Crisi nerissima nella città dei Templi - QdS

Crisi nerissima nella città dei Templi

Calogero Conigliaro

Crisi nerissima nella città dei Templi

sabato 09 Giugno 2012 - 00:00
Crisi nerissima nella città dei Templi

Povertà. Aumentano le famiglie in difficoltà finanziarie.
I nuovi poveri. Le richieste vanno dai soldi per acquistare i libri ai figli fino al sostegno economico per saldare le bollette di utenza e per pagare le visite mediche.
Le mense. Il punto di ristoro della comunità “Porte aperte” garantisce un pasto caldo a tanti extracomunitari. Il rischio è ad essa possano rivolgersi presto tanti agrigentini.

AGRIGENTO – Se la crisi economica tra licenziamenti e nuove tasse colpisce ovunque, nella provincia agrigentina sta raggiungendo livelli da record a causa di una disoccupazione galoppante e senza sbocchi che potrebbe aggiungere tensioni e disordini, visto i tagli previsti tra i precari del settore pubblico. Ad occuparsi dell’assistenza dei poveri vecchi e nuovi ci sono enti pubblici, ma soprattutto organi di volontariato come la Caritas da sempre impegnata verso i più deboli.
“Purtroppo registriamo nei nostri centri di ascolto disseminati in provincia – ha spiegato il dott. Valerio Landri direttore della Caritas diocesana – un chiaro aumento della povertà, soprattutto tra le famiglie che prima riuscivano ad arrivare a fine mese ed oggi non ce la fanno più. In particolare c’è il serio rischio di perdere la casa a causa dell’impossibilità di poter pagare le rate del mutuo. In molti hanno infatti perso il lavoro, oppure con l’aumento del costo della vita nonostante uno stipendio, non riescono a pagare tutte le spese. Abbiamo ricevuto richieste per pagare libri per la scuola dei figli, rette di mense scolastiche, oppure per saldare qualche bolletta di utenza. Gli anziani, che si trovano in condizioni disagiate, ci chiedono aiuti per potersi pagare visite mediche specialistiche. Ma i nostri centri d’ascolto non si occupano soltanto di assistenza economica, bensì anche di problemi legati alla solitudine o ai dissidi tra i coniugi, questi ultimi sono però notevolmente aumentati a causa delle difficoltà finanziarie delle famiglie”.
Per comprendere il fenomeno dell’aumento delle persone che negli ultimi mesi si sono rivolti al centro di ascolto Caritas del capoluogo basta elencare le cifre.
Complessivamente in tutto il 2011 ci sono state 275 richieste, mentre nel 2012, in appena 4 mesi, le richieste sono state 163, praticamente in proporzione appena poco meno del doppio rispetto lo stesso anno.
Dalla Caritas, che trae le proprie risorse dall’8 per mille dell’Irpef o da donazioni di privati, arrivano precise richieste verso gli interventi nel campo della solidarietà sociale svolta dagli enti pubblici. “È ora che si intervenga da parte del pubblico – continua il direttore Landri – con una maggiore erogazione di servizi per i bisognosi, quali asili nido, assistenza domiciliare agli anziani ed altro ancora. Interventi a pioggia finora non hanno risolto affatto i problemi, mentre spesso si è alimentato il fenomeno del clientelismo politico verso le fasce deboli della società. Per tali ragioni riteniamo che sia necessario rivedere il sistema di utilizzo dei fondi a disposizione degli enti locali”. Drammatica è poi stata la stagione invernale, quando il freddo record ha ricordato come ad Agrigento non esista né un dormitorio pubblico né una missione d’accoglienza come quella fondata da Biagio Conte a Palermo, per cui diversi senza tetto hanno rischiato l’assideramento. In provincia oltre al capoluogo i punti d’ascolto Caritas sono fioriti in molte zone (come Favara, Canicattì, Ribera, Campobello, Ravanusa, Naro, San Giovanni Gemini e Sciacca), ma purtroppo mancano ancora in grossi centri quali Licata e Porto Empedocle.
In particolare il loro compito è di attività e di ascolto fornendo consulenza dopo aver rilevato i vari disagi, in modo da comprendere le radici del malessere e le possibilità per uscirne fuori. Successivamente il centro d’ascolto crea un canale tra la persona in difficoltà e la parrocchia di competenza, e qualora lo si ritenga necessario, si coinvolgono le strutture comunali di solidarietà sociale o dell’ASP. Per quanto riguarda invece le mense, nella città dei templi opera il punto di ristoro della comunità “Porte aperte” gestita da suore che hanno avuto il merito di creare un servizio di volontariato indispensabile per molti poveri extracomunitari e non solo, che ogni giorno vedono garantito un pasto caldo a pranzo e qualcosa da portare via per la cena. Il rischio è che presto molti altri soggetti, prima impensabili, siano costretti ad usufruire delle solidarietà pubblica o privata a causa della dilagante povertà.

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