Fondi europei per i porti, male la Sicilia - QdS

Fondi europei per i porti, male la Sicilia

Rosario Battiato

Fondi europei per i porti, male la Sicilia

venerdì 27 Aprile 2012 - 00:00
Fondi europei per i porti, male la Sicilia

Audit sull’uso dei fondi comunitari in favore di infrastrutture sul mare nel Sud Italia: l’Isola ne esce male e con tante contraddizioni. Il caso Gela: progetto progressivamente abbandonato e soldi dirottati per l’autostrada Palermo-Messina e Gela-Catania

BRUXELLES – Da qualche tempo a questa parte le infrastrutture dell’Isola temono ogni fiato che giunge dall’Ue. E fanno bene. La Corte dei conti europea ha, infatti, espresso la propria contrarietà all’uso dei fondi Ue per i progetti di sviluppo di sei aree portuali italiane. L’audit della Corte ha passato al setaccio gli interventi realizzati a Vieste, Bari, Brindisi, Messina-Tremestrieri, Augusta e (Marina di) Ragusa e dei sei progetti analizzati viene promosso solo quello di Messina, finalizzato alla costruzione di due ponti di attracco e relativo collegamento all’autostrada. Niente di niente per gli altri che non hanno convinto la Corte della efficacia e bontà della loro azione.
Ci speravano eccome ad Augusta che, nei progetti siciliani, era previsto che diventasse l’hub per eccellenza del Mediterraneo. Ma le speranze non bastano a sostituire i fatti, visto che il progetto resta invece non completato con il porto vuoto, ed è stato quindi cassato dalla Corte, così come Marina di Ragusa (nella foto), dove è stato costruito un porto turistico che non ha avuto un impatto sul sistema dei trasporti, obiettivo originario dei finanziamenti.
Altro capitolo che ha infastidito la Corte, e che in Italia è fenomeno particolarmente fertile, riguarda la ridefinizione ex post dei progetti, per cui i fondi vengono destinati a progetti diversi da quelli iniziali. Si tratta ad esempio del caso di Gela, dove il progetto del porto è stato progressivamente abbandonato e i finanziamenti sono stati dirottati per l’autostrada Palermo-Messina e Gela-Catania. Secondo quanto Luc T’Joen, coordinatore dell’audit, ha dichiarato, in Italia “manca un piano di sviluppo a lungo termine, si spendono tanti soldi in poco tempo, ma senza una strategia complessiva”. Eppure dall’Ue l’Italia riceve una grossa fetta di finanziamenti che agiscono direttamente sul suo futuro. In totale i progetti valutati in Italia dalla Corte dei conti hanno assorbito 1,7 miliardi di finanziamenti di cui 726 milioni targati Ue, erogati tramite i fondi strutturali ed il fondo di coesione. L’Italia è, dopo Spagna e Grecia, il Paese Ue che riceve più finanziamenti comunitari per progetti legati allo sviluppo dei porti.
E proprio sui porti, direttamente correlati al funzionamento delle autostrade del mare, ci si sarebbe aspettata maggiore attenzione. Invece la Sicilia, pur potendo contare sul suo ruolo strategico e naturale in mezzo al Mediterraneo, sembra aver tralasciato questo aspetto. I porti siciliani sono legati a doppio filo col sistema petrolio, che in Sicilia, come altrove, sta lentamente crollando. Senza alternative concrete, ad esempio, il più importante polo isolano, cioè Augusta, difficilmente resisterebbe alla crisi. Basti pensare che gli ultimi in dettaglio dicono che il porto di Augusta ha movimentato in un anno circa 30 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi, che corrispondono al 90% del suo volume totale di traffico, un risultato che ha fatto dello scalo aretuseo il secondo porto nazionale petrolifero sul Mediterraneo. Discorso quasi analogo per Milazzo, sede di un’altra raffineria, dove il valore percentuale legato agli idrocarburi supera il 50%.

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