provenienza territoriale dell’olio.
La Sicilia però di fronte a questo rischio risponde con una forte provocazione.
L’Istituto Regionale Vini e Oli di Sicilia ha presentato al “Sol di Verona”, il salone internazionale dell’olio di oliva extravergine, un’etichetta che sfida il paradosso dell’ultima normativa comunitaria. perché riporta l’origine in tutto e per tutto siciliana del prodotto, dall’albero alle olive, dal processo di lavorazione al confezionamento.
Un messaggio chiaro dell’ente che adesso dovrà occuparsi anche di certificazione dell’olio sull’Isola. Una presa di posizione per difendere l’identità territoriale dell’oro verde e della sua storia millenaria contro leggi che vorrebbero, con un colpo di spugna, livellare il valore determinante la qualità: la terra d’origine.
E qui appunto starebbe il paradosso o l’assurdità, come tiene a precisare una nota dell’Istituto. Come previsto da queste leggi, un prodotto fatto negli Usa potrebbe riportare in etichetta un riferimento alla Sicilia, inducendo il consumatore a credere erroneamente che si tratti di un prodotto siciliano mentre l’olio extra vergine di oliva realmente prodotto da una filiera totalmente siciliana, dall’ulivo al confezionamento finale, non potrebbe ricomunicare in etichetta che si tratta di un prodotto autentico dell’isola.
Una legge che non difenderebbe affatto il Made in Italy dal fenomeno della contraffazione di cui è vittima all’estero.
“Si continua a considerare l’olio – commenta il direttore dell’Irvos e dirigente all’assessorato regionale all’Agricoltura, Dario Cartabellotta – solo un ammasso di grasso piuttosto che un prodotto da tutelare e valorizzare sia per la sua identità che per le sue caratteristiche qualitative.
Questo è il risultato dell’internazionalizzazione. Non possiamo disciplinare i diametri dei fagioli e dimenticare che siamo nello scenario internazionale dove l’identità conta più di tutto il resto. Troppo diritto produce ingiustizia”.
Certamente in questo modo si rischia di mischiare eccessivamente le carte in tavola, alla faccia della trasparenza a garanzia del consumatore.

Tutela consumatori. Pronta la proposta di legge salva olio
La provocazione ben chiara sull’etichetta sottolinea che il prodotto è destinato esclusivamente all’esportazione in paesi extra Ue dove si applicano le norme di commercializzazione dei generi alimentari vigenti in quei paesi.
La provocazione vuole invece evidenziare come l’applicazione delle normative comunitarie danneggino il prodotto stesso. “Questo ultima normativa europea sull’olio extravergine – precisa la Coldiretti – è come se avesse ripreso il regolamento del vino sfuso, secondo il quale indipendentemente da dove lo si acquista, si manipola o si tratta si arriva comunque al prodotto finale”.
Più tutela per il consumatore e soprattutto per la qualità del prodotto. è quanto chiede la proposta di legge salva-olio presentata da Coldiretti, Fondazione Symbola e Unaprol.
Approdato ieri a Roma, il testo rivendica etichette più grandi, uno stop ai marchi ingannevoli e la chiarezza sui nomi delle aziende che importano olio dall’estero.

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