Acicastello (Catania), occhi aperti sulla collina di Vampolieri - QdS

Acicastello (Catania), occhi aperti sulla collina di Vampolieri

Tanteri Melania

Acicastello (Catania), occhi aperti sulla collina di Vampolieri

venerdì 31 Luglio 2020 - 00:02
Acicastello (Catania), occhi aperti sulla collina di Vampolieri

Dissesto idrogeologico ad Aci Trezza: interviene il presidente dei geologi siciliani, Fabio Tortorici. “La manutenzione delle linee di drenaggio, dai piccoli canali ai fiumi, è insufficiente”

ACI CASTELLO (CT) – Non se ne parla da un po’, ma ciò non cambia la situazione. La collina di Aci Trezza, zona Vampolieri, a metà tra il Comune costiero e quello di Aci Catena, resta una criticità, e nemmeno da poco, dal punto di vista della tenuta idrogeologica. La diminuzione del carico di cemento – con la limitazione delle autorizzazioni a costruire – non modifica infatti il rischio, come spiega Fabio Tortorici, presidente dei geologi siciliani.

Gli interventi di stabilizzazione che sono stati realizzati nella collina di Vampolieri, hanno un carattere spazialmente limitato, senza che siano stati messi in opera progetti atti a mettere in sicurezza l’intera area interessata dai dissesti – afferma. Pertanto, se per la cronaca tale situazione non fa più notizia, le problematiche di carattere idrogeologico relative alla stabilità dei versanti permangono”.

La collina era stata classificata, secondo il Pai (Piano per l’assetto i drogeologico) curato dalla Regione Siciliana, con un rischio R4, cioè molto elevato. Successivamente, però, le cose sono cambiate. “Nella prima fase dello studio che risale al 2004, quindi dopo il boom edilizio – continua Tortorici – era stata classificata R4. Successivamente, tale classificazione è stata rivisitata, individuando la zona come ‘sito di attenzione’”.

Eppure, sottolinea ancora il geologo, “numerose abitazioni manifestano lesioni, cedimenti e segni di instabilità, tipici di versanti in evoluzione”, dice sostenendo come “il caso della collina di Vampolieri è l’esempio di come malgrado nel nostro paese si siano succedute innumerevoli catastrofi di natura idrogeologica, ancora i fondi destinati alla mitigazione di tale tipologia di problematica sono sfavorevolmente sproporzionati rispetto alla estensione delle aree realmente e potenzialmente interessate dalle frane”.

LE CAUSE
La vulnerabilità dell’area sarebbe causata da più fattori. “Innanzitutto – continua Tortorici – la natura geologica dei terreni affioranti, rappresentati da argille con scadenti caratteristiche geotecniche. Le costruzioni realizzate con fondazioni superficiali hanno risentito maggiormente dei movimenti del suolo – spiega – mentre quelle dotate di fondazioni profonde (pali) hanno resistito meglio. Una ulteriore ed importante causa dei movimenti franosi è legata al ruscellamento delle acque superficiali, che non solo non sono state adeguatamente regimate, ma addirittura a causa della cementificazione in breve tempo sono aumentate di volume”.

Da non sottovalutare poi la “instabilità della zona, la microfagliazione superficiale, legata a strutture tettoniche ed a sistemi di faglia comuni a tutto l’apparato vulcanico etneo, ma che nella zona rivestono un carattere di persistenza” – evidenzia il geologo.

La presenza dell’acqua necessita di interventi, secondo il professionista. “La manutenzione delle linee di drenaggio, sia che si tratti di piccoli canali, di fiumi o di canali di gronda, è insufficiente e non assume un carattere strutturale – dice. Osservando la situazione della collina di Vampolieri, però, va detto che sia per effetto della crisi edilizia, sia per le restrizioni dettate dal Pai e sia per la sensibilità dei cittadini restii ad investire in un’area risaputa a rischio, le nuove costruzioni sono mosche bianche e conseguentemente è caduto l’oggetto per nuove notizie di cronaca; invece – conferma – per le costruzioni già esistenti non è cambiato nulla, nel senso che dimostrano come permanga quello stato di scarsa memoria, tale che la logica del prevenire non riesce a prevalere su quella degli interventi post-evento”.

LE SOLUZIONI
La questione resta complessa. Tanti i fattori da valutare e sui quali intervenire. “Per esprimersi su ogni eventuale soluzione, sarebbe innanzitutto necessario un approccio tecnico-scientifico al dissesto, approfondendo in maniera dettagliata gli aspetti geomorfologici ed idrogeologici, integrando attraverso una regia unica i dati già in possesso delle pubbliche amministrazioni – prosegue il geologo. In ogni caso, un corretto drenaggio delle acque di ruscellamento superficiale, può essere il punto di partenza per scongiurare l’innescarsi di nuovi eventi franosi e per mitigare quelli quiescenti”.

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Il sindaco di Aci Castello: “Proseguono gli interventi di mitigazione del rischio”

ACI CASTELLO – Buona parte della collina di Aci Trezza ricade nel territorio del Comune di Aci Castello di cui il paese immortalato da Verga ne I Malavoglia è una frazione del paese dominato dal castello normanno. Una situazione che le amministrazioni che si sono succedute negli anni hanno dovuto affrontare, come spiega il primo cittadino della comune costiero, Carmelo Scandurra.

“Abbiamo due vincoli – afferma il sindaco: quello regionale dato dal Pai e uno nostro che abbiamo inserito noi nel Piano regolatore generale e relativo appunto ad alcune aree del nostro territorio”.

La programmazione urbanistica del Comune risale al 2004 e prevede il vincolo assoluto, sia per opere private che per quelle pubbliche, in parte dell’area a monte della statale 114. “Quell’area – afferma ancora Scandurra – è vincolata; in alcuni tratti ci sono delle enclave, vicino alle zone sensibili e ai torrenti ma, con l’adozione del Piano regolatore generale, non è stata più autorizzata alcuna costruzione in tutta la zona intorno alla via Stazione, fino al distributore di benzina che segna l’inizio del territorio di Capomulini, parte del Comune di Acireale”.

Proprio per questo, secondo il primo cittadino, il problema di nuove costruzioni non vi sarebbe. Scandurra spiega anche come il vincolo sia totale sia per costruzioni private che per quelle pubbliche e come questo impedisca all’amministrazione di realizzare i parcheggi che tanto servirebbero, soprattutto nel periodo estivo. “Non possiamo realizzarli perché la zona è completamente vincolata”, sottolinea precisando come, però, gli interventi per la mitigazione del rischio – soprattutto per quanto riguarda i torrenti e la loro irreggimentazione – proseguano.
M.T.

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