Terremoto Emilia, uno stop di quattro mesi e l’impatto anche sul Pil - QdS

Terremoto Emilia, uno stop di quattro mesi e l’impatto anche sul Pil

redazione

Terremoto Emilia, uno stop di quattro mesi e l’impatto anche sul Pil

giovedì 31 Maggio 2012 - 10:00
Terremoto Emilia, uno stop di quattro mesi e l’impatto anche sul Pil

Le conseguenze economiche del terremoto secondo Confindustria

ROMA – Dai caseifici agli stabilimenti di lavorazione della frutta, dalla cantine alle acetaie di invecchiamento dell’aceto balsamico fino ai magazzini di stagionatura di Grana e Parmigiano. Ma anche case rurali, stalle, fienili, macchinari distrutti e animali morti per un totale di 500 milioni di danni sono stati provocati dal terremoto tra le province di Modena, Ferrara, Piacenza, Mantova e Bologna ma anche tra Rovigo e Reggio Emilia. È il primo bilancio stilato dalla Coldiretti sugli effetti del terremoto. sul distretto agroalimentare italiano dove si produce oltre il 10% del Pil agricolo e dal quale partono verso l’Italia ed il resto del mondo le più prestigiose produzioni agroalimentari nazionali, dal Parmigiano Reggiano all’aceto balsamico di Modena, dal prosciutto di Parma fino al Lambrusco.
“Ho letto anch’io sui giornali di oggi che nella zona dove è localizzato l’epicentro si produce circa l’1% del Pil del nostro Paese. È chiaro che in quest’area probabilmente assisteremo ad un fermo delle attività produttive di alcuni mesi. Credo che indicare tre-quattro mesi non sia lontano dalla realtà”: lo ha detto, parlando dei danni provocati dal terremoto in Emilia Romagna il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, incontrando i giornalisti a margine della 86^ Assemblea generale ordinaria dei soci di Confindustria Catania ad Acicastello. “Sicuramente”, ha spiegato Squinzi, ci sarà almeno “un minimo di impatto sul Pil”.
Cantine e macelli dai quali si ottiene la materia prima per il prosciutto di Parma hanno fermato le attività e solo per l’aceto balsamico – sottolinea ancora la Coldiretti – si stimano danni per 15 milioni mentre sono circa 1 milione le forme di Parmigiano Reggiano e Grana Padano rovinate a terra dopo le ultime scosse che hanno provocato ulteriori crolli delle ‘scalere’, le grandi scaffalature di stagionatura, come nella latteria sociale di Porto Mantovano e nel caseificio e magazzino di Pietro Rossi di Correggio in provincia di Reggio Emilia. A 100 metri dall’industria biomedicale Emotronic a Medolla nell’azienda di Mauro Galavotti sono crollati i magazzini di fieno con impianto fotovoltaico, i centri aziendali sono lesionati e c’é bisogno di container per le persone e gli animali nella stalla dove ci sono le mucche che producono latte per il Parmigiano Reggiano. A Mirandola – continua la Coldiretti – nella stalla di Davide Pinchelli che si trova a 150 metri dell’industria Bbg, dove purtroppo ci sono state vittime, sono crollati i centri aziendali.
Il terremoto – conclude la Coldiretti – ha provocato anche un pericoloso rischio idrogeologico nei territori colpiti con danni dagli impianti idraulici e frane in alcuni alvei che pregiudicano il regolare deflusso delle acque. Una prima conseguenza di questi danni molto gravi è la sospensione del servizio irriguo per un’area della provincia modenese di 26 mila ettari che va da Novi di Modena a Carpi, Campogalliano e Soliera. Un territorio dove forte è la specializzazione per la frutticoltura, il Parmigiano Reggiano e numerose risaie.

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